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Serie TV scandinave: 5 titoli da recuperare

Netflix

In principio fu Stieg Larsson con la trilogia di Millennium (pubblicata postuma) e il personaggio iconico di Lisbeth Salander. Fino ad allora, la Scandinavia era solo la terra dei vichinghi per gli amanti delle saghe norrene e di Pippi Calzelunghe per i più piccini. I romanzi polizieschi del giornalista svedese, però, erano un segnale che ci fosse molto di più. La conferma pochi anni dopo con il raffinato horror Lasciami entrare di Tomas Alfredsson nel 2008. E poi l’indimenticabile Mads Mikkelsen nell’Hannibal televisivo di Bryan Fuller. O la famiglia Skarsgard (il padre Stellan e i figli Gustaf, Alexander e Bill) che oggi imperversano su piccolo e grande schermo.

Con simili esempi era chiaro che nelle gelide terre scandinave stavano crescendo semi che sarebbero poi germogliati in frutti pronti ad invadere il mercato delle serie tv. E, ovviamente, non poteva che essere Netflix il supermarket ad importarli da Danimarca, Svezia, Norvegia e persino Islanda. I titoli? Leggeteli di seguito.

5 serie TV scandinave da recuperare

5 serie TV scandinave da recuperare
Cinque serie TV scandinave: The Rain – Credits: Netflix

The Rain

Ad aprire la strada dalla Scandinavia a Netflix è stata a Maggio 2018 The Rain, prima serie danese prodotta dal colosso dello streaming. Ambientata in una Danimarca spopolata da una pioggia mortale, la serie segue le avventure di un gruppo di ragazzi superstiti alquanto eterogeneo. A fare da leader è Martin, ex soldato trovatosi nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma la vera guida è Simone, figlia di uno scienziato primo indiziato per la creazione del virus letale diffuso dalla pioggia. Unico immune è suo fratello Rasmus cresciuto nel bunker in cui i due sono rimasti chiusi per anni, mentre intorno tutto moriva. Completano il gruppo originario (che si ingrandirà nella seconda stagione) Patrick, fuori di testa quanto basta ma affidabile quando serve, Jean, timido e insicuro ma teneramente attaccato agli altri, e Lea, sempre ottimisticamente convinta che un piano divino li salverà tutti.

A far la parte dei cattivi con molta poca originalità la solita alleanza tra scienziati cinici e avidi e militari assetati di potere, tutti a caccia di Rasmus e della sua capacità non solo di non ammalarsi, ma anche di trasformare il virus in un’arma invincibile. Lungi dall’essere un prodotto privo di pecche, The Rain è una serie che fa della propria indecisione un’opportunità da sfruttare. L’elemento virus la trascina nel reame della fantascienza apocalittica, ma le interazioni tra i ragazzi inondano la sceneggiatura di toni da teen drama. Al tempo stesso, il costante essere in fuga e i complotti che motivano la caccia a Rasmus cercano di iniettare adrenalina negli episodi, ma le tinte pastello di inopportuni flirt rivestono il tutto con una patina da love story.

The Rain è un po’ tutto e un po’ niente. E non si fa mancare neanche qualche spruzzata di trash. Giusto per dire che dalla Danimarca può arrivare di tutto.

Se vuoi saperne di più su questa serie, ti consigliamo: The Rain: 5 buoni motivi per recuperare la serie TV catastrofica di Netflix.

5 serie TV scandinave da recuperare: Bloodride
Cinque serie tv scandinave : Bloodride – Credits: Netflix

Bloodride

Come letteralmente di tutto arriva dalla Norvegia con Bloodride. Rilasciata da Netflix il 16 Marzo di quest’anno, la serie norvegese si compone di soli sei episodi di durata inferiori ai trenta minuti ognuno. Sei brevi storie indipendenti che hanno per protagonisti i passeggeri di un misterioso autobus guidato in una notte rossastra senza tempo da un autista dal sorriso tanto enigmatico quanto inquietante. Scelta che chiarisce subito il tono di quelle che sono piccole fiabe horror per spettatori in cerca di emozioni forti per dare una botta di adrenalina a questa noiosa quarantena. Incubi in pillole regalati da una serie che non intende avere alcun filo conduttore, ma solo intrattenere con il fascino ammaliante dei racconti in stile zio Tibia.

