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Spider – Man: Far from home – la recensione del cinecomic Marvel con Tom Holland e Jake Gyllenhaal

Spider - Man: Far from home - la recensione
Spider - Man: Far from home - la recensione del cinecomic Marvel

Titolo: Spider – Man: Far from home
Genere: cinecomic
Anno: 2019
Durata: 2h 09m
Regia: Jon Watts
Sceneggiatura: Chris McKenna, Erik Sommers
Cast principale: Tom Holland, Jake Gyllenhaal, Zendaya, Samuel L. Jackson, Jon Favreau, Marisa Tomei, Cobie Smulders

Anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno. E così capita che pure da un periodo buio e da dimenticare della nostra storia patria si possa pescare un motto da riciclare nella recensione di un cinecomic. Perché Spider – Man: Far from home si può paradossalmente leggere ricordando il motto fascista del “credere, obbedire, combattere”.

Spider – Man: Far from home – la recensione – Credits: Marvel Studios

Credere per andare avanti

Spider – Man: Far from home arriva dopo quell’Avengers Endgame che ha squassato dalle fondamenta il Marvel Cinematic Universe (MCU). Ne ha sradicato le radici fondati rappresentate dal trio Captain America – Vedova Nera – Iron Man. Ed è proprio di Tony Stark e del suo eroico sacrificio l’ombra malinconica che dolorosamente si allunga su questo film. La si vede negli onnipresenti omaggi all’eroe caduto. Soprattutto la si sente in Peter per il quale Tony era diventato ciò che lo zio Ben è per lo Spider – Man dei fumetti. Quel padre putativo a cui deve tutto. Non solo l’armatura hi – tech o l’eredità concreta. Ma soprattutto la figura di riferimento a cui guardare per comprendere cosa significhi essere un super eroe. Il modello irraggiungibile a cui tendere. 

Tony non c’è più, ma Peter c’è ancora. Deve esserci ancora. Perché la vita va avanti e c’è un adolescente che deve crescere per trasformare una cotta in un amore. Pur venendo dopo gli eventi tragici di Avengers Endgame, Spider – Man: Far from home non rinnega la sua natura più appariscente. Perché l’Uomo Ragno del MCU è prima di tutto pensato per i ragazzi e questo significa non rinunciare alla spensieratezza, al sorriso, alle gag stupide, al ritmo sfrenato, alla commedia degli equivoci.

Ma questo è anche il vero finale della fase 3 e, come ogni capitolo conclusivo, deve porre le basi per il seguito. Rispondendo alla domanda fondamentale che tutti (gli spettatori davanti allo schermo e la gente sullo schermo) si chiedono: chi sarà il nuovo Iron Man? Chi ne raccoglierà l’eredità morale?

La risposta era, in realtà, già scritta fin da Civil War e sigillata da quell’abbraccio spontaneo in Endgame. La conosce Happy. Ne è convinto Nick Fury. Lo capisce Mysterio. La intuiscono i tanti che aspettano solo la conferma. E quella risposta è l’unica davvero possibile: Spider – Man.

C’è soltanto uno che non riesce ancora a crederci: lo stesso Peter. Perché è difficile essere colui a cui guarda la folla invece che far parte della folla. Accettare di essere colui che deve ispirare invece che lasciarsi ispirare. Convincersi che la propria dimensione non può essere più quella del quartiere ma quella del mondo ed oltre. Ed è di questo che parla Spider – Man: Far from home. Del dover credere in sé stessi per poter andare avanti.

Perché indietro non si può tornare e resta solo da trovare la fiducia in sé stessi per trascinare il mondo verso un nuovo domani che sia solido come lo era il mondo di ieri. Il mondo di Tony e degli Avengers non c’è più. Per questo bisogna credere che possa esserci quello di Spider – Man e di chi verrà ad aiutarlo.

Spider – Man: Far from home – la recensione – Credits: Marvel Studios

Obbedire per crescere

Affinché ciò sia possibile, tuttavia, Peter deve imparare anche ad obbedire. Perché le minacce che si troverà ad affrontare non possono aspettare che lui completi il piano bislacco per dichiararsi ad MJ. Né basta far finta di non aver sentito il cellulare rispedendo la chiamata al mittente e svicolando appena possibile. Oppure sbolognando la patata bollente a qualcun altro. Spider – Man: Far from home è anche questo. Il momento di crescere capendo che essere un eroe significa anche sapere che spesso si dovrà dire si pure se si vorrebbe mettere avanti le proprie comprensibili egoistiche priorità.  

Paradossalmente il villain di questo film è per Peter un’opportunità di imparare prima ancora che un avversario temibilissimo. La bravura di Mysterio, infatti, non è tanto il modo in cui riesce a tessere un inganno ipertecnologico, ma piuttosto la sua capacità di capire Peter anche più di quanto lo stesso Spider – Man riesca a fare. Quentin Beck appare come quella via d’uscita che il giovane oppresso da troppe responsabilità stava cercando. Un modo per poter dire di no senza che questo rifiuto appaia come una colpevole negligenza.

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Toccare con mano le conseguenze di questo suo disobbedire è il necessario punto di svolta non solo del film, ma della strada che la prossima fase 4 prenderà. Posto di fronte al fallimento dovuto alla propria disobbedienza, Peter capirà l’importanza di obbedire. E la necessità di rinunciare all’insofferenza dell’adolescente per cercare l’autonomia di chi sa cosa viene prima.

Per arrivare a quel punto, però, Peter deve prima imparare ad obbedire. Obbedire per poter crescere. Come uomo e come super eroe.

Spider – Man: Far from home – la recensione – Credits: Marvel Studios

Combattere per stupire

Spider – Man: Far from home per lunghi tratti assomiglia più ad una teen – comedy che ad un cinecomic. Si tratta, tuttavia, di una scelta coerente con il modo in cui la Marvel ha deciso di trattare le storie dell’amichevole arrampica muri di quartiere. Ma anche qui una svolta era necessaria. Ed è per questo che il film regala momenti di alta spettacolarità con combattimenti magnificamente coreografati e magistralmente impeccabili nella loro resa scenica. Fino ad arrivare al primo scontro tra Mysterio e Spider – Man che impreziosisce il film con una sequenza quasi onirica che fa impallidire i molti mondi e luoghi tra cui si muoveva Doctor Strange.

Sono queste scene di combattimento che rassicurano lo spettatore. Ancora poco si sa della fase 4 (sebbene le scene post credit lascino già trapelare indizi importanti), ma la Marvel vuole far capire fin da subito che un ingrediente fondamentale resterà la spettacolarità dei combattimenti. Una meraviglia per gli occhi che non è fine a sé stessa. Perché è anche attraverso le battaglie che Peter impara come gestire le sconfinate potenzialità delle abilità proprie e della tecnologia ereditata da Tony Stark. Mostrando anche di aver appreso dagli altri Avengers come a sottolineare come di essi Spider – Man sia la naturale prosecuzione. 

Spider – Man: Far from home non è, forse, il migliore sequel che le avventure dell’Uomo Ragno meritavano. Ma è sicuramente il film di cui c’era bisogno per mostrare la via per riprendersi dallo shock di Avengers Endgame. Perché è tempo di credere, obbedire, combattere. Per poter lasciare il passato degli Avengers ed entrare nel futuro di Spider – Man.

Spider - Man: Far from home - la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.5

Giudizio complessivo

Un sequel necessario per riprendersi dopo lo shock di Avengers Endgame e incamminarsi verso ciò che verrà dopo

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