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The Following: Recensione dell’episodio 2.09 – Unmasked

Nessuno sa con precisione quante siano le sette religiose negli Stati Uniti con nuovi culti (di matrice pseudo cristiana, new age o blandamente satanica) che restano spesso sconosciuti ai non adepti e nascosti in un volontario isolamento. Solo alle volte (fortunatamente), il suo leader decide di spingere i propri fedeli ad azioni criminali o suicide che ne segnano il debutto sulla scena massmediatica e, al tempo stesso, una rapida e spesso cruenta fine.

The Following_james purefoy L’argomento ha sempre destato molto interesse negli Stati Uniti e a questo fascino ha fatto appello, fin dalla prima stagione, The Following. Altro non è Joe Carroll se non un leader che predica un suo distorto messaggio di morte. Eppure, la sconfitta patita ad opera di Ryan con la cattura o la morte dei membri della sua confraternita di Havenport, avevano convinto gli autori a mostrarci un Joe trascinato dagli eventi che altri avevano messo in moto per lui, consapevole dei propri fallimenti e quasi rassegnato ad una sterile fuga in compagnia di figure a lui legato da affetto più che conquistate dal suo predicare. Un Joe Carroll tanto poco carismatico non poteva però essere il villain di una serie che su di lui aveva basato il suo (seppur modesto) successo. Non poteva essere altro che un trucco. Doveva essere solo un trucco. E solo un trucco, in effetti, è stato. In questo Unmasked, Joe decide infine di gettare la maschera del remissivo seguace di un poco credibile maestro per indossare di nuovo il mantello del profeta. Sebbene neanche il più ingenuo degli spettatori avesse mai accettato l’idea di un Joe mite strumento per i voleri di un incoerente e vanesio maestro (che predica amore e poi taglia vene e getta persone in buche), l’idea che la setta orfana di Micah e Julia creda immediatamente alle parole di Robert e subito accetti Joe come suo profeta è ovvia, ma proprio per questo credibile. Non sempre una serie ha il dovere di stupire con un plot imprevedibile. Al contrario, si deve pretendere che gli eventi si succedano con una logica e, alle volte, una certa prevedibilità è un tributo che vale la pena pagare. Come in questo caso da elogiare per come è stato portato avanti il cambio di leadership in Korban.

carriecookeC’è un’altra figura spesso legata alle sette: il reporter televisivo che, sprezzante del pericolo e della morale, indaga sul leader di turno per poi scrivere un qualche instant book o vendere una esclusiva guadagnata con ogni mezzo lecito o illecito. Se c’è quindi un Joe Carroll, non può che esserci anche una Carrie Cooke. Introdotta nell’episodio precedente, il personaggio di Carrie sembra evolvere troppo in fretta. Se in Sacrifice era stata presentata come una spietata arrivista disposta anche ad andare a letto con un ubriaco Ryan pur di farsi rivelare i dettagli necessari per rendere più interessante il suo libro, stavolta sembra addolcire alcuni aspetti del suo carattere. L’atteggiamento conciliante con Ryan, l’accettare senza troppe repliche di non svelare gli ultimi dettagli delle indagini in cambio di future rivelazioni (sulle quali però non insiste troppo), l’invito a cena, il chiedere scusa per aver diffuso il messaggio del redivivo Joe vogliono mostrarci una giornalista che sa anche riconoscere il confine tra il difendere le proprie fonti e i propri metodi e il favorire un crimine inneggiando indirettamente al suo autore.

libraryNon è solo Joe Carroll a fare un passo indietro verso la passata stagione per ritornare a vestire i panni del leader. Anche Ryan si discosta dalla figura di giustiziere completamente dedito alla sua missione. Al contrario e un po’ a sorpresa, in questo episodio perde molta della durezza e risolutezza mostrata finora. Mentre Mike e Max (che inevitabilmente finiranno per essere amanti anche senza scenette con asciugamani ballerini) vorrebbero subito incolpare la Mendez, è lui a tirare il freno a mano e chiedere supplementi di indagine. Ed è lui a consolarla immediatamente dopo la morte di Jana (suicidio, questo, piuttosto telefonato come la morte di Lance visto che entrambi avrebbero accorciato troppo la caccia a Joe).  Ma, soprattutto, Ryan perdona Carrie fornendole gli alibi a cui lei stessa non avrebbe voluto far ricorso. Probabile che questa sia solo una parentesi necessaria a rallentare il ritmo in attesa della decisiva battaglia con Joe. Pausa accettabile a patto che non si ricada negli errori dell’anno scorso con un Ryan costantemente battuto da ogni scagnozzo di Joe e troppo debole per essere poi credibile come vincitore nello scontato scontro finale.

carrieryanIl fugace bacio tra Ryan e Carrie è il prologo per quella che è la rivelazione finale dell’episodio. Era facile pensare che il titolo Unmasked si riferisse alla scena con Joe che si smaschera rivelando il suo ritorno. Invece, chi getta la maschera è l’ FBI con la sorpresa del ritorno di un personaggio fondamentale nella passata stagione. Troppo poco una scena per commentare la vera sorpresa di questo episodio. Ma da come gestiranno il seguito di questa rivelazione dipenderà molto della riuscita di questa stagione.

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