fbpx
Recensioni

The Boys ossia la serie per chi non ne può più di supereroi – Recensione della prima stagione

The Boys - recensione della prima stagione

È notizia recente che Avengers – Endgame ha superato Avatar nella classifica degli incassi all – time entrando così di diritto nella storia (almeno pecuniaria) del cinema. Conferma che i cinecomic, detto trivialmente, tirano. Come non rendersene conto? Basta leggere l’elenco dei film che hanno il nome di un supereroe nel titolo. Lista che non annovera solo i film del Marvel Cinematic Universe, ma anche quelli della concorrente storica con il suo DC Extended Universe. Oppure si può cambiare medium e passare al piccolo schermo. Trovando anche lì decine di serie tv con supereroi su ogni rete. Che hanno invaso poi anche le piattaforme digitali, Netflix in primis.

Solo che la domanda è: dopo quanti gelati consecutivi viene il disgusto del gelato? Quand’è che lo spettatore medio sbotta e proprio non ne può più di supereroi? Consiglio per questo ipotetico spettatore: guardare subito The Boys

The Boys - recensione della prima stagione
The Boys – recensione della prima stagione – Credits: Amazon Prime

LEGGI ANCHE: Marvel Fase 4: Cosa ci aspetta nella prossima fase della MCU

Supereroi come idoli pop

Tratto da un fumetto di Garth Ennis, The Boys approda su Amazon Prime con la precisa intenzione di ribaltare completamente ogni regola sul come i supereroi sono rappresentati nel mondo dell’intrattenimento contemporaneo. Merito solo in parte dello spirito iconoclasta di Garth Ennis (autore anche di Preacher) perché la serie condivide con l’originale solo i personaggi, ma li riscrive quasi ex novo per realizzare una trama coesa e non dispersiva. E, tuttavia, Eric Kripke, Evan Goldberg e Seth Rogen interpretano alla perfezione il concetto di adattamento.

Che non significa trasposizione identica dell’originale. Ma piuttosto rispettarne lo spirito e i temi fondanti per inserirli in una storia originale che sia in grado di stare al passo con i tempi diversi in cui i due prodotti sono stati concepiti. Perché i 13 anni che passano dalla pubblicazione del primo numero di The Boys ad oggi non sono numericamente tanti, ma lo diventano se si considerano le differenze enormi nel modo di guardare ai supereroi.

E, quindi, se il The Boys di Ennis era una presa in giro di un genere ricco ma comunque riservato ad un pubblico di nerd, la serie di Amazon Prime si rivolge ad una platea molto più ampia che di supereroi è stata bombardata in questi anni. Trasformandoli da un fenomeno di nicchia in una religione laica con il suo vasto stuolo di seguaci pronti a vedere, leggere, ascoltare qualunque cosa si riferisca ai suoi idoli. Pronti, soprattutto, a comprare. 

È da questa premessa che partono gli autori della serie per dipingere un mondo dove Homelander, Queen Maeve, The Deep, Black Noir, A – Train, Translucent sono il dream team dei supereroi non perché abbiano più poteri di altri, ma perché vendono più merchandising di nomi meno famosi. Una società dove ogni supereroe è un dipendente di una multinazionale che li cede a sindaci e città in cambio di lucrosi contratti. Un’America dove sono gli indici di gradimento, il numero di followers, le quantità di like a determinare le scelte di quali crimini fermare a patto che vengano bene le riprese e si possano mandare in onda in prima serata. Una filosofia aziendalista in cui non c’è posto per chi ancora crede che un supereroe abbia il compito di servire il bene comune piuttosto che scegliere il look migliore per vendere una storia.

Tutta farina del sacco degli autori di The Boys o un semplice sguardo alla realtà? 

The Boys - recensione della prima stagione
The Boys – recensione della prima stagione – Credits: Amazon Prime

Antisupereoi come eroi ma anche no

Spingendo il gioco ancora più avanti, diventa quasi inevitabile anche scambiare i ruoli tra eroi e villain. Sono, infatti, i sette a diventare i veri antagonisti di The Boys. Ed è giusto che sia così perché è un topos classico quello dell’apparenza che inganna. Delle tenebre che si nascondono dietro lo scintillio.

