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Loki 2: L’epilogo di un viaggio straordinario. Recensione della seconda stagione della serie Marvel con Tom Hiddleston

Basta poco per capire che la Marvel non è più quella di una volta. Film cancellati, rumor smentiti, serie date per certe perdute nei meandri dell’incertezza e di budget riallocati. Si può tranquillamente affermare che non resta molto ai veri fan della MCU se non rifugiarsi in quei piccoli gioiellini, spesso ingiustamente e perfidamente brevi, per ricordarsi che cosa li ha portati ad appassionarsi alla Marvel su schermo nell’ormai lontano 2008. Ebbene, la seconda stagione di Loki – si vocifera anche quella conclusiva – si riconferma un pilastro della MCU.

Nei sei episodi della seconda stagione, ancora una volta brillantemente orchestrati seppur molto diversi da quella precedente (non dimentichiamoci che in Loki 2 non siamo più nella Fase Quattro bensì nella Fase Cinque), torniamo ad apprezzare una scrittura solida, una cinematografia brillante e una recitazione mai banale, ma andiamo con ordine. Per gli apprezzamenti ci sarà tempo e, dato che sono doverosi, ci sarà senz’altro spazio.

Loki 2 recensione; Credits: Disney+/Marvel

Una seconda stagione che, tra alti e bassi, risulta spettacolare

Dopo che nella prima stagione Sylvie (Sophia Di Martino) aveva ucciso Colui che Rimane (Jonathan Majors), rifiutandosi di ascoltare gli ammonimenti di lui e dello stesso Loki (Tom Hiddleston), il Multiverso ha preso una nuova piega, in cui nessun ramo temporale viene distrutto ma a tutti viene concesso di esistere e moltiplicarsi. Lo stesso scopo della TVA, pertanto, cambia, nonostante la reticenza di molti fedeli di Ravonna (Gugu Mbatha-Raw) e alcuni disertori. Questo causa presto un sovraccarico del Telaio Temporale, rischiando di distruggere non uno ma tutti i rami temporali. Per evitarlo, Loki e Mobius (Owen Wilson) si mettono prima alla ricerca di una variante di Colui che Rimane e poi, con l’aiuto di O.B. (Ke Huy Quan), cercano un modo per rimettere correttamente in funzione il Telaio Temporale. Il tutto non prima che Loki riesca finalmente a imparare a gestire i propri salti temporali, una nuova dote che gli crea non pochi problemi, mettendo il proprio potere al servizio delle persone a cui tiene e di tutto il Multiverso.

Bisogna ammettere che non tutti gli episodi di Loki 2 sono stati equamente magistrali. Alcuni hanno avuto la fortuna di tenere la tensione molto più alta di altri, che hanno giustamente servito da collegamento. Personaggi che avevamo solo iniziato a conoscere più di un anno fa ora sono maturi, consapevoli, la sceneggiatura non punta più a dimostrarne il valore ma sottolinea il contributo che la loro personalità fornisce alla trama. Una trama che, scopriamo, ha un impatto sulla MCU molto più ampio di quanto avremmo potuto immaginare.

loki 2 stagione recensione
Loki 2 recensione; Credits: Disney+/Marvel

Quanto è importante un uomo, ma è la squadra a vincere

Il fulcro iniziale della stagione, come ci si potrebbe aspettare, è Victor Timely. Una versione inizialmente scialba e incomparabile con la mente geniale che Colui che Rimane era stato, eppure necessaria. E’ infatti lui che Ravonna trova con il supporto di Miss Minutes, una AI criminal-mastermind in pieno diritto, come da indicazioni del suo ex-capo, in qualche modo per creare la TVA stessa. Il libro che Timely trova e su cui basa la propria ricerca è scritto da O.B., ma O.B. si è ispirato al lavoro di Timely. In un tipico intreccio temporale non è chiaro se sia venuto prima l’uovo o la gallina, e con tutto quello che succede non abbiamo neanche il tempo di pensarci.

Victor è quindi la chiave per portare avanti il piano di Ravonna della riconquista della TVA, ma è anche il pezzo mancante per salvare il Multiverso stesso, come Mobius e Loki scopriranno. Entrambi i personaggi di O.B. – un Ke Huy Quan fresco del suo Oscar per Everything, Everywhere All at Once – e Timely brillano nella seconda stagione. Questi due personaggi sono due facce della stessa medaglia, insieme filo trainante di una trama altrimenti incapace di progredire e perfettamente in grado di ritagliarsi un posto nel gruppo di cui diventano parte. Se non esistessero già in più di un Universo, si potrebbero chiamare Loki e i suoi compagni come dei veri e propri “Avengers del tempo”. Anche se dubito che Tony approverebbe.

