fbpx
Recensioni Serie TvSerie Tv

Good Omens 2: quando la trama non serve – Recensione della seconda stagione della serie con Michael Sheen e David Tennant

Era il 31 Maggio 2019 quando Good Omens debuttava su Prime Video. Attesa dai lettori di Neil Gaiman e del romanzo (quasi) omonimo scritto con Terry Pratchett, la serie era riuscita a soddisfare in pieno i palati più difficili dei critici con la penna puntata e dei fan pronti a denigrare ogni infedeltà al testo originario. Merito sicuramente della scrittura dello stesso Gaiman, ma soprattutto dello stato di grazia del duo Michael Sheen – David Tennant nei panni dell’insolito duo formato dall’angelo Aziraphale e dal demone Crowley intenti a salvare la terra dall’Armageddon deciso di comune accordo da Inferno e Paradiso.

Da allora sono passati quattro anni conditi da pandemia, incendi devastanti, grandine in formato piaga biblica, guerra poco lontano dai lidi patri con tanto di (fortunatamente solo velate) minacce nucleari. Insomma, l’Armageddon nella serie ce lo siamo scansati, ma nel mondo reale i quattro cavalieri dell’Apocalisse qualche prova l’hanno fatta. Sarà per questo che, quasi inattesa, è arrivata il 28 Luglio la seconda stagione di Good Omens?

Good Omens 2: la recensione
Good Omens 2: la recensione – Credits: Prime Video

Un ritorno non preventivato

L’annuncio di Good Omens 2 era giunto tanto inatteso da essere una vera e propria sorpresa. Sia il romanzo di partenza che la prima stagione della serie erano perfettamente conclusivi. Anche i tanto ventilati progetti di scrivere un secondo capitolo per Aziraphale e Crowley non erano mai andati oltre un vorrei ma non posso da parte di Gaiman ulteriormente frenato dalla scomparsa di Terry Pratchett nel 2015. Tuttavia, che un seguito ci potesse essere era un’idea sepolta nella mente di Gaiman che aspettava solo un motivo per andare a scavare e tirarla fuori. E questo motivo è stato proprio il successo della prima stagione.

LEGGI ANCHE: Good Omens: Tennant – Sheen sono una gioia per gli occhi

Stando alle dichiarazioni dello stesso poliedrico autore britannico, Good Omens 2 non è quel seguito, ma solo il ponte che a quello dovrebbe portare. Una dichiarazione che apre la strada ad una terza stagione che, d’altra parte, anche il finale di questa rende indispensabile. Sperando di non dover aspettare altri quattro anni, ovviamente. Conseguenza di questa programmazione a lungo termine è che Good Omens 2 è più una serie di servizio che un prodotto dotato di vita autonoma. Peculiarità che spiega, quindi, l’assenza di una vera e propria trama. C’è giusto un abbozzo minimale che è più una scusa per riportarci nel mondo della serie che il motivo di interesse di questa seconda stagione.

L’arcangelo Gabriele di uno stralunato Jon Hamm che si presenta alla porta della libreria di Aziraphale senza abiti, ma soprattutto senza memoria. Questo è l’incipit di una storia che, in realtà, accelera verso la sua conclusione solo nel finale. Il resto degli episodi di Good Omens 2 sono una lunga attesa tra potenze angeliche che discutono a chi spetti il comando in assenza dell’Arcangelo Supremo e demoni ambiziosi che quello stesso arcangelo cercano per fare carriera. A non far pesare questa attesa pensano ancora una volta i piani bislacchi del duo Aziraphale e Crowley e i tanti flashback che ci illustrano ancora di più come il rapporto si è cementato dai primi attimi della creazione ai giorni nostri.

Good Omens 2 potrebbe essere accusato di girare a vuoto senza avere una trama da seguire che non sia la ripetizione di quanto burocratici siano Inferno e Paradiso, quanto incapaci di comprendere il mondo siano angeli e demoni, e quanto, perciò, unici siano invece Aziraphale e Crowley. Un po’ poco per giustificare la necessità di una seconda stagione?

Good Omens 2: la recensione
Good Omens 2: la recensione – Credits: Prime Video

Bastano loro due

La verità è che ad una domanda del genere non si può rispondere in maniera pienamente oggettiva. Perché una serie non è fatta solo della sua sceneggiatura e di altri aspetti più prettamente tecnici quali regia e fotografia. È fatta anche, se non soprattutto, del suo comparto attoriale. E Good Omens 2 può vantare Michael Sheen e David Tennant che da soli giustificano l’esistenza di un qualunque prodotto. Anche sei episodi realizzati per il puro gusto di vederli interagire sullo schermo.

Good Omens 2, ancora più che la prima stagione, è Aziraphale e Crowley. L’angelo testardamente devoto al bene ad ogni costo e il demone incline ad assecondare la naturale tendenza dell’essere umano a deviare dalla retta via. Sono i loro battibecchi continui da allegre comari a rendere frizzante la serie donandole una freschezza che si percepisce quasi fisicamente anche quando in casa il termometro sale ben oltre i 30 gradi. La storia dell’amicizia imprevedibile e indissolubile tra due personaggi dalle parti opposte della barricata si arricchisce di ulteriori aneddoti tra onesti ladri di cadaveri e vittime di scommesse tra Paradiso e Inferno arrivando dietro fino a quando Crowley era ancora un angelo con tanti dubbi sul disegno divino.

