
Deadpool & Wolverine: Senza trama, godi solo a metà. Recensione del cinecomic con Ryan Reynolds e Hugh Jackman
Può un film poggiarsi unicamente sul fascino dei propri protagonisti, senza una trama coerente o un filo conduttore che non sia lo splatter puro? La risposta, dopo aver visto Deadpool & Wolverine, terzo film del franchise che ha reso indimenticabile Ryan Reynolds, è: sì. Naturalmente in questa circostanza a fare da contro-pilastro a Wade Wilson non è altri che lo storico ed intramontabile Hugh Jackman, che “indossa” nuovamente gli artigli dopo ben sette anni dall’uscita di Logan. Ma un personaggio grande come Wolverine merita molto di più di una fine in un unico universo. Soprattutto con la 20th Century Fox che ha ceduto i suoi diritti (e quelli di Deadpool) ad una Marvel smaniosa di unire finalmente sotto il proprio tetto Avengers e X-Men. Per citare lo stesso Reynolds, difficilmente la Marvel lascerà andare Jackman ma lo sfrutterà “almeno fino a 90 anni”.
E’ tuttavia fin troppo ottimistico pensare che il terzo capitolo del franchise sia un capolavoro. Gli elementi distintivi di Deadpool ci sono davvero tutti – dallo splatter, alle battute, agli easter eggs che fanno brillare gli occhi come non mai – eppure è una promozione in riserva. Per citare un evento contemporaneo, una mera medaglia di bronzo, ben lontana dal podio e dal primo posto.
[La recensione contiene spoiler sul film Deadpool & Wolverine]


Il ritorno di Wade Wilson e il Multiverso
Con Deadpool & Wolverine, Deadpool (Ryan Reynolds) fa il suo trionfale ingresso nella MCU. A dimostrarlo non sono soltanto le battute sull’addio alla Fox, che non mancano nel corso del film, ma anche l’introduzione al Multiverso e alla TVA. Se gli spettatori della serie tv Loki non resteranno sorpresi, chi ha mancato di recuperare la serie tv con Owen Wilson e Tom Hiddleston su Disney+ potrebbe essere spaesato. Questo, tuttavia, dimostra che la vastità dell’universo Marvel è ormai davvero complessa, tanto che visionarne solo una parte non basta. Oppure, nella peggiore delle ipotesi, rischia di rendere meno gradevole la visione di prodotti come il film in questione.
La trama, seppure carente o a tratti inesistente, si cerca di costruire proprio sulle fondamenta della TVA. Quest’ultima, nel personaggio del Sig. Paradox (Matthew MacFayden), recluta il Deadpool della Terra 10005 dopo che il Wolverine di quella Linea Temporale è morto. Senza la sua figura, infatti, l’universo in questione è destinato a crollare e scomparire. Per cercare di fermare questo inesorabile svolgersi degli eventi, e proteggere così le persone a cui vuole bene, Wade Wilson-10005 decide di recuperare “un” Wolverine che possa aiutarlo nell’impresa di salvare il proprio mondo. Peccato che di Wolverine adatti allo scopo ce ne siano pochi, e solo molti tentativi permettono a Wade di arrivare a quello giusto. Reticente, sempre ubriaco e scorbutico, ma adatto allo scopo, con una tuta gialla da fumetto come bonus.
Seppure si possa digerire con iniziale scetticismo, l’introduzione della TVA crea un buon pretesto per la storia di Deadpool & Wolverine. In quale universo o realtà, altrimenti, i due personaggi avrebbero potuto interagire? I più attenti diranno che l’hanno già fatto in X-Men Origins: Wolverine del lontano 2008, ma era un mondo pre-Marvel, risponderei io. Non conta.


La coppia scoppiata: Deadpool (senza parrucca) e Wolverine (il deludente)
La grossa pecca del film, come già detto, è la mancanza di una trama ben definita. La storia c’è, ma sembra volutamente essere calciata in secondo piano rispetto alla vera star: il duo formato da Ryan Reynolds e Hugh Jackman. I due attori sono straordinari insieme, e non sorprende che interi minutaggi vengano investiti semplicemente nel descrivere il loro stare insieme, che sia per combattere e darsene di santa ragione o, più semplicemente, scambiarsi battute. I personaggi di Deadpool & Wolverine sono talmente iconici da non avere bisogno di un background o di costruire la propria identità. Esistono, e questo basta. Le loro conversazioni sono naturali e fluiscono senza sforzo, come avrebbero fatto dei rispettivi film e franchise. Insieme sono semplicemente una bomba nucleare di energia multidimensionale.
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Come una vecchia coppia sposata, quando i due non litigano sono inarrestabili. Basti pensare a momenti come quando, finiti nel Vuoto, riescono a sfuggire alle grinfie di Cassandra Nova (Emma Corrin), la sorella di Charles Xavier che non è mai esistita nelle linee temporali che conosciamo. Oppure al momento in cui, trovati gli eroi della Resistenza, si coalizzano per sfuggire al Vuoto e salvare l’Universo di Wade. Il Signor Paradox, infatti, deviando dalle indicazioni della TVA, è intenzionato ad accelerare la sua distruzione tramite un macchinario tanto illegale quanto letale: il Time Ripper. Lo stesso che poi Cassandra, a sua volta evasa dal Vuoto che fungeva da prigione. Quest’ultima tenta di utilizzare per portare la distruzione ad ogni Universo conosciuto, non soltanto al 10005.


