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Tribes of Europa: l’apocalisse tecnologica in Europa – Recensione della nuova serie tedesca di Netflix

Tribes of Europa - la recensione
Netflix

Effetti molto collaterali della Brexit. Un autore televisivo in cerca di idee rimane così tanto colpito da un evento che segna una inversione di tendenza netta nel processo di coesione tra gli stati europei da chiedersi cosa accadrebbe in un futuro post apocalittico dove l’Europa fosse completamente disgregata. Vera o romanzata che sia questa premessa, resta che l’autore in questione esiste davvero. Si chiama Philip Koch e da quel labile spunto ha preso ispirazione per Tribes of Europa, la nuova serie tedesca disponibile su Netflix.

Tribes of Europa: la recensione
Tribes of Europa: la recensione – Credits: Netflix

Tribes of Europa e il caos dopo il Dicembre Nero

Anno 2029: senza che nessuno sappia perché, la tecnologia muore. Dalla sera alla mattina in quello che sarà chiamato Dicembre Nero, internet, telefoni, computer, corrente elettrica, auto, aerei, ogni apparecchiatura smette di funzionare. L’inizio di una fine che porterà al 2074 in cui l’apocalisse tecnologica ha spinto il mondo in un nuovo violento medioevo dove l’Europa è divisa in tantissime tribù che si contendono il nulla che resta e le vestigia di una civiltà scomparsa. Sono le Tribes of Europa che danno il titolo a questa serie prodotta dagli stessi produttori della mai troppo osannata Dark. Un terzo titolo proveniente dalla Germania, dopo Dark appunto e il fortunato Barbari, a sottolineare la vitalità della serialità in lingua teutonica.

Come non è inusuale in serie post apocalittiche, il mondo di Tribes of Europa è un poutpurri di elementi visivi a tratti persino contrastanti. Si va dall’estetica tra punk e sadomaso farcita di musica techno dei sanguinari Crow, all’idillio naturalista dei miti Origine, dagli atteggiamenti marziali e militaristici dei Crimson, ai costumi da amazzoni impoverite delle Femen. Dalle atmosfere retro futuriste dei commercianti di rottami alle avveniristiche tute e astronavi dei misteriosi Atlantidei. Una mescolanza di stili che dona alla serie una certa ricchezza che si riflette anche nelle differenti filosofie che animano gli schieramenti in campo.

Se ancora poco si sa delle Femen (il cui nome è comunque più che un indizio), ad emergere sono soprattutto Crimson e Crow. Interessante che i primi si presentino come i custodi di quel che resta del sogno europeista. Le divise prese dai magazzini della progettata (ma mai davvero realizzata) Eurocorp e la missione di difendere la pace di chi si riunisce sotto la stessa bandiera, ne fanno gli eredi ideali di un’Unione Europea andata molto più avanti di quella che conosciamo oggi. Di stampo radicalmente opposto, invece, i Crow che, in Tribes of Europa, hanno il ruolo classico di coloro che sono sopravvissuti grazie al disprezzo della morte e all’esaltazione della violenza come unica salvezza. Una riedizione in salsa post apocalittica dell’antico binomio Sparta – Atene.

Solo che, in Tribes of Europa, a ben vedere neanche Atene è poi tanto dedita alla pace e al progresso delle genti.

Tribes of Europa: la recensione
Tribes of Europa: la recensione – Credits: Netflix

Tre fratelli per tre storie diverse

La lotta tra le tribù è, comunque, solo il fondale su cui far scorrere le tre storyline principali legate ai tre figli del leader degli Origine, gruppo rapidamente dissolto a causa del loro essere proverbiali vasi di coccio tra vasi di metallo. La responsabile e caparbia Liv, l’indipendente Kiano e l’ingenuo Elja saranno i protagonisti intorno a cui Tribes of Europa ruota seguendoli in tre avventure tanto differenti da poter essere viste quasi come tre serie diverse. Sensazione maggiormente acuita dalla radicale diversità dei costumi ed ambientazioni che si riflettono anche in una fotografia e regia diverse. 

Tanta abbondanza di trame è resa possibile, in verità, dall’essere Tribes of Europa una serie che non esita ad indebitarsi pesantemente con i prodotti simili che lo hanno preceduto. La storyline legata a Liv e al conflitto politico – militare tra Crows e Crimson e all’interno degli stessi Crimson non è altro, infatti, che un Hunger Games senza i giochi o un Divergent senza le fazioni. Non a caso Liv ha come arma preferita una balestra che richiama l’arco di Katniss.