La natura antologica di Bloodride permette agli autori di lasciar spaziare la fervida fantasia tra i diversi generi dell’horror. Il soprannaturale condito da sacrifici animali e umani e venato di vaghi richiami a riti vichinghi. La pazzia umana alla Edgar Allan Poe dove il mostro è quello che si nasconde dentro di noi e non quello che potrebbe vedersi da fuori. Il gioco di incastri ai confini della realtà in una matrioska di vicende che si intrecciano e contengono a vicenda. Il cinismo spietato dell’avidità che sacrifica a sé stessa ogni affetto e amicizia per poi essere vittima della meritata vendetta. Il racconto di fantasmi tra presenze inquietanti e spiriti fintamente innocenti. La meschinità sadica dei finti colpevoli e la crudeltà folle del vero bullo. Bloodride è un potpourri di storie messe in scena con alterna riuscita che si lasciano comunque apprezzare per la capacità di sorprendere lo spettatore con finali sempre inattesi.

Uno stuzzichino veloce per speziare una insipida quarantena.

5 serie TV scandinave da recuperare: Ragnarok
Cinque serie tv scandinave : Ragnarok – Credits: Netflix

Ragnarok

A Bloodride non spetta il primato di prima serie norvegese prodotta da Netflix perché questa onorificenza è già appuntata al petto di Ragnarok. Rilasciata a fine Gennaio 2020, la serie rende omaggio al suo titolo riportando in scena il conflitto ancestrale tra gli dei del Valhalla rappresentati dal loro campione Thor e i loro nemici primigeni ossia i Giganti. Solo che il tutto avviene in una remota cittadina immaginaria della Norvegia ed è ambientato ai giorni d’oggi in cui dei e giganti vivono sotto mentite e inattese spoglie. Quelle di un ragazzone liceale tanto goffo e impacciato da apparire quasi un ritardato. E quelle di una ricca famiglia di industriali belli e affascinanti, eletti a modello per la politica cittadina e il microcosmo liceale. Una rilettura ardita dapprima sorprendente, ma infine convincente grazie ad una sceneggiatura coraggiosa che riesce a dare un senso compiuto all’idea originale.

A fare di Ragnarok un prodotto tanto interessante è la capacità degli autori di non adagiarsi sul comodo cliché dell’eroe predestinato che affronta i villain sporchi e cattivi. Il possente Thor è un liceale ultimo arrivato e tanto timido da non riuscire neanche a flirtare con la ragazza che gli piace. Una potenziale vittima di bullismo che evita questo destino solo perché troppo grosso e imponente. L’esatto contrario dei suoi antagonisti che fanno della loro sicurezza il punto di forza che li rende ammirati e vincenti. Soprattutto, Ragnarok cambia il motivo del contendere con il premio finale che diventa proprio quella natura incontaminata da proteggere dall’avidità distruttrice degli interessi industriali. Una scelta sicuramente dettata dall’attenzione ai temi ambientalisti portati avanti da quella Greta Thumberg che proprio dalle terre scandinave viene.

Una dimostrazione efficace che il freddo aguzza l’ingegno televisivo.

Se vuoi saperne di più su questa serie, ti consigliamo: Il giro del mondo di Netflix: 5 serie TV non anglofone.

