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The New Pope: l’attesa del confronto – Recensione dei primi due episodi della serie di Paolo Sorrentino

The New Pope: recensione dei primi due episodi
Sky

È una scelta rara se non unica quella di cambiare il nome di una serie nel passaggio dalla prima alla seconda stagione. Ma era stato anche decisamente insolito vedere un regista come Paolo Sorrentino scegliere il formato seriale per mettere in scena il suo papa non convenzionale. Tanto più che The New Pope, fin dai primi trailer, si presentava come un qualcosa di sufficientemente nuovo rispetto a The Young Pope da potersi considerare una nuova storia piuttosto che il continuo di una vecchia. Visti i primi due episodi, possiamo annunciare un gaudium magnum?

The New Pope: recensione dei primi due episodi
The New Pope: recensione dei primi due episodi – Credits: Sky

Il cardinale che voleva essere papa

The Young Pope ha insegnato una lezione importante a chi si prende l’onore e l’onere di recensire i primi episodi di una stagione. Non azzardare previsioni. Soprattutto con un autore imprevedibile come il regista napoletano capace di prendere direzioni inattese che possono essere tanto entusiasmanti quanto deludenti. Era stato così in parte per The Young Pope: una eleganza visiva e una maestria recitativa che si erano troppo spesso rivelate fini a sé stesse per una storia che era stato esteticamente piacevole guardare, ma ardua da seguire per il suo incedere pachidermico. Lo scontro paventato dai trailer tra due papi suggerisce una maggiore dinamica per The New Pope, ma dire se questo suggerimento diventerà una promessa mantenuta è al momento impossibile.

Perché, come è inevitabile che sia, i due episodi che aprono questa stagione sono pienamente introduttivi. Servono a disegnare quello status quo che renderà necessario piantare quel seme da cui germoglierà il preannunciato conflitto. E, tuttavia, questa funzione viene assolta in un modo inusuale con un primo episodio che potrebbe anche essere visto come un mini film a sé stante. Breve e scontato nel suo epilogo, ma già indicativo di un certo modo di approcciarsi al Vaticano che Sorrentino vuole continuare ad avere estremizzandolo a tratti.

L’assenza forzata del mattatore della passata stagione e l’arrivo posticipato del nuovo capocomico permette di spostare al centro dell’attenzione quel Cardinale Voiello che era stato l’antagonista preoccupato della passata stagione. Il doppio ruolo cardinalizio (Voiello e la new entry Hernandez) interpretato da Silvio Orlando esaltano le doti attoriali dell’attore partenopeo che si rende responsabile involontario della prima sorpresa della stagione. A diventare papa è un burattino che, in maniera inattesa, scopre di potersi muovere senza fili. In una autonomia tempestosa che predica una chiesa fedele alla povertà francescana da mettere in piedi contro la volontà dei presuli tutti appoggiandosi a giocondi frati nel ruolo di improbabili braccia armate della rivoluzione. Il papato che nessuno storicamente ha mai voluto.

E che, infatti, rapidamente viene cancellato. Si avvertono in questo primo episodio forti gli echi di un populismo macchiettistico con la Curia dipinta come il classico covo di porporati interessati solo a giochi di potere e a nascondere omosessualità e pedofilia. Una concessione fin troppo facile al modo in cui al pubblico d’oltreoceano (a cui la serie comunque si rivolge) è abituato a pensare la Chiesa Cattolica. Messa in scena con la solita ricchezza di costumi e scenografia, la purezza della fotografia e l’abilità della regia che da sempre caratterizzano il cinema di Sorrentino.

Un esordio per The New Pope sulla falsariga di quello di The Young Pope.

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The New Pope: recensione dei primi due episodi
The New Pope: recensione dei primi due episodi – Credits: Sky

Il papa che verrà

Fortuna che Sky, seguendo le abitudini della programmazione italiana, manda in onda due episodi a settimana. Perché è il numero due di The New Pope a potersi considerare il vero esordio di questa seconda stagione. Quello in cui, archiviato rapidamente l’infelice esperimento di burattinaio, Voiello (con il consenso del suo alter ego Hernandez), decide di conoscere il futuro nuovo papa. Il Sir John Brannox nominato come terzo incomodo casuale durante il Conclave appare, infine, in questo secondo episodio dopo essersi negato con evidente snobismo.

Perché Sir John è prima di tutto un baronetto di Sua Maestà la Regina d’Inghilterra e solo dopo un Cardinale di Santa Romana Chiesa. Un uomo che tiene più alla sua nobiltà che alla fama di abile convertitore di anglicani. Un personaggio che accoglie la comitiva guidata da Voiello con il distacco superiore di chi sa di essere desiderato. Di chi non ha bisogno di ascoltare le parole dei visitatori perché ha individuato in loro dei postulanti a cui concedere udienza. Sir John non ha ancora la tiara e i paramenti papali, ma si sente già al di sopra di chi si ammanta del titolo di principe della Chiesa. Perché della porpora lui non solo non ne ha bisogno, ma nascostamente ritiene che sia persino sminuente.

Un personaggio del genere non poteva essere affidato ad un attore qualunque. Serviva, infatti, qualcuno con una forte presenza scenica e una rodata esperienza capace di comunicare una certa alterigia e sicurezza anche senza parlare. Questo qualcuno non poteva che essere John Malkovich. Il sessantaseienne attore statunitense dona al suo personaggio un fascino ieratico grazie al tono sommesso della voce, alla mimica facciale, agli occhi magnetici sottolineati dal trucco appena accennato. Un magnetismo mesmerico che ipnotizza lo spettatore costringendolo ad ascoltare incantato anche i silenzi più lunghi.

The New Pope: recensione dei primi due episodi
The New Pope: recensione dei primi due episodi – Credits: Sky

Il papa che c’è ancora

Soprattutto John Malkovich ha la credibilità necessaria ad opporsi al faro che brillava in The Young Pope. E che tornerà a splendere anche in The New Pope. Perché, sebbene immobilizzato a letto, Lenny Belardo è ancora presente. Non solo nelle scene oniriche in cui Jude Law può sfoggiare il suo sorriso enigmatico. Ma anche nelle parole ammirate del Cardinale Gutierrez che si sente orfano della sua presenza. Nella devozione cieca dei fedeli che lo attendono dormendo in piazza guidate da una sorta di sacerdotessa di un culto quasi pagano. Nella ferma adorazione di una Esther che da lui continua a sentirsi miracolata.

Lenny Belardo contro Sir John Brannox. Il papa giovane e sicuro di sé stesso contro il futuro papa angustiato dal suo ruolo ma altrettanto sicuro della sua superiorità. Uno scontro tra titani che promette di dare una maggiore vivacità ed una più vibrante dinamicità ad una serie che nella prima stagione si era a volte impaludata in una stasi inadatta ai tempi televisivi.

I due primi episodi di The New Pope confermano il talento visivo di Sorrentino, il suo sguardo irriverente, la sua attenzione alla costruzione delle immagini e alla scelta delle musiche. Rendono il meritato omaggio alla bravura di Silvio Orlando e portano in scena un promettente John Malkovich ricordando comunque la presenza di Jude Law. Il motore è stato avviato e bene. Tocca sperare che non si ingolfi.

The New Pope: recensione episodi 1 e 2
4

Giudizio complessivo

Un avvio di stagione che conferma le qualità di The Young Pope e promette scintille grazie al duo John Malkovich – Jude Law supportati da un ottimo Silvio Orlando

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