Inoltre, il suo carattere indomito e astuto è conforme al tipo di eroina young adult. Come simile a quello di Tris con Quattro è anche il rapporto tra amore e dovere con il comandante Voss. Un insieme di elemente che hanno reso popolari Jennifer Lawrence e Shaileen Woodley all’inizio delle loro carriere. E che potrebbero essere un buon viatico per la giovane Henriette Confurius data la determinazione che mostra nell’interpretare un personaggio tanto derivativo.

Altri debiti Tribes of Europa contrae con The 100. Vestiti in latex e trucchi fetish a parte, i Crow altro non sono che i Grounders della serie di Jason Rothenberg. Il personaggio di Lord Varvara (Melika Foroutan) è più affascinante e con una maggiore carica erotica di quello di Indra, ma riveste per Kiano lo stesso ruolo che la letale guerriera aveva per l’evoluzione di Octavia. In entrambi i casi, infatti, il desiderio di libertà ed indipendenza è la fiamma che appicca l’incendio che trasformerà una vittima riluttante in un potenziale carnefice. Percorso reso stavolta più credibile dal background sportivo di Emilio Sakraya che è due volte campione tedesco di full contact karate.

Più che dal desiderio di innovare, Tribes of Europa si lascia guidare dalla volontà di tenere alta l’attenzione. Obiettivo sicuramente raggiunto grazie a storyline rodate riproposte con volti convincenti e ritmo adrenalinico.

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Tribes of Europa: la recensione
Tribes of Europa: la recensione – Credits: Netflix

Tra buddy movie e speranze per il futuro

Pregi e difetti che si vedono anche nella terza storyline che completa Tribes of Europa. La missione del più piccolo dei tre fratelli diventa rapidamente un buddy movie grazie all’interazione di Elja con l’incontenibile Moses. Riportare il prezioso cubo alla misteriosa Arca è il motivo classico del viaggio formativo che trasformerà un inesperto e ingenuo sempliciotto nell’eroe che salverà in futuro la situazione. Percorso ancora incompleto, ma animato già dalla perfetta chimica tra il giovane David Ali Rashed e il più esperto Olivier Masucci, già visto come Ulrich in Dark. Proprio Masucci è il valore aggiunto di questa linea narrativa grazie alla versatilità dell’attore tedesco. Né può mancare la lode per la playlist del suo Moses a base di raffinate canzoni italiane d’autore.

Sebbene sia quella che funzioni meglio, proprio le avventure del duo Elja – Moses sono quelle che rendono più evidenti le contraddizioni della serie. Difficile conciliare, infatti, la premessa di un mondo senza tecnologia con il lavoro di Moses e colleghi vari che proprio residui tecnologia trovano e riparano. Ma è solo la punta di un iceberg perché Tribes of Europa è, in realtà, ricca di scelte ad hoc fatte per avanzare la trama con grossolane semplificazioni. Tipo il rapporto di fiducia immotivato tra Grieta e Liv. O la rapida ascesa di Kiano. Oppure il trovarsi i personaggi sempre nel posto giusto al momento giusto. Né mancano momenti ai limiti del trash (dalla parte del trash). Soprattutto quando è in scena il Capitano dei Crow con il suo corredo di tacchi, pellicce, trucchi e gingilli sadomaso.

Evidente è, comunque, quanto questa prima stagione di Tribes of Europa voglia essere una introduzione per tastare il terreno. Sei episodi da 45 minuti circa sono il formato adatto per una serie che vuole presentare rapidamente i suoi punti di forza senza dare il tempo di notare quelli deboli. Troppo pochi anche per capire il pubblico di riferimento. Probabilmente quello young adult nonostante accenni di sesso e violenza per attirare le fasce più mature. Abbastanza, comunque, per destare l’interesse del pubblico e chiedere con moderato entusiasmo una seconda e più esaustiva stagione.  

Soprattutto perché, dopotutto, al fascino di un mondo post apocalittico è sempre difficile resistere. Figurarsi poi se finalmente è in Europa e non negli Stati Uniti.

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Tribes of Europa: la recensione
3.3

Giudizio complessivo

Una serie che va a tutta velocità per non far notare quanto sia in debito con i prodotti precedenti del genere post apocalittico, ma che riesce ad interessare quel tanto che basta a chiedere con moderato entusiasmo una seconda stagione

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