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Serie TV Supereroi 2019: il nuovo punto di vista

Watchmen: la recensione
HBO

Basta anche uno sguardo distratto all’elenco dei titoli usciti quest’anno sul grande o piccolo schermo per rendersi conto di quella che è ormai quasi una ovvietà. I supereroi sono sempre in cima. Che si tratti del box office con Avengers – Endgame a trionfare nelle classifiche degli incassi seguito a distanza, ma in buona compagnia da titoli come Captain Marvel, Spiderman – Far from home e Shazam. O della ridondante offerta in streaming con Netflix e Amazon a darsi eterna battaglia a colpi di nuove serie tv. I supereroi sono sempre lì ad offrire personaggi e storie da raccontare.

Serie TV Supereroi 2019: un anno diverso

Eppure, il 2019 non è stato l’ennesimo anno dei supereroi. Con un omaggio (forse) involontario al gattopardesco motto tutto deve cambiare perché tutto resti uguale, l’anno che va a finire è stato segnato da una radicale inversione di tendenza nel modo in cui al genere si è guardato. Come se i produttori si fossero intelligentemente posti il problema di evitare che tanta offerta finisse per essere il troppo che stroppia. E avessero, quindi, dato via libera agli autori per osare. Per fare quello che prima non si poteva fare. Riscrivere il genere violandone i canoni. Sovvertire i ruoli consolidati e invertire i concetti basilari. Cancellare le certezze granitiche e affidarsi a storie che quelle certezze negano.

Un cambiamento che ha avuto come risultato proprio quello sperato. Nuove storie e nuovi punti di vista per non cambiare lo status quo. I supereroi sono sempre onnipresenti nelle top delle serie più viste e apprezzate. Appunto: tutto è cambiato perché nulla cambi. Come questo sia stato possibile ce lo dicono i titoli che andiamo a discutere brevemente di seguito. Una sorta di top del genere supereroi nel 2019.

Crisis on infinite Earths
Serie TV Supereroi 2019: Crisis on infinite Earths – Credits: The CW

More of the same: l’Arrowverse

In apparente contraddizione con quanto detto poco sopra, non si può non citare quanto avvenuto in quel complesso coacervo di serie tv collegate tra loro che compongono l’Arrowverse. Ai veterani Arrow, The Flash e Supergirl e alla ormai consolidata Legends of Tomorrow si è aggiunta quest’anno la new entry Batwoman. Ma sono creature dello stesso padre padrone Greg Berlanti anche Titans e Black Lightning. Escludendo Titans che fa storia a sé (ed è, infatti, l’unica a non essere trasmessa da The CW), tutte sono accomunate da uno stesso approccio che potremmo definire classico. Quello in cui, semplificando al massimo, i supereroi sono i buoni senza se e senza ma e spesso (ma non sempre) i toni sono leggeri e scanzonati. Un mondo che è a tinte pastello.

Uno schema ripetitivo che per non stancare deve percorrere due strade. Introdurre volti nuovi come appunto Batwoman. O fare interagire tra loro personaggi di serie diverse affidandosi alla sempre affascinante soluzione del crossover. Ed in questo Berlanti piazza il suo progetto più ambizioso: Crisis on infinite Earths.

Se è ormai un appuntamento fisso il crossover a quattro tra Arrow, The Flash, Supergirl e Legends of Tomorrow, quest’anno il gioco viene portato all’estremo coinvolgendo anche Black Lightning (che entra così a far parte ufficialmente dell’Arrowverse) e Titans (seppure in un veloce cameo), personaggi ripescati da film o serie del passato (Smallville e Superman Returns) o inserendone altri del tutto inattesi (Lucifer). Un’operazione ancora in corso, ma che segna comunque il vertice di un certo modo di scrivere le sere di supereroi. Innovare poco ma unire tanto.

