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Cinema

Captain Marvel ossia la Marvel che mancava – la recensione del cinecomic con Brie Larson e Samuel L. Jackson

Captain Marvel - la recensione
IMDb

Titolo: Captain Marvel

Genere: cinecomic

Anno: 2019

Durata: 2h 05m

Regia: Anna Boden, Ryan Fleck

Sceneggiatura: Anna Boden Ryan Fleck, Geneva Robertson Dworet, Nicole Perlman, Meg LeFauve

Cast principale: Brie Larson, Samuel L. Jackson, Ben Mendelsohn, Jude Law, Lashana Lynch

Un colosso come la Disney non lascia niente al caso. Neanche la scelta della data in cui mandare in sala un film. Ovvio, quindi, che il primo cinecomic Marvel con protagonista un supereroe donna debutti proprio nel week end dell’8 Marzo. Tanto scontato che è inevitabile leggerci una precisa volontà di omaggiare il sesso un tempo definito debole con un’opera che fa di tutto per dimostrare quanto quell’aggettivo sia non solo anacronistico, ma anche inappropriato. E non solo perché Captain Marvel è il personaggio più potente dell’universo della Casa delle Idee. Ma per tanto altro ancora. Soprattutto per tanto altro ancora.

Captain Marvel - la recensione

Un lineare e necessario racconto di formazione

Creato originariamente (come sbagliarsi?) da Stan Lee e Gene Colman nel 1967, il personaggio di Captain Marvel passa attraverso varie versioni prima che nel 2012 sia Kelly Sue DeConnick a scrivere la prima serie in cui l’allora Ms Marvel, alter ego di Carol Danvers e spalla di Captain America, ne prenda ufficialmente ruolo e poteri. È a questo ex ufficiale dell’aereonautica americana che il Marvel Cinematic Universe affida il personaggio di cui questo film rappresenta la origin story.

Una storia che mischia un po’ di ognuna delle varie incarnazioni precedenti su carta facendo di Captain Marvel un’umana salvata dalla razza guerriera dei Kree e destinata, come da inevitabile copione, a diventare il difensore degli oppressi quale che sia il loro pianeta d’appartenenza. Una sceneggiatura piuttosto lineare e a tratti anche facilmente prevedibile perché estremamente classica nel percorso di crescita che affida alla sua eroina. Un già visto che viene ravvivato dal modo in cui si va a incasellare nel più ampio romanzo il cui capitolo finale verrà narrato dal prossimo e attesissimo Avegners – Endgame.  Ed è proprio la certezza che sarà proprio Captain Marvel a venire in soccorso degli eroi sconfitti da Thanos che lancia la volata a questo film in maniera ineccepibile.

Perché quel che interessa davvero al fan di questa saga non è tanto sapere come Carol Danvers è diventata Captain Marvel. Vedere cosa sa fare: questo è ciò che lo spettatore voleva. E questo è quanto il film mostra in maniera più che convincente. Così entusiasmante che ogni banalità viene presto dimenticata.

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Captain Marvel - la recensioneQuel che mancava

Captain Marvel non è, tuttavia, solo questo. Ma è anche un film che alla Marvel mancava. Quell’esempio di cui il pubblico aveva bisogno. Se Black Panther era stato un omaggio al movimento afroamericano e un modo di colmare la lacuna di un supereroe di colore, Captain Marvel è indirettamente figlio del #metoo. Di quella parte del movimento che giustamente tende a rimarcare quanto le differenze di genere non abbiano motivo di esistere. Nella realtà, ovviamente. Ma anche nel mondo di fantasia fatto di celluloide e grande schermo.

Captain Marvel è, quindi, quel che mancava non solo all’universo Marvel, ma più in generale ai cinecomic tutti. Non che sia la prima supereroina perché già erano apparse la Vedova Nera e Scarlet nel MCU. Ed anche la rivale DC aveva contributo con Wonder Woman (al cinema) e Supergirl (in tv). Tuttavia, Captain Marvel è profondamente diverso. Perché la Vedova Nera è una spia addestrata per essere una macchina letale, Scarlet una mutante, Wonder Woman una dea, Supergirl un’aliena. Mentre Carol Danvers è semplicemente e unicamente una donna.

Prima di diventare l’essere più potente dell’universo, Carol è una donna come tante. Che deve lottare per vincere i pregiudizi maschilisti dei colleghi militari che le ripetono che non può farcela. Che deve conviver con gli sguardi sessisti di chi la vede andare al bar a divertirsi con la collega ed amica Maria Rambeau. Che non deve per forza essere madre per farsi amare da una bambina. Che non deve dimostrare a nessun uomo (od alieno) che lei può farcela. Che non è una donna che fa cose da uomo perché non esistono cose da uomo e cose da donna, ma solo cose che sai fare e cose che non sai fare. Saranno i superpoteri che acquisterà a renderla diversa dagli altri (umani, Kree o Skrull che siano).

Il mondo sarà salvato infine da una donna? No, sarà salvato da Captain Marvel ed è questo a renderla unica. Il fatto che sia un supereroe super potente. Non che sia un supereroe donna. Perché differenze come queste sono e devono essere irrilevanti. È questa la lezione ultima di Captain Marvel.

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Captain Marvel - la recensioneUn mosaico perfetto

Ci pensa l’immancabile scena a metà dei titoli di coda a collegare Captain Marvel alla continuity di Avengers – Infinity War. Ma è, in realtà, tutto il film a seminare dettagli che sottolineano l’ormai proverbiale abilità degli sceneggiatori Marvel a fare di ogni pellicola una tessera che va a incasellarsi perfettamente nel mosaico generale. Scene che possono sembrare anche solo delle gag infantili, ma che invece rispondono a domande lasciate in sospeso nei capitoli precedenti. Un cerchio che si chiude subito prima che si parta per l’ultima corsa.

Trait d’union con gli altri capitoli è questa volta Nick Fury. Ma non quello che abbiamo visto vittima dello schiocco di dita di Thanos. Ma il Nick Fury che ancora deve creare lo Shield. E che ha appena conosciuto l’agente Coulson. Il che significa spostare tutto nei primi anni Novanta e ringiovanire entrambi gli attori. Occasione irrinunciabile per i maghi degli effetti speciali che restituiscono allo schermo due volti che è impossibile dire fasulli.

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Alla bravura tecnica fa da contraltare la capacità del cast con una Brie Larson che risulta a volte fredda e poco empatica, ma che lo fa per essere coerente col suo personaggio. Perché, dopotutto, la Vers che diventerà Captain Marvel non è più Carol Danvers, ma una Kree addestrata a non mostrare emozioni. Emerge, comunque, una buona chimica tra l’attrice premio Oscar e un Samuel L. Jackson che ormai deve solo innestare il pilota automatico per interpretare Nick Fury. Altrettanto convincenti sono sia Ben Mendelshon che Jude Law sebbene il peso specifico dei loro personaggi sia limitato a questo unico film.

Un film che doveva presentare un eroe che giocherà un ruolo primario in Avengers – Endgame. Ma che lo fa colmando l’unica lacuna che ancora c’era nel MCU. Con Captain Marvel anche questa assenza è cancellata. Ora siamo davvero pronti per il gran finale.

Captain Marvel - la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.5

Giudizio Complessivo

Una origin story semplice per comunicare un messaggio importante e colmare una lacuna prima del gran finale

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