fbpx
Recensioni Serie TvSerie Tv

The Sandman: i sogni possono diventare realtà – Recensione della serie Netflix dal capolavoro di Neil Gaiman

Inutile negarlo: non appena i primi rumours sulla possibilità che The Sandman divenisse una serie tv prodotta da Netflix hanno iniziato a circolare si è accesa una spia d’allarme nella mente di ogni amante del capolavoro di Neil Gaiman.

Quella luce rossa lampeggiante che a parole si traduceva in una voce costante che con uguali dose di speranza e paura ripeteva “fa che non sia un disastro, fa che non sia un disastro, fa che non sia un disastro” e così ad libitum. Aveva provato a zittirla lo stesso Neil Gaiman annunciando che avrebbe affiancato David Goyer come produttore e showrunner. Ma si sa come sono fatti gli innamorati. È un attimo che il minimo accenno di cambiamenti possibili si trasforma nella gelosia immotivata dell’amante che teme di essere tradito.

Prima, le rassicuranti immagini promozionali. Poi un trailer entusiasmante. E poi il conto alla rovescia. Ed, infine, il momento di sentire il tudum di Netflix aprire il primo episodio della stagione rilasciata il 5 Agosto. Ed allora la voce da sussurro spaventato si è fatta urlo liberatorio: grazie Netflix di averci dato questo The Sandman!

LEGGI ANCHE: The Sandman: trama, cast e trailer della serie tv di Netflix tratta dal fumetto

The Sandman: la recensione
The Sandman: la recensione – Credits: Netflix

Un adattamento fedele allo spirito dell’originale

In verità, dubitare del successo di un adattamento di The Sandman non era una paranoia immotivata. Una figlia spuria di una mancanza di fiducia (peraltro non priva di fondamento) nelle intenzioni di Netflix. L’opera di Gaiman è, infatti, talmente ricca di livelli di lettura e temi filosofici che può trasporne solo una minima parte. Il che significa automaticamente scontentare inevitabilmente chi avrebbe preferito quell’altro invece che quest’altro.

Il modus operandi del suo protagonista sembra poco adatto agli stilemi delle serie tv. Pur nelle narrazioni corali, si esige la presenza di un personaggio che lo spettatore possa identificare come preminente, fosse anche solo come primus inter pares. Ed, infine, era anche difficile immaginare di vedere trasposte fedelmente sullo schermo quelle infinite soluzioni visive che solo le pagine di un fumetto affidato a disegnatori diversi possono realizzare. A meno di non cedere completamente ad una CGI onnipresente che avrebbe però realizzato un mondo artificiale invece che onirico.

The Sandman: la recensione – Credits: Netflix

The Sandman ha l’intelligenza di aggirare questi ostacoli rifiutandosi di affrontarli. Non prova ad essere una copia televisiva dell’originale cartaceo, ma ne coglie l’essenza per realizzare la propria visione dell’imaginarium del fumetto. Dimentica il look inconfondibile del Morpheus né lo stile sbarazzino da adolescente emo punk di Death. Si preoccupa poco o nulla di quanto la figura imponente e riccioluta del suo Lucifer Morningstar assomigli al Signore degli Inferi della graphic novel. Cambia con nonchalance anche il sesso di alcuni personaggi perché sa che non ha importanza il loro genere ma ciò che rappresentano. Lascia libera la propria fantasia nel costruire i luoghi e i personaggi ispirandosi a quelli originali, ma senza farsi ossessionare da una rigida fedeltà che avrebbe avviato una gara da cui non is poteva che uscire sconfitti.

Dire con certezza di chi sia il merito di questo approccio è ovviamente impossibile. Sicuramente fondamentale è stata la presenza di Neil Gaiman. Soprattutto, il suo non essersi limitato ad essere solo un nome utile ad attirarsi le simpatie dei fan dello scrittore inglese. Come egli stesso ha sottolineato, il Sandman di Netflix è il Sandman che lui avrebbe realizzato se lo avesse scritto oggi invece che nel 1988. Non è importante, perciò, l’acconciatura di Morpheus o quanto cerone bianco abbia in viso. Conta che nei suoi occhi ci sia sempre quella capacità di stupirsi, comprendere, imparare, scoprire, minacciare, perdonare, assistere. Il suo essere al tempo stesso un sovrano potente orgoglioso dei suoi possedimenti e consapevole dell’importanza del suo ruolo e, al tempo stesso, uno spettatore curioso che sa che ci sarà comunque qualcosa che, nonostante i millenni da cui è in giro, non ha ancora visto.