Così è l’Homelander idolo delle folle (con i poteri di Superman e i modi di Captain America) a essere il leader di una organizzazione criminale che mira a creare super nemici per poter alzare il prezzo da estorcere al governo. È A – Train (a cui ossessivamente ci si riferisce come fastest man alive come per The Flash) a provvedere allo spaccio di stupefacenti in perfetta contraddizione con il suo ruolo di mentore per adolescenti. Alla statuaria Queen Maeve (chiaro riferimento a Wonder Woman) tocca essere la parodia del movimento #metoo. E così via in un continuo virare sul nero ciò che siamo abituati a vedere bianco.

LEGGI ANCHE: Marvel Fase 4: Cosa ci aspetta nella prossima fase della MCU

Per restare fedele a questa missione, The Boys non può che opporre ai suoi supereroi sporchi e cattivi un gruppo di eroi altrettanto sporchi e cattivi. Perché il loro leader Billy Butcher è cinico e pronto a non fermarsi davanti a nessuna legge scritta o alcuna morale pur di ottenere la sua vendetta. Frenchie è tanto intelligente e sensibile quanto disposto a mettere queste sue doti al servizio di assassini e criminali. Anche Latte Materno sceglie la menzogna piuttosto che la sincerità pur di restare con il gruppo di anti – supereroi. E l’unica donna del gruppo è silenziosa e letale quanto nessuna vittima lo è mai stato.

Questo scambio di ruoli tra buoni e cattivi non porta alla scrittura di personaggi unidimensionali e monocromatici. Perché ognuno di loro ha più sfaccettature che li rendono paradossalmente umani. Ciò che sono oggi è il risultato di ciò che hanno vissuto. Dei sogni in cui hanno creduto e a cui hanno rinunciato come Queen Maeve. Delle morti che hanno causato senza mai dimenticarle come Frenchie. Della paura di tornare nella miseria da cui sono scappati come A – Train. Del timore di perdere quella famiglia che si sono costruiti come Latte Materno. Del non aver mai ricevuto affetto come Homelander. Della perdita dolorosa con cui devono convivere come Billy.  

The Boys, allora, è molto più di un gioco spensierato. È una dimostrazione di come si possano scrivere dei personaggi complessi pur mantenendo un tono generale scanzonato per una serie che coniuga comedy e action.

The Boys - recensione della prima stagione
The Boys – recensione della prima stagione – Credits: Amazon Prime

Dell’amore e di altri demoni

L’aspetto ancora più notevole di The Boys è che la sua natura leggera non impedisce alla serie di prendere a pugni in faccia l’ipocrisia della società a stelle e strisce. La storia d’amore tra Hughie e Annie non è, infatti, solo la classica storyline romantica. Ma è anche un modo per criticare neanche troppo velatamente chi divide il mondo in un manicheo o con noi o contro di noi. Contro chi non riesce ad andare oltre i concetti di amico e nemico per accorgersi che buoni e cattivi si trovano sempre in entrambi gli schieramenti. 

Soprattutto, Homelander e tutto il circo mediatico che gli gira intorno e che lui abilmente manipola non possono che far pensare a tanta politica sovranista, americana e non. Quella che sa reggersi solo sulla paura dell’altro che instilla nel popolo bue. Che ha bisogno sempre del nemico da additare anche quando questo nemico non esiste. Che è disposta a crearlo dal nulla purché questo serva alla sua causa. 

The Boys è tutto questo ed anche molto di più. Regia e fotografia sono ben curati. La sceneggiatura non fa acqua da nessuna parte e tiene un ritmo alto alternando divertimento e azione. I personaggi sono scritti magnificamente (con Homelander che diventa il miglior villain degli ultimi anni) e interpretati ancora meglio. Unica pecca potrebbe essere la mancanza di un vero redde rationem tra le due fazioni, ma è chiaro che si tratti di una scelta voluta nell’ottica di una seconda stagione. Come il season – finale inequivocabilmente conferma. 

Non sopportate più i supereroi? Guardate The Boys e farete pace con il genere. O li odierete ancora di più, ma avrete qualcuno a darvi una mano. 

The Boys - prima stagione
4

Giudizio complessivo

Un modo diverso di guardare ai supereroi scrivendo una sere che lancia messaggi intelligenti tra le righe di  un testo fatto di divertimento ed azione

Comments
To Top