Easter eggs e Cameo, la vera “vittoria” di Deadpool & Wolverine
Ho già evidenziato come siano stati gli attori che li interpretano a rendere i protagonisti del film indimenticabili. A dare un grandissimo contributo, però, oltre alle battute e una sceneggiatura sempre scattante, sono stati gli easter egg e i cameo. Ryan Reynolds, che in Deadpool investe molto del proprio carattere e personalità, non ha mancato di fare anche di questa terza pellicola il paradiso di ogni nerd. Lo dice anche serenamente sullo schermo, perché sa essere vero. Partiamo dai personaggi.
Il primo vero batticuore lo si ha con Chris Evans che ritorna, dopo quasi vent’anni, nei panni di Johnny Storm dei Fantastici Quattro. Epico interprete di Captain America, l’attore presta qui il volto per un personaggio che non l’ha reso famosissimo ma che, non di meno, è stato iconico. Chissà quanto sarà costato! Sicuramente meno degli altri grandi nomi che sono ricomparsi nel film.


In ordine di apparizione dai più importanti troviamo volti famosissimi. Jennifer Garner come Elektra, vista nel Daredevil di Ben Affleck del 2003 e poi nel suo standalone spin-off del 2005. La battuta su Daredevil? Chiaro riferimento al suo divorzio dall’attore Ben Affleck, che l’aveva interpretato. Poi c’è Wesley Snipes nei panni di Eric Brooks, interprete di Blade nell’omonima trilogia, che dovrà cedere presto la torcia a Mahershala Ali nel reboot. Lui e Reynolds non erano grandi amici sul set della trilogia del cacciatore di vampiri, e anche su questo non manca la battuta. Penultimo il Gambit di Channing Tatum, che fan e lo stesso attore hanno sempre voluto vedere, seppure il ruolo nel film degli X-Men fosse andato a Taylor Kitsch. Riappare anche Dafne Keen come Laura Kinney o esperimento X-23, per ricordare a Logan della sua umanità.
Si potrebbe invece scrivere un articolo dedicato sui personaggi minori e cameo che appaiono, così come sugli easter egg. Dal citare Gossip Girl per la moglie Blake Lively da parte di Reynolds, all’occhiolino ai suoi lavori “minori” come Maial College e Ricatto d’Amore, con Sandra Bullock. L’anello di Steven Strage, la lastra di pietra con Wanda Maximoff. Fino alle auto di Moonlight e di Red Skull in Captain America: Il primo vendicatore. Quello che Deadpool & Wolverine fa è ricordare allo spettatore, fotogramma dopo fotogramma, è che lo conosce nel profondo e se fa uno sforzo nel fargli brillare gli occhi, non solo “può” farlo, ma può “riuscirci” senza troppo sforzo.
Un grandissimo, godibilissimo ritorno (e arrivo nella MCU)
Come più di una volta Deadpool ci ricorda, questo terzo film del franchise non è soltanto un grandissimo ritorno ma è altresì un bellissimo “arrivo”. Più precisamente, quello nel Marvel Cinematic Universe. Più di una frecciatina viene lanciata alla 20th Century Fox, con grandi lodi alla Marvel e alla Disney, meritevoli soprattutto di aver riportato in vita un morto Wolverine.


Battuta dopo battuta, frecciatina dopo frecciatina, il Deadpool di Ryan Reynolds non può fare a meno di farsi amare. Allo stesso modo, pugno dopo pugno, lacrima dopo lacrima, ci soffermiamo sulla profondità di Logan, così antitetica rispetto al suo co-protagonista, forse ancor più necessaria in un contesto come questo. I due attori obliterano praticamente senza sforzo il resto del cast principale. Seppure Matthew MacFayden e la bravissima Emma Corrin ce la mettano tutta per restare in piedi e non restare schiacciati dalla prepotenza della bomba atomica che Reynolds e Jackman sono insieme, falliscono. In particolare di fronte a Jackman a torso nudo: se ne sentiva il bisogno.
Deadpool & Wolverine è il cinecomic che punta sull’effetto nostalgia in un momento storico difficile per la Marvel. Infatti dopo Avengers: Endgame, la Marvel non è mai più riuscita a ristabilirsi, tra film incomprensibilmente complessi e serie tv non sempre all’apice del consenso (con poche eccezioni, vedi Loki). Una trama poco intricata e alquanto lineare, unita ad una sceneggiatura audace ma già sentita e a due prove recitative superbe ne fanno un film godibile. Mi spingerei oltre: un film da rivedere. Siamo lontani dal capolavoro del primo Deadpool – ma, del resto, se vogliamo parlare di Marvel, è già un successo così come è riuscito. Non resta che scoprire perché diavolo piangesse Thor (Chris Hemsworth), dopo di che possiamo dormire sonni tranquilli.