Cinque serie tv dalla Scandinavia: Kalifat
Cinque serie tv scandinave : Kalifat – Credits: Netflix

Kalifat

Dalla Norvegia è un attimo arrivare in Svezia e da lì tornare a Netflix con Kalifat. Prodotta dalla tv nazionale svedese e resa disponibile globalmente a Marzo 2020 dalla rete via streaming, la serie è un thriller poliziesco incentrato sui tentativi dell’intelligence di sventare un triplo attacco terroristico organizzato da mussulmani locali radicalizzatisi. Pur con qualche fretta di troppo nel chiudere la storia, la serie riesce ad avvincere lo spettatore invogliando discretamente al binge watching. Merito di una scrittura con il giusto ritmo che piazza gli snodi cruciali nei momenti opportuni. Il prezzo da pagare è, comunque, una certa superficialità nella presentazione dei personaggi che fa abbassare il giudizio complessivo comunque più che sufficiente.

Il lato più interessante di Kalifat è, tuttavia, l’intrecciarsi della trama principale con le tematiche legate al reclutamento di giovani indifesi da parte del fondamentalismo islamico. Molto spazio è, infatti, dedicato alla storia delle due amiche quindicenni Suleika e Kerima e di Lisha, sorella tredicenne della prima. Kalifat mostra come spesso il tanto declamato processo di radicalizzazione non sia il rumoroso esplodere della follia. Al contrario, è il silenzioso scivolare nell’orrore di chi non ha trovato nessuno che lo fermasse in tempo. Come per i due fratelli fratelli Jacob e Emil che sposano la causa del martirio solo perché cercano un modo di essere ammirati non importa da chi e perché. O come per la coraggiosa Pervin e l’ingenuo marito Husam che si trovano a doversi confrontare con la realtà dello stato islamico dell’ISIS a Raqqa.

Kalifat è una serie che va vista perché parla di fondamentalismo senza abbandonarsi a slogan sovranisti, ma mostrandone le vittime e chiedendoci di capire che, se lo sono diventate, non è stata colpa loro.

 Cinque serie tv dalla Scandinavia: I delitti di Valhalla
Cinque serie tv scandinave : I delitti di Valhalla – Credits: Netflix

I delitti di Valhalla

Danimarca, Norvegia, Svezia. Manca solo un paese all’appello delle nazioni scandinave. Ma cosa potrà mai venire dalla remota Islanda? Da un paese che con i suoi poco più che 330 mila abitanti è meno popoloso di molte città di media dimensione italiane? La risposta è I delitti di Valhalla, approdato su Netflix a metà Marzo in quella che è stata una sorta di invasione vichinga delle frequenze virtuali della rete. La prima serie islandese di Netflix è un crime dal ritmo lento e dalle atmosfere cupe che si sposano magnificamente con la natura dell’isola dei ghiacci. Scelta dopotutto sorprendente per un paese il cui corpo di polizia conta meno di mille elementi. Dove i poliziotti sono disarmati e devono chiedere l’autorizzazione alla centrale per accedere alle armi conservate in una cassaforte nel bagagliaio dell’auto di servizio.

Eppure, proprio queste peculiarità fanno de I delitti di Valhalla un prodotto alternativo dove l’attenzione non si concentra sull’azione, ma sul ragionamento. Non sul cosa fanno i protagonisti, ma su chi sono e cosa cercano. Schema si applica ai due detective Kata, madre divorziata tormentata dalla paura di essere troppo assente per il figlio Kari, e Arnar, emigrato a Oslo per fuggire ad una situazione familiare difficile. La caccia al serial killer diventa un modo per i due di affrontare sé stessi prima che l’assassino. Sarà anche l’occasione inattesa per scavare nel lordume che giace sotto la candida apparenza di una società immacolata. Perché, alla fine, non sarà importante capire chi ha ucciso chi, ma perché e seguire il filo di quel motivo per punire le colpe nascoste in un passato sepolto dai ghiacci misericordiosi. Il tutto esaltato da una fotografia abile a sporcare il candore della natura incontaminata con le tinte fosche della storia narrata.

Una serie che è, forse, la migliore di questa prima ondata di produzioni scandinave. Diverse come genere e qualità, ma tutte accomunate dall’intenzione di dimostrare che magari il freddo di quelle terre lontane allena la mente ad andare oltre toy boy e ragazze calienti.

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