
The Boys 4: molto (bellissimo) rumore per (quasi) nulla? – Recensione della quarta stagione della serie Prime Video
In un immaginifico quanto azzardato gioco in cui ad ogni serie tv si associ come impossibile autore un nome sacro della letteratura, la quarta stagione di The Boys 4 si vedrebbe assegnato William Shakespeare. Ma non il grande bardo delle tragedie come Amleto o Macbeth, ma piuttosto lo scanzonato commediografo di Molto rumore per nulla. Associazione che nasce spontanea perché il titolo della commedia minore di Shakespeare è la sintesi perfetta di questo penultimo capitolo delle avventure degli eterni rivali Butcher e Homelander. E perché, come per l’opera shakespeariana, alla fine si arriva soddisfatti al comunque più che buono finale di stagione senza pentirsi di aver dedicato il proprio tempo alla serie di Erick Kripke.

Molto rumore
The Boys 4 conferma tutti i punti di forza evidenziati nelle stagioni precedenti. Tratti ereditati dal dissacrante fumetto omonimo di Garth Ennis e Derrick Robertson (da cui si è ormai allontanato in maniera importante). Il tono dissacrante. Il desiderio di colpire duro i miti fondanti della società americana. La volontà di parodiare il verbo della politica e il dominio capitalista. La capacità di prendere in giro quello stesso mondo dello show business di cui la serie fa parte. Soprattuto, il coraggio incosciente di non considerare mai nessuna idea troppo indecente per essere mostrata apertamente in un prodotto rivolto comunque ad un pubblico mainstream.
Anzi, The Boys 4 spesso procede come quelle auto dei film d’azione alle quali viene bloccato l’acceleratore prima che l’eroico autista salti fuori al volo per mandare l’auto a far danni. Ogni episodio sembra quasi andare alla ricerca di quel che nessuna altra serie mostrerebbe. Un modo comodo per assicurarsi che i fan abbiano qualcosa da raccontare agli amici che ancora non si sono convinti a guardare lo show di Prime Video. Scene sadomaso e bondage. Supereroi tossici che si fanno iniettare droga in modi assurdi. Sesso con animali marini. Tickling e e torture sessuali assortite. Violenza omicida completamente gratuita. E, poi, immancabilmente: sangue e viscere come se piovesse.
Un continuo e voluto tentativo di scioccare il pubblico che finisce per essere il modo migliore per riempire settimanalmente le pagine di siti e blog e le bacheche di fan appassionati e semplici curiosi. Una strategia memore del comandamento primo di ogni pubblicitario: bene o male purché se ne parli. E di certo nessuna puntata di The Boys 4 passa sotto silenzio.
Anche se poi tutto quel rumore serve soprattuto ad evitare la domanda delle domande.


Quasi nulla
Che è poi sempre quella. Dopo 60 minuti di scene variamente memorabili per i motivi più o meno giusti la storia a che punto è? La risposta purtroppo è quasi sempre la stessa. Allo stesso punto in cui era 60 minuti prima. Ed è proprio questo il peccato originale da cui The Boys 4 non riesce ad emendarsi. Un difetto che, sebbene presente anche nelle stagioni precedenti, diventa in questo troppo ripetuto per essere taciuto. Perché quella che prima era solo una vaga impressione diventa ora una pericolosa verità: The Boys 4 è una collezione di episodi filler.
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Un continuo susseguirsi di viaggi dove la curiosità di ciò che si incontra strada facendo vuole mascherare il fatto che non si arrivi mai da nessuna parte. Un ripetuto buttarla in caciara per nascondere che non si ha poi molto di nuovo da dire. Un introdurre nuove trame parallele e personaggi ad hoc per poi abbandonarli poco dopo. Soprattutto senza che siano serviti a farci scoprire qualcosa dei protagonisti che non sapessimo già.
A cosa serve, infatti, l’improvvisa passione amorosa di Frenchie per Colin se non a reiterare il concetto dei suoi sensi di colpa? Stessa domanda per l’incontro di Kimiko con la ragazza proveniente dal suo passato. Una comparsata che dura giusto il tempo di motivare un altro flashback sullo stesso argomento. Così anche un momento sicuramente toccante come quello tra Hughie, il padre e la rediviva madre alla fine va solo a dare una pennellata ulteriore al ritratto del primo senza cambiarne i connotati.
Un procedere a rilento che coinvolge un po’ tutti finendo per far restare i protagonisti di The Boys 4 una ripetizione dei sé stessi delle stagioni precedenti. Così, dopo quattro stagioni, Annie è ferma lì a macerarsi tra il volersi far perdonare gli atteggiamenti sbagliati del passato e l’incertezza di come usare a fin di bene i poteri nel presente. Latte Materno è ancora a combattere tra il desiderio di non abbandonare moglie e figlia e la necessità di restarne lontano per meglio proteggerli. Kimiko e Frenchie si inseguono e si sfuggono per il carico di colpe che si portano dietro. Ed anche dal lato opposto della barricata tutti restano dove erano. Tra un A – Train in cerca di redenzione e un Deep e i suoi improbabili amori, una Ashley costantemente impaurita e una Victoria in perenne bilico tra vorrei e potrei.
The Boys 4 è quell’amico che ascolti con piacere quando vuoi passare una serata in spensierata allegria. Ma è anche lo stesso amico che non chiameresti mai se ne avessi bisogno per capire qualcosa di nuovo.