Perché è questa la vera anima di The Sandman. Il suo essere un viaggio infinito in un mondo dove sogni e incubi non sono altro che immagini di una realtà che non smette mai di cambiare e insegnare.

The Sandman: la recensione
The Sandman: la recensione – Credits: Netflix

Un affascinante universo di personaggi e storie

Coerente con questa sua intima natura, The Sandman è un racconto che conserva la sua unitarietà dividendosi però in tanti rivoli. Come torrenti nati dalla stessa sorgente che scorrono in maniera indipendente per poi unirsi come affluenti in uno stesso fiume tranquillo. Questo spezzettarsi in episodi quasi autonomi fa apparire la serie a tratti dispersiva. Un continuo introdurre nuovi personaggi che sembrano importanti e che, invece, poi non tornano nel seguito. Stessa impressione si ha con gli antagonisti di Morfeo che si alternano senza che sia chiaro a chi vada attribuito il titolo di villain della serie. Difetti che, in realtà, sono tali solo ad una lettura superficiale. Ogni storia, ogni personaggio, ogni dialogo, ogni avventura anche minima contribuisce a definire il carattere di Morfeo. A costruire il suo mondo interiore attraverso le esperienze che umani, sogni e incubi gli regalano.

The Sandman: la recensione – Credits: Netflix

La serie di Netflix rimane così fedele al The Sandman di Gaiman nel suo essere una collezione di storie che costruiscono un affascinante universo di personaggi indimenticabili, luoghi immaginifici, temi profondi, esempi illuminanti. Ognuna è la tessera di un mosaico che sa farsi ammirare in ogni suo elemento e nell’armoniosa unità di un tutto che abbraccia ogni declinazione dell’animo umano.

La superba protervia di Roderick Burgess che si illude di poter comandare alla morte. L’entusiasmo irrefrenabile di Hob Gadling che ogni cento anni racconta a Morfeo di gioie e dolori, ma soprattutto del desiderio inestinguibile di non rinunciare ad entrambe perché sono tutte gemme di quella corona preziosa che è la vita. La furia vendicativa di Ethel Cripps che si trasforma in cupidigia ingannatrice, ma che sa fermarsi di fronte all’amore per un figlio traditore. La violenza rabbiosa di un John Dee che non esita a distruggere il mondo pur di realizzare un distorto ideale di sincerità ad ogni costo senza capire come una bugia possa essere innocente se nasce da una salvifica empatia.

Il finto cinismo di una Johanna Constantine che fa il bene quasi contro voglia per non ammettere a sé stessa e agli altri che così sta espiando un peccato che non ha il coraggio di confessare. La generosità altruistica di Rose Walker sempre pronta a mettersi a disposizione della corte che le gira intorno che sia Lyta che ha perso il marito, Hal che sogna di essere una drag queen, le sorelle Chantal e Zelda nel loro gotico mutismo, i sorridenti Ken e Barbie persi a interpretare la finzione dei loro alter ego giocattolo.

The Sandman è anche più di questo ritratto onnicomprensivo della natura umana. Lo è grazie alle figure soprannaturali che sono manifeste allegorie di temi che da sempre e per sempre attraversano l’esistenza. Fedele alla filosofia di Gaiman, la serie li presenta in modi mai banali. Così il Signore degli Inferi è quel Lucifer Morningstar che con Morfeo combatte non in un duello di fuoco e fiamme, ma con la magia della poesia e delle immagini accettando anche lealmente la sconfitta pur preparandosi alla rivincita.

Desire diventa un essere androgino che si nutre dell’amore per sé stesso vivendo in un palazzo a sua immagine e somiglianza da cui trama per prendere il dominio dei sogni perché sa che solo così potrà controllare l’uomo. Ad aiutarla è la sorella Despair in una unione che rompe il dualismo di concetti considerati opposti per sottolineare quanto i contrari siano solo lati diversi di una stessa medaglia. Su tutti spicca ovviamente Death a cui è dedicato uno degli episodi più delicati confermando la riscrittura rivoluzionaria che Gaiman fa della morte. Non più fine di tutto, ma sorridente inizio di un altroquando verso cui avviarsi con la fiducia che sa dare la stretta di mano delicata di una amica affettuosa.

The Sandman è una serie che riporta alla mente i versi di Leopardi. Apre squarci su un infinito nella cui immensità si annega il pensiero che trova dolce il naufragare in quel mare.