LEGGI ANCHE: Chernobyl, Good Omens, Unbelievable: le miniserie tv sono la nuova passione del 2019

Il resto di Good Omens 2 è un contorno gustoso messo lì per evitare che il palato si abitui ad una pietanza squisita servita troppo a lungo. Funzionano perché Gaiman sa come scrivere i suoi personaggi e perché ognuno degli attori chiamati a interpretarli dimostra di aver compreso lo spirito della serie. Che è anche quello di diventare spalle comiche di due mattatori unici come Michael Sheen e David Tennant. La sostanziale ignoranza degli arcangeli nel comprendere il mondo terreno genera continui buffi fraintendimenti tra Aziraphale e il trio Michael – Uriel – Saraqael. Anche la loro accigliata severità appare più fuori luogo che veramente intimorente. L’ingenuità disarmante di Muriel (Quelin Sepulveda) è un invito a nozze per l’astuzia di Crowley. I tentativi inconcludenti e scombussolati degli ambiziosi Shax e Furfur sono fonte di inesauribili errori che la serie evidenzia per renderli ridicoli.

Sono tutti questi momenti ilari e al tempo stesso pezzi di bravura del cast a fare di Good Omens 2 una serie di cui forse non c’era un bisogno indispensabile, ma a cui è impossibile rinunciare una volta che si sia premuto il tasto play.

Good Omens 2: la recensione
Good Omens 2: la recensione – Credits: Prime Video

Umano, troppo umano

Di un ciclopico spoiler alert ci sarebbe bisogno per parlare dell’elefante nella stanza di Good Omens 2. Evitando di dire alcunché, ma consigliando di proseguire con la lettura solo dopo aver visto la serie per andare sul sicuro, ci limiteremo a rubare le parole a Nietzsche. Il focoso filosofo tedesco avrebbe, infatti, esclamato un adirato “umano, troppo umano” per commentare il season finale della serie. Un commento che si può riferire alla rivelazione sul perché dell’amnesia di Gabriele e dell’ossessione di Beelzebub (Shelley Conn) per la caccia all’arcangelo. Ma soprattutto alla situazione in cui vengono a trovarsi Aziraphale e Crowley dopo l’intervento risolutore di Metatron. Che è anche colui a cui tocca annunciare il tema della, a questo punto, probabilissima terza stagione.

Proprio il finale di Good Omens 2 è il punto debole della serie. La storia di Nina e Maggie si chiude con un finale anticlimatico che nega tutto quello che si era cercato di costruire negli episodi precedenti. Al contrario, tutto il mistero legato a Gabriele viene svelato in una serie di rapidi flashback che mostrano anche il suo sorprendente legame con un altro personaggio. Capire il perché e il come di questa inattesa unione è tuttavia impossibile nonostante sarebbe stato di sicuro interesse. Si ha l’impressione che la serie abbia cincischiato allegramente beandosi della capacità di intrattenere il pubblico. Salvo poi accorgersi solo alla fine che aveva anche delle storie da raccontare e dei semi da piantare per il futuro.

La recensione della seconda stagione di Good Omens
Good Omens 2, la recensione

LEGGI ANCHE: The Sandman: i sogni possono diventare realtà

Soprattutto, è impossibile non storcere il naso e sollevare ben più di un dubbioso sopracciglio per l’evoluzione umana, troppo umana che ha il rapporto tra Aziraphale e Crowley. Quella scena nel finale di Good Omens 2 (quella che non possiamo svelare) va incontro alle giuste tematiche sociali di cui è sempre necessario parlare. Ma priva della sua unicità quello che è il fulcro della narrazione di Good Omens. Trascina su un piano molto terreno quello che era un rapporto affascinante proprio per il suo essere diverso da tutto. Una evoluzione che, in un certo senso, tradisce le idee dello stesso Gaiman che aveva sottolineato come ciò che unisce Aziraphale e Crowley non possa incasellarsi nei nostri concetti comuni.

Un finale del genere costringe a malincuore ad abbassare il voto complessivo a Good Omens 2 che resta comunque alto. Una seconda stagione che non era stata prevista da nessuno, ma che, conclusione a parte, resta comunque quella ventata di freschezza di cui non si può fare a meno.

Good Omens 2: la recensione

Giudizio Complessivo

Una seconda stagione inattesa e di servizio per la probabile terza che intrattiene magnificamente grazie al duo Michael Sheen - David Tennant, ma che si chiude con un parziale tradimento della sua stessa natura

User Rating: 3.05 ( 2 votes)

Winny Enodrac

In principio, quando ero bambino, volevo fare lo scienziato (pazzo) e oggi quello faccio di mestiere (senza il pazzo, spero); poi ho scoperto che parlare delle tonnellate di film e serie tv che vedevo solo con gli amici significava ossessionarli; e quindi eccomi a scrivere recensioni per ossessionare anche gli altri che non conosco

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Pulsante per tornare all'inizio