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Black Summer: fare bene le cose semplici – Recensione della serie horror di Netflix

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Conviene iniziare subito con un no e un si. No; nonostante quello che si era detto quando era stata annunciata, Black Summer non è un prequel di Z Nation. Si; Black Summer è una serie semplice, quasi elementare, ma che vale assolutamente la pena vedere. Un no e un si che sintetizzano due aspetti fondamentali per chi vada di fretta a leggere. Ma che vanno espansi come meritano per convincere anche i più scettici che Black Summer è una giornata di sole (nero, ovviamente) in un panorama da troppo tempo grigio e monotono.

Black Summer - la recensione della serie horror di Netflix

Un non prequel che torna alle origini

A far credere che Black Summer fosse un prequel di Z Nation è la presenza tra i creatori e showrunner di Karl Schaefer che della serie prodotta da Asylum è uno dei due autori. A rinforzare questo erroneo legame tra le due serie, anche l’osservazione che Black Summer è chiamata in Z Nation l’estate in cui il 95% della popolazione si estinse a causa del virus zombie. Ma questa identificazione serve solo a portare le due serie nello stesso universo filmico. Tutto qui. Perché niente potrebbe essere più diverso di Black Summer e Z Nation.

Se, infatti, Z Nation attirava l’attenzione dello spettatore per il riuscito intento di portare il genere zombie nel reame del trash più spinto, Black Summer si propone, invece, di restituire il genere zombie a sé stesso. Esonerandolo dalle metafore delicate indimenticabile In the Flesh. Emendandolo dei dialoghi infiniti e ripetitivi e dei problemi personali dei personaggi di The Walking Dead. Rinunciando ad allungare una trama per durare più stagioni come Fear the Walking Dead. Rifiutando ogni salto indietro nel tempo in cerca di ambientazioni originali come la coreana Kingdom.

Con una scelta paradossalmente originale, Black Summer rifiuta ognuna di queste sovrastrutture che hanno provato ad arricchire ed innovare il genere zombie. Al contrario, adotta un approccio quasi minimalista: ci sono gli zombie e ci sono quelli che devono fare di tutto per sopravvivere. Niente più di questo. Niente flashback per mostrare il vissuto anteriore dei personaggi. Niente dialoghi scritti più o meno bene che impongono pause irreali mentre tutto intorno è il caos. Niente piani complessi o alleanze strategiche. Niente filosofeggiare su chi sia il vero nemico.

Black Summer è la serie zombie che mancava perché fa quello che tutte le altre serie zombie ormai sembrano vergognarsi di fare. Mette al centro l’istinto primario che un’invasione zombie genererebbe: la voglia di sopravvivere.

Black Summer - la recensione della serie horror di Netflix

Una struttura da videogioco

Pur nella sua semplicità contenutistica, Black Summer riesce ad emergere per un modo differente di approcciarsi al racconto televisivo. La struttura degli episodi riflette, infatti, una narrazione sincopata che riflette le dinamiche dei videogiochi on line quali Fortnite e PUBG. I personaggi si muovono attraverso missioni più o meno difficili da portare a termine (correre per raggiungere un rifugio, uccidere un mostro, rubare armi, muoversi verso una meta) che a loro volta possono essere separate in ambientazioni diverse. Ne segue che ogni episodio si divide in tanti spezzoni montati in ordine non necessariamente cronologico perché alle volte serve mostrare punti di vista diversi della stessa scena. O momenti differenti che finiscono per riconnettersi tutto a quello che è poi un punto di arrivo per il finale dell’episodio o di inizio per il successivo.

Proprio come ogni partita può avere una durata diversa, così anche gli episodi di Black Summer hanno un minutaggio differente che spazia dai 40 minuti canonici ad alcuni che possono durare anche meno di 20 minuti. Una scelta inusuale, ma coerente con la filosofia fondante della serie: evitare inutili dispersioni. Inutile allungare un episodio infarcendolo più volte della stessa sparatoria cambiando solo il mostro di turno o chi è a imbracciare il fucile. Se la missione da compiere è breve, l’episodio sarà breve. Solo ciò che è necessario, è mostrato. Il resto è fuffa superflua.

E di questo logorroico in più Black Summer sa cosa farsene: lasciarlo agli altri.

Black Summer - la recensione della serie horror di Netflix

Paura e tensione invece che parole e persone

La similitudine con il mondo dei videogiochi online si riflette anche in un’altra delle armi vincenti di Black Summer. Come giocare non significa vincere, così essere uno dei protagonisti non significa avere un pass gratuito per sopravvivere. Ne consegue che la tensione rimane sempre piuttosto alta perché nessuno dei personaggi è sicuro di arrivare alla fine. Al contrario, non è infrequente che quelli che inizialmente sembrano protagonisti spariscano prima che lo spettatore abbia il tempo di empatizzare con loro. O di odiare quelli che potrebbero essere dei villain.

E, d’altra parte, è proprio questo che Black Summer vuole fare. Non raccontare la storia dei suoi personaggi, ma mostrare quel che un apocalisse zombie causerebbe. Per questo motivo, i dialoghi sono ridotti al minimo fino al punto che in uno degli episodi non viene detta neanche una parola. E per questo stesso motivo di nessuno dei personaggi conosciamo il passato anche quando appare potenzialmente interessante (come per Spears) o addirittura neanche il nome (a meno di cercarlo su IMDb). Non è di loro che Black Summer intende parlare. Non sono loro i protagonisti della serie, ma la paura e la tensione.

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Due ingredienti che nella serie abbondano anche grazie ad un taglio inusitatamente realistico. Sposata la versione Z Nation (ma anche World War Z) degli zombie come creature voraci, veloci e fisicamente forti, Black Summer priva i suoi protagonisti delle doti di infallibilità che caratterizzano molti prodotti di questo genere. I sopravvissuti sono persone normali che di fronte agli zombie assetati semplicemente scappano. E, se anche provano a reagire, non sanno come fare. Se pure sono armati, non diventano di colpo campioni olimpionici di tiro a segno. Soprattutto, ogni personaggio pensa prima di tutto a sé stesso il che significa che amicizie e inimicizie durano finché sono convenienti. La stessa persona che fino a poco prima volevi buttare fuori strada è un attimo dopo il tuo più prezioso alleato. Chi ti ha protetto fino a un secondo fa lo puoi uccidere a sangue freddo non appena diventa un peso che ti rallenta. E chi ti ha seguito fedelmente senza obiettare nulla ti può lasciare senza spiegarti alcunché. Perché, per quanto sia amaro dirlo, è questo che succederebbe davvero: ognuno per sé e nessuno per tutti.

Black Summer è elementare nei suoi contenuti e approssimativo nella sua scrittura. Ma lo è perché sceglie di esserlo. Risultando sorprendentemente fresco e immediato. Una sorpresa inattesa che riesce ad essere nuova proprio per quanto è vecchia.

Black Summer - la recensione
3.5

Giudizio complessivo

Tornare alle origini per ritornare a fare paura davvero con gli zombie

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