Anche la reticente Sylvie, che inizialmente è l’unica ad accettare di buon grado la vita in una realtà semplice ma confortevole, capisce che salvare il Multiverso è la strada giusta. Qualcuno potrebbe far notare che lo scopre fin troppo comodamente solo dopo che il suo negozio di dischi preferito viene distrutto sulle note di Oh! Sweet Nuthin’ dei Velvet Underground, ma non di meno anche lei non può restare in disparte. La variante cinica, cresciuta nei disastri, sempre sola, ora accetta di contribuire al bene di altri e non solo il proprio. Ricordiamo che per lei la TVA rappresenta la base di tutti i traumi esistenziali, dall’infanzia ad oggi. Come per gli altri, è Loki la chiave per farle cambiare idea. Il dialogo tra i due è forse tra i momenti più intensi di tutta la stagione.

loki 2 stagione finale
Loki 2 recensione; Credits: Disney+/Marvel

Loki, da Dio dell’Inganno a Salvatore del Multiverso

Mentre la disfatta si avvicina, come prevedibile, ognuno reagisce a modo proprio. O.B. e Timely si rifugiano nella scienza, supportati da Casey (Eugene Cordero), nella speranza di battere sul tempo un Multiverso che sta per esplodere. Mobius, tra una lime pie e l’altra, non è per forza all’altezza di Sylvie e Loki in quanto a coraggio e confida che aspettare mentre gli altri cercano una risposta nella tecnologia sia la scelta giusta. Rimproverato da una Sylvie invece più decisa, emerge un lato di Morbius incredibilmente umano e sensibile. Forse eredità di quel papà single con due figli che scopriamo al “boom” che riporta tutti nelle rispettive realtà.

Ma sta a Loki, ancora una volta, salvare la situazione. Un trionfo di sceneggiatura e cinematografia, guidato da un Tom Riddleston al massimo della forma, il finale intitolato Gloriosi Propositi ci ricorda quanta strada ha fatto Loki da quel lontano attacco a New York. Dopo aver imparato a controllare i propri poteri, Loki entra in un loop non dissimile da quelli già visti in Doctor Strange, anche se nessuna Gemma dell’Infinito pende dal collo del figlio di Odino. Cerca una soluzione al meltdown finale del Telaio Temporale, rivivendo un loop continuo fino a quando capisce che – proprio come aveva detto nell’episodio precedente, pochi attimi dopo aver perso di nuovo tutti i propri amici – non è il quando, il come o il perché ma il chi a fare la differenza.

Non è difficile indovinare che è proprio Loki la chiave per fermare la distruzione del Multiverso. In un gesto di profondo, spassionato altruismo, Loki si immola per salvare tutte le linee temporali, sostituendosi di fatto a Colui che Rimane al centro del Tempo, lasciando che tutti i rami temporali così diventino un vero e proprio albero, senza più il rischio di diventare eccessivo: un albero può avere rami grandi e piccoli, all’infinito. Visivamente la scena è straordinaria, bellissima nella gestione di colori e sfumature, un idillio grafico dal vero sapore MCU. Niente più Telaio, ma niente più Loki neanche.

Loki 2 recensione; Credits: Disney+/Marvel

Addio Loki, (speriamo) bentornata Marvel

Dopo centinaia di anni passati ad imparare la fisica e la tecnica e tutto quello che circondava i concetti del Telaio, Loki finisce esattamente dove aveva finalmente capito di non appartenere: un trono. Il trono del tempo, una prigione di solitudine e silenzio, al centro di tutto ma privo di legami, se non quelli dei ricordi di Mobius, Sylvie, O.B. e degli altri alla TVA. Ma riecheggiando, stavolta in maniera sentita, le parole dette al padre nel primo Thor, Loki crede e vuole finalmente fare del bene per le persone a cui tiene di più, Mobius e Sylvie, ma anche tutte quelle che non conosce e che salverà con le proprie azioni.

Dopo qualche tempo, vediamo Mobius osservare una propria versione giocare con i figli che lui non ha, lasciando che il tempo scorra. Un’ombra oro e verde su di lui e Sylvie, quasi a indicare che Loki è lì, sta sentendo quello che accade, seppure non possa raggiungerli e comunicare con loro. Il suo ultimo sacrificio, per diventare finalmente il dio che da sempre avrebbe dovuto essere.

Diciamo così addio a Loki, a due stagioni meravigliose, un piccolo gioiellino dalle finiture meticolose che per due stagioni ci ha regalato dolori ma anche gioie, dovute non solo ma anche a Tom Hiddleston e alla sua performance. Non possiamo che sperare quindi che questa serie, uno stand-alone non dissimile da WandaVision ormai diversi anni fa, sia solo il primo di altrettanti esempi virtuosi cinematografici e seriali per la Marvel. Perché, possiamo metterci la mano sul fuoco, doppiare la seconda stagione di Loki in genialità e grandiosità sarà difficile. Eppure, se Kevin Feige ci è riuscito, nulla lo ferma dal continuare a farlo in futuro. Per lui, per la Marvel e per noi tutti, lo spero davvero.

For All Time. Always. Ciao Loki, ci manchi già.

GUARDA IL TRAILER DELLA SECONDA STAGIONE DI LOKI.

Loki - Stagione 2 Recensione

Brillante

Brillante

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Kat

Cavaliere della Corte di Netflix e Disney+, campionessa di binge-watching da weekend, è la Paladina di Telefilm Central, protettrice di Period Drama e Fantasy. Forgiata dal fuoco della MCU, sogna ancora un remake come si deve di Relic Hunter.

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