In marcia verso il series – finale
L’analisi precedente non va però presa come una condanna inappellabile. A differenza del testo teatrale shakespeariano citato all’inizio di questa recensione, alla fine le peregrinazioni di questa stagione portano ad uno status quo nettamente diverso da quello iniziale. Merito di indizi centellinati durante gli episodi e fatti poi deflagrare in un pirotecnico finale di stagione. The Boys 4 diventa così l’inizio della marcia che porterà al finale della serie nella quinta stagione. Un season – finale che rende giustizia all’importanza di quella Sister Sage che è l’unica new entry davvero degna di nota. Non come Firecracker che è utile solo come parodia della destra radicale americana. Acquista, invece, maggiore spessore il ruolo che, nell’economia della serie madre, ha lo spinoff di Gen V i cui personaggi principali cominciano ad avere un ruolo non secondario.
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In netto contrato con quanto successo nelle altre stagioni, il finale di The Boys 4 cambia totalmente lo scenario sistemando le pedine negli schieramenti che dovranno avere per quello che sarà presumibilmente lo scontro definitivo. La discesa verso la follia sanguinaria e il delirio egocentrico di Homelander si completa. Anzi, fa di più perché trova in Sister Sage la mente che può dare realtà ai suoi sogni. La metamorfosi di Butcher nel mostro ossessionato dal suo nemico si compie definitivamente. Anche il legame con quei suoi stessi amici che ne tenevano in vita gli aspetti più umani e razionali si spezza drammaticamente.
Il potenziale genocidio a cui porterebbe il virus sviluppato in Gen V è denunciato in maniera esplicita. Ed anche lo schierarsi di Sam e Cate e la comparsa di altri supes della Godolkin lasciano intendere che la prossima stagione di Gen V sarà il ponte che condurrà al capitolo conclusivo di The Boys. Proprio come la prima aveva fornito i semi che in questo finale sono finalmente germogliati.
Un finale di stagione che fa assomigliare gli autori di The Boys 4 a quegli studenti capaci ma svogliati che avrebbero potuto avere ottimi voti tutto l’anno. E invece hanno preferito far casino tanto alla fine l’avrebbero sfangata impegnandosi per le ultime interrogazioni. E, quindi, anche questa volta Kripke e soci la promozione la portano a casa con una sufficienza generosa e un rimprovero per quel qualcosa in più che non hanno voluto dare.
Solo che il prossimo è l’ultimo anno, quello dell’esame finale. Quello che farà capire se The Boys raggiungerà mai la piena maturità. Speriamo che non sia stato tutto solo molto rumore per nulla.
The Boys 4: la recensione
Giudizio Complessivo
Tanto rumore per quasi nulla ma almeno ci si muove verso il gran finale che non si potrà sbagliare










