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The Umbrella Academy: da grandi poteri anche no – la recensione della serie Netflix

The Umbrella Academy - recensione Netflix
IMDb

“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità” è ormai quasi un mantra universale. Nata come miglior modo di caratterizzare lo spirito di Spiderman, la massima dello zio Ben è tanto conosciuta che diventa difficile non ricordarla ogni volta che ci si approccia ad un qualunque prodotto dove compaiono supereroi. Solo che alle volte più che un memento diventa una condanna. Come per i protagonisti di The Umbrella Academy.

The Umbrella Academy - recensione NetflixDire no grazie

Tratta dalla graphic novel omonima figlia dalla fantasia di Gerard Way, ex frontman dei My Chemical Romance, The Umbrella Academy è indubbiamente la serie Netflix del momento. Posizione pienamente meritata grazie ad una sceneggiatura pirotecnica che fonde con mirabile armonia l’azione dei cinecomic con la riflessività di una serie incentrata sui personaggi, l’umorismo caustico di una black comedy con il romanticismo trattenuto delle ship a tinte rosa, la scrittura attenta dei personaggi con la caricatura dei topoi classici del genere supereroistico. Un pot-pourri di elementi diversi che si mescolano nelle dosi giuste per deliziare con un fresco profumo il panorama seriale targato Netflix.

The Umbrella Academy è la storia di sei (più uno) fratelli nati tutti nello stesso giorno da donne che fino al mattino non erano neanche incinta. Ed adottati poi da un eccentrico milionario inglese che ne fa una squadra di supereroi in uniforme scolastica sfruttando i loro diversi superpoteri. Solo che i successi iniziali sono presto annacquati dalla rigidità inflessibile di un padre adottivo completamente anaffettivo che delega l’educazione dei figli ad un robot mamma e ad un maggiordomo scimmia. E che instaura una vita familiare talmente arida che appena possibile ognuno lascia la casa e il mestiere di supereroe.

The Umbrella Academy parte, quindi, dal mantra dell’Uomo Ragno, ma facendone non un monito motivazionale quanto piuttosto una maledizione a cui scappare. Se grandi poteri significano grandi responsabilità, allora meglio far dimenticare a tutti che li si ha e vivere la propria vita senza farsi carico del peso di quei troppo gravosi compiti.

Grandi poteri: si. Grandi responsabilità: anche no.

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The Umbrella Academy - recensione Netflix
Sei solitudini per una sola famiglia

Vero punto di forza di The Umbrella Academy sono sicuramente i suoi personaggi borderline. Aggettivo che si adatta pienamente a descrivere la situazione di ognuno degli Hargreeves sospesi come sono tra la loro ricerca di una normalità anche deviata e il rifiuto di una natura nettamente anormale. Il massiccio Luther, lo scontroso Diego, la splendida Allison, l’incontenibile Klaus, l’insicura Vanya sono volti diversi di una medaglia a più facce. Uniti dal segno indelebile lasciato su di loro dal passato anomalo da cui non sono mai riusciti a sfuggire completamente. E riuniti da un presente inaspettato che li richiama ad un ruolo che mai avrebbero voluto riprendere.

Per ognuno di loro i grandi poteri sono diventati presto grandi maledizioni. Così la forza mastodontica di Luther e la completa dedizione alla causa paterna è diventata la ragione primaria di una solitudine profonda che l’esilio lunare rende solo più evidente. Il rapporto impossibile con il padre ha trasformato Diego in un giustiziere sui generis che deve dimostrare a sé stesso di non essere il numero due che balbettava insicuro. La capacità di farsi obbedire sussurrando ha donato ad Allison una luccicante celebrità togliendole però la consapevolezza che l’affetto e l’amore si devono chiedere e non comandare.

La possibilità di parlare con l’aldilà di Klaus lo ha costretto ad annegare nelle droghe e nell’alcool per zittire le voci che non voleva sentire e poco aiuta che tra di esse ci sia anche quella del fratello Ben prematuramente scomparso. Il senso di esclusione vissuto da bambina convince Vanya di essere terribilmente priva di qualsiasi talento rendendola insicura e ansiogena in ogni suo gesto. Storie diverse unite dal fil rouge di un passato che li ha fatti naufragare tutti in un presente così diversamente uguale. Perché per tutti i grandi poteri hanno portato come dono la grande impossibilità di instaurare un rapporto duraturo con l’altro da sé.

A scombussolare questa rassegnata accettazione passiva delle proprie infelicità arriva la morte del padre, ma soprattutto il ritorno di Number Five. Proprio la sua irrefrenabile vitalità compressa in un corpo di tredicenne è la scossa necessaria a far ripartire un motore da troppo tempo immobile. Più che salvare il mondo i fratelli Hargreeves devono prima di tutto salvare la loro anomala famiglia imparando a riconoscersi parte di un tutto che, pur tra mille asperità, una volta è esistito. La missione impossibile di fermare l’apocalisse si intreccia allora con quella altrettanto titanica di fare di sei solitudini separate una compagnia unita e solidale.

Salvare il mondo per salvare prima di tutto sé stessi. È questo il più profondo messaggio di The Umbrella Academy.

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The Umbrella Academy - recensione Netflix

Rivelazioni e conferme

The Umbrella Academy funziona anche per la sua capacità di mantenere un registro scanzonato che fa da sottofondo costante ad ogni evento. Gran parte del mood della serie è dovuto ai due personaggi che più facilmente si imprimono nelle simpatie del pubblico. Il Klaus di Robert Sheehan è innegabilmente il gemello diverso del Nathan di Misfits. Risulta, quindi, semplice per il giovane attore irlandese interpretare un personaggio che gli calza a pennello. Nondimeno Klaus si riesce a distinguere grazie ad una profondità maggiore che emerge prepotente dal breve, ma significativo interludio della storia di Dave.

Vera rivelazione è sicuramente il giovanissimo Aidan Gallagher che trascina la trama orizzontale sulle sue quasi debuttanti spalle. Soprattutto Gallagher è abilissimo nel mostrare un’espressività invidiabile che gli permette di dare credibilità al suo Five. Intrappolato nel corpo di un ragazzino, ma con il cinismo di un sessantenne vissuto da solo e la volontà incrollabile di un assassino pentito. La bravura di Gallagher rende unico un personaggio che rischiava di essere ridicolo invece che sarcastico, macchiettistico piuttosto che parodico. Una perla che The Umbrella Academy regala alla scena televisiva.

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È comunque tutto il comparto attoriale della serie a guadagnarsi la promozione a pieni voti. L’esperto Tom Hopper e la meno nota Emmy Raver – Lampman danno vita ad una godibile love story. L’intensa Ellen Page è ideale controparte della timida e insicura Vanya. Ad un irriconoscibile Cameron Britton (già visto in Mindhunters nei panni del serial killer Ed Kemper) e a Mary J Blige vanno gli applausi per la coppia Hazel – Cha Cha, sicari tanto efficienti quanto scocciati. Impossibile, infine, non ascrivere tra i personaggi della serie la colonna sonora che svolge quasi un ruolo a parte. Non un semplice accompagnamento musicale, ma una protagonista aggiunta che commenta a modo suo lo svolgersi degli eventi.

The Umbrella Academy dimostra quanto l’abusato tema dei supereroi abbia ancora qualcosa da dire sul piccolo schermo. Anzi, così tanto da dire che il problema ora è dover aspettare la seconda stagione!

The Umbrella Academy - la recensione
4

Giudizio Complessivo

Una famiglia stravagante di supereroi anomali che non volevano le grandi responsabilità ma se le sono prese per salvare sé stessi

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