Supereroi 2019: Doom Patrol
Serie TV Supereroi 2019: Doom Patrol – Credits: Amazon Prime Video

Le Serie TV Supereroi 2019 arrivano ai confini del trash: Doom Patrol

Ad adottare un tono nettamente diverso rispetto a quello prediletto da Berlanti ci pensa Jeremy Carver che porta sullo schermo un gruppo atipico di supereroi uscito dalle pagine a fumetti di Arnold Blake e Bob Haney per DC Comics. A comporre la Doom Patrol sono Robotman, Negative Man, ElastiGirl e Crazy Jane che si uniscono al Cyborg pre Justice League per ritrovare il loro capo Niles Caulder rapito dal malvagio Mr Nobody. Distribuita da Amazon Prime Video, la prima stagione è essenzialmente introduttiva avendo lo scopo di presentare i cinque protagonisti e portarli ad affrontare prima di tutto sé stessi per poi iniziare davvero lo scontro con il villain.

Non è un caso che, salvo Crazy Jane e Cyborg, gli altri continuino ad usare i loro nomi da umani (Cliff Steele, Larry Trainor, Rita Farr) piuttosto che quello da supereroi. Perché supereroi, in effetti, non lo sono e il loro restare insieme è conseguenza non di ciò che potrebbero fare, ma di ciò che li accomuna. Essere degli esclusi. Dei reietti messi da parte. Perché incontrollabili come lo spirito extraterrestre che vive dentro Larry. Inaccettabili come il robot mosso dal cervello di Cliff che non può farsi riconoscere dalla figlia. Disgustosi come il blob informe in cui si trasforma Rita quando perde il controllo delle sue emozioni. Ingestibili come Jane con le sue sessantaquattro personalità (ognuna con i suoi poteri) che si alternano caoticamente. In cerca di una propria autonomia come Cyborg in fuga dal controllo paterno.

Eppure questa situazione di partenza che dovrebbe dare vita ad una serie dai toni tormentati viene affrontata, invece, con un atteggiamento completamente differente. Diventando, invece, l’occasione per continui dialoghi sferzanti tra ironia e sarcasmo, situazioni ai limiti dell’assurdo (tra medici nazisti che raccontano la loro storia con uno spettacolo di marionette e strade animate che si teletrasportano), personaggi ridicoli (il Cacciatore di Barbe o lo scarafaggio predicatore), momenti genuinamente trash (città che escono dal buco del c..o di un asino o blob informi che si infilano ovunque). Doom Patrol porta in scena, quindi, non dei supereroi, ma piuttosto quel che accadrebbe se i super poteri fossero affidati a chi proprio non sa che farsene o come e perché usarli.

 Supereroi 2019: The Umbrella Academy
Serie TV Supereroi 2019: The Umbrella Academy – Credits: Netflix

Grandi poteri ma anche no grazie: The Umbrella Academy

Serie rivelazione di Netflix, The Umbrella Academy è il passo successivo nel processo di smitizzazione dei supereroi. Tratta dalla graphic novel omonima di Gerard Way, la serie racconta la storia di sei (più uno) fratelli nati tutti nello stesso giorno da donne che al mattino non erano neanche incinte. Dotati ognuno di un super potere particolare, i sei costituiscono inizialmente un team di eroi bambini guidati dal loro inflessibile padre adottivo. Salvo poi crescere e rinunciare del tutto ad essere supereroi. Sovvertendo il mantra dell’Uomo Ragno, se da grandi poteri derivano grandi responsabilità, meglio far dimenticare a tutti che hai quei grandi poteri. Niente grandi poteri, niente grandi responsabilità.

The Umbrella Academy diventa allora il racconto di personaggi distinti che sono costretti a stare insieme per forza nonostante non siano d’accordo quasi su niente. Tranne sul voler rifiutare ogni occasione di usare i propri poteri. Perché usarli li ha condannati ad una insensata solitudine. O li ha costretti a perdere le persone che amavano. Oppure li ha portati a stordirsi di droghe per non mettere a tacere le voci di dentro. E, se pure ci hanno provato a continuare a combattere i cattivi, non sono stati apprezzati, ma persino osteggiati. Se non si sono addirittura persi nello spazio e nel tempo prima di tornare indietro a riunire il gruppo per salvare il mondo soltanto perché è un effetto collaterale secondario del salvare la propria disfunzionale famiglia.

Ancora un modo diverso di guardare ai supereroi: grandi poteri al servizio di sé stessi innanzitutto e, se capita, anche del resto del mondo. Perché le grandi responsabilità se le può pure prendere tutte Spiderman.