LEGGI ANCHE: Le serie tv da vedere ad agosto

The Sandman: la recensione
The Sandman: la recensione – Credits: Netflix

Una scelta di cast perfetta

Inevitabile domandarsi quanto The Sandman sia fruibile da uno spettatore che non abbia mai letto il fumetto originale o che non sia avvezzo alle tematiche e al modo di intendere il fantasy di uno scrittore come Neil Gaiman. La serie non presume una conoscenza pregressa delle opere dell’autore britannico, ma è indubbio che bisogna entrare nel mood giusto per lasciarsene trascinare. Altrimenti il rischio è di perdersi in un labirinto di personaggi e situazioni che si può far fatica a collegare. Diventerebbe, in questo caso, più semplice accorgersi di possibili imperfezioni. il ritmo della narrazione è mutevole e a tratti fin troppo lento. La qualità degli effetti visivi è piuttosto incostante. La fotografia molto televisiva è poco adatta ad un’opera che avrebbe richiesto toni più lussureggianti.

Eppure, anche questo spettatore più severo finirebbe per promuovere The Sandman non solo per la su ricchezza di contenuti, ma per le performance ottime di tutto il cast. Ovvio che tutta l’attenzione fosse puntata su Tom Sturridge chiamato a vincere la diffidenza innata degli amanti di Dream. Sfida vinta a mani basse grazie ad una recitazione multiforme giocata moltissimo sull’espressività dello sguardo. È negli occhi di Morfeo che scorrono le mille note del carattere del personaggio ed è bravissimo l’attore londinese a farne il centro della sua interpretazione.

Altrettanto convincente è Kirby Howell – Baptiste a cui spetta il difficile compito di dare corpo all’adorata Death. Lasciamo da parte ogni stupido discorso sulla diversa etnia del personaggio (come se avesse senso parlare dell’etnia della morte). Impossibile, piuttosto, è non sottolineare la delicatezza che l’attrice riesce a comunicare. Il sorriso luminoso, la voce rassicurante, la grazia consolatrice dei gesti, la vivacità rasserenante del volto. Tutti elementi che restituiscono la natura della Death di Gaiman.

Imponente è Gwendoline Christie nel restituire un Lucifer che sa essere infernale pur mantenendo un aspetto luminoso coerente con l’appellativo di portatore di luce che gli viene spesso attribuito nella serie. Meravigliosamente inquietante è il Corinzio di Boyd Holbrook i cui sorrisi allusivi nascondono la ferocia senza pietà di un incubo che non vuole padroni. Per Charles Dance è semplice adattare con successo i modi superbi di Tywin Lannister al Magus Roderick Burgess. La recitazione pacata di David Thewlis comunica l’inquietudine di un uomo a cui non interessano le conseguenze mortali del suo agire maligno.

The Sandman: la recensione – Credits: Netflix

Difficile, anzi impossibile trovare anche un solo attore che non interpreti nel modo giusto il personaggio assegnatogli. Che si tratti di Jenna Coleman a suo agio con i modi spicci e le battute acide di Johanna Constantine (più simile al suo alter ego maschile che all’omonima ottocentesca). O della giovanissima Vanesu Samunyai che debutta sullo schermo nel ruolo di Rose Walker. Magnetica è la Desire di Mason Alexander Park che rifugge la distinzione uomo/donna per restituire efficacemente un ideale che non ha sesso. Un cast ricchissimo dove è un peccato essere costretti, per motivi di spazio e tempo, a dedicare a Stephen Fry (Gilbert), Patton Oswalt (Matthew il Corvo), Vivienne Acheampong (Lucienne), Asim Chaudry e Sanjeev Bhaskar (Cain e Abel) solo una mera citazione.

The Sandman poteva essere un disastro annunciato figlio di una operazione puramente commerciale. Invece, Netflix ha deciso di tornare ai suoi tempi eroici quando era sinonimo di qualità e non quantità. E Gaiman ha scelto di non limitarsi a guardare il suo capolavoro diventare serie tv, ma di sorvegliare che fosse riscritto senza essere tradito.

Il risultato da ragione a Morfeo: ciò che viviamo nel mondo dei sogni determina ciò che facciamo in quello della veglia. E in troppi avevano sognato che la serie fosse un adattamento sincero e non un tradimento di quello che è un capolavoro della letteratura moderna. I sogni sono, finalmente, realtà.

The Sandman: la recensione

Giudizio complessivo

Un adattamento che coglie l'essenza del capolavoro di Gaiman affidandolo ad un cast all star che non sbaglia nessun ruolo

User Rating: 5 ( 1 votes)

Winny Enodrac

Vorrei vedere voi a viaggiare ogni giorno per almeno tre ore al giorno o a restare da soli causa impegni di lavoro ! Che altro puoi fare se non diventare un fan delle serie tv ? E chest' è !

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button