Supereroi 2019: The Boys
Supereroi 2019: The Boys – Credits: Amazon Prime Video

Combattere i supereroi con anti supereroi: The Boys

Adattata molto liberamente da Eric Kripke, Evan Goldberg e Seth Rogen partendo da un fumetto di Garth Ennis, The Boys compie il passo successivo nel processo di ribaltamento del concetto di supereroe in tv. Rivolgendosi ad una platea che da questo genere è stata bombardata, la serie trasforma i supereroi in divinità laiche con il loro stuolo di fedeli seguaci. Pronti a vedere, leggere, ascoltare ogni cosa che a loro si riferisca. Soprattutto, pronti a comprare.

Spingendo il gioco ancora più avanti, sono i sette a diventare i veri antagonisti di The Boys. E, se i supereroi diventano i villain, gli eroi non possono che essere degli anti supereroi altrettanto sporchi e cattivi. Uno scambio di ruoli tra buoni e cattivi che porta alla scrittura di personaggi ricchi di sfaccettature che conservano la loro umanità anche quando si trovano dalla parte sbagliata del conflitto tra giusto e sbagliato.

La natura leggera della serie non vieta di prendere a pugni in faccia l’ipocrisia della società a stelle e strisce. La storia d’amore tra Hughie e Annie diventa un modo per criticare chi divide il mondo in un manicheo o con noi o contro di noi. Homelander e tutto il circo mediatico che lui abilmente manipola non possono che far pensare a tanta politica sovranista. Quella che sa reggersi solo sulla paura dell’altro che instilla e che perciò ha bisogno sempre del nemico da additare anche quando questo nemico non esiste. A costo di crearlo dal nulla.

Con The Boys i supereroi diventano un modo intelligente per mandare messaggi che prendono in giro il genere stesso e la società che lo ha partorito e adorato. Ed anche tanto altro ancora.

Watchmen
Serie TV Supereroi 2019: Watchmen – Credits: HBO

La fine dei supereroi: Watchmen

A chiudere questa rassegna ed anche l’anno seriale è il sequel targato HBO della graphic novel scritta da Alan Moore. A farsi coraggiosamente carico di questo gravoso compito è il Damon Lindelof di Lost e The Leftovers che fa del suo Watchmen una sorta di testamento dei supereroi. Tanto che quasi si fatica a considerare la serie come appartenente al genere. Perché, fatta esclusione per l’onnisciente Dottor Manhattan, in Watchmen non ci sono supereroi intesi come personaggi con super poteri. Ma, fedele all’idea originale, soltanto persone che hanno affinato le proprie abilità fino a renderle fuori dal comune. E che indossano maschere e costumi e usano nomi evocativi solo per nascondere chi davvero sono. Non solo agli altri, ma anche, se non sopratutto, a sé stessi.

Non è tuttavia questo che fa della serie il punto di arrivo di un 2019 che ha tolto l’aura del miracolo in terra alla figura del supereroe. Portando alle estreme conseguenze il discorso iniziato da Moore, Lindelof fa di Watchmen un racconto di conseguenze. La dimostrazione che non tutti i semi piantati dai supereroi germogliano in frutti delicati, ma possono piuttosto diventare piante velenose.

Così l’onestà integralista di Rorschach genera un suprematismo razzista. La pace imposta da Ozymandias come un nuovo inizio porta solo ad altri errori ed orrori di una umanità condannata a sbagliare. La delusione di Laurie la trasforma nella più feroce avversaria di ciò che lei stessa era. L’esilio volontario del Dottor Manhnattan si rivela inutile perché l’eroe onnipotente si accorge di poter essere completo solo se vi rinuncia. Solo se accetta di essere umano e pertanto di poter anche perdere.

Watchmen porta a termine quell’opera di umanizzazione dei supereroi che Moore aveva iniziato. Se il maestro inglese non fosse così rigido nel suo polemico astenersi da cinema e tv, sarebbe costretto ad ammettere che ciò che lui ha iniziato nei fumetti ha trovato la sua più giusta conclusione proprio sul medium che lui più odia.

Un tema che, come dimostrano i titoli qui presentati, è stato un fil rouge per tutto il genere serie TV Supereroi 2019.

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