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Breaking Bad

El Camino: il finale del dopo – la recensione del film di Breaking Bad

El Camino: la recensione
Netflix

Titolo: El Camino
Genere: escape movie
Anno: 2019
Durata: 2h 02m
Regia: Vince Gilligan
Sceneggiatura: Vince Gilligan
Cast principale: Aaron Paul, Charles Baker, Matt Jones, Larry Hankin, Jesse Plemons

Con le favole è più semplice. Il buono arriva, sconfigge il cattivo, libera la bella e vissero tutti felici e contenti. Nessuno chiede mai cosa è successo dopo. C’è già tutto in quel vissero felici e contenti. E poi l’autore di una favola comunque non potrebbe rispondere. Ma con le serie tv è diverso. Il creatore, gli sceneggiatori, gli attori sono ancora tutti lì e un produttore disponibile lo si trova spesso. E allora i fan si sentono quasi obbligati a farla quella domanda: e poi? Se la serie ha avuto il successo che ha avuto Breaking Bad, la risposta arriva. Questo è El Camino.

El Camino: la recensione - Credits: Netflix
El Camino: la recensione – Credits: Netflix

Il finale dopo il series – finale

Breaking Bad non è mai stata una favola. Semmai una sorta di fiaba nera dove buoni e cattivi stanno entrambi dalla parte sbagliata scrivendosi da soli le regole di un gioco che non può che andare a finire male. Questo era inevitabilmente successo in quel series – finale che aveva visto l’ecatombe di Walter White che aveva risparmiato solo una persona. Quel Jesse Pinkman che, nei piani originari di Vince Gilligan, doveva uscire di scena alla fine della prima stagione e che, invece, sopravvive anche dopo la sigla dell’ultimissimo episodio. Cristallizzato in quell’urlo liberatorio alla guida della sua fida Chevrolet El Camino. 

Da quel 23 Novembre 2013 nei fan è rimasta tanto silenziosa quanto viva una impossibile speranza: che ci fosse ancora un dopo. E quel dopo è, infine, arrivato grazie a Netflix. E, forse, anche grazie ad un autore che voleva fare un favore al suo attore feticcio che non se la passa troppo bene. Vera o no che sia questa voce sotterranea, era comunque inevitabile che un film come El Camino avesse come protagonista il personaggio interpretato da Aaron Paul. Per l’ovvio motivo che nessun altro dei protagonisti di un tempo era rimasto vivo alla fine della serie. Ma ancora di più perché El Camino è la storia di chi ha la possibilità di un dopo.

Quando gli eroi e i loro nemici andati via, le pistole hanno smesso di essere fumanti, nessuna droga è restata più da vendere, ogni impero criminale crollato. È allora che Jesse può essere libero. Dalla gabbia in cui era stato prigioniero. Da quel padre putativo che ne aveva fatto la dimostrazione di come il delirio di onnipotenza possa corrompere anche un ragazzo che magari non era il bene, ma neanche aveva mai desiderato vivere così vicino al male.

Todd è morto, Walter è morto. Ma Jesse è libero?

LEGGI ANCHE: El Camino: cosa sappiamo e cosa non sappiamo sul film di Breaking Bad

El Camino: la recensione - Credits: Netflix
El Camino: la recensione – Credits: Netflix

Il diritto alla libertà

El Camino è un rispondere a questa domanda. È il nome dell’auto di Jesse, ma è soprattutto una confessione anticipata di ciò che lo spettatore vedrà. Un cammino verso la libertà. Verso il diritto ad un nuovo inizio. Che ci si deve comunque guadagnare perché chi ha servito all’inferno non può aspettarsi una via diretta per il paradiso. Quale che sia il paradiso che sta cercando.

Partendo da questo spunto, Vince Gilligan realizza un escape movie dalla struttura piuttosto semplice e prevedibile. Complice anche un flashback iniziale che è quasi uno spoiler nel film stesso e una serie di passaggi ovvi che si presentano con l’obbligatorietà di pedaggi da pagare al casello per poter arrivare alla destinazione finale. A tratti, El Camino veste i panni sdruciti di una sorta di western dei tempi odierni con scene che si differenziano dai topos classici del genere solo per la modernità degli abiti e delle armi.

Un punto a sfavore di questo film? Probabilmente si perché toglie ad El Camino quella nota di originalità che non deve mancare in un film che voglia essere provare ad essere cinema. Ma altrettanto probabilmente no perché la storia di Jesse quando l’urlo di gioia si è spento e l’auto ha rallentato non poteva che seguire i binari che Gilligan ha tracciato. Tra i pochi amici che ancora gli restano e i nuovi avversari che lo ostacolano. Tra il desiderio di un nuovo inizio e le difficoltà pratiche di ottenerlo. Sapere che la strada è già segnata sulla mappa e che solo quella si potrà percorrere toglie imprevedibilità al viaggio, ma non è detto che lo rende monotono.

Ed El Camino, anche preso a sé stante, è comunque un viaggio affascinante. Grazie alla regia sapiente di un regista che conosce la sua creatura. Ad una scrittura intelligente che fa uso dei flashback per riportare in scena i personaggi di un tempo senza scadere mai nel fan service. Ad una recitazione convinta di un attore che a quel ruolo deve una fama ormai sfiorita. Proprio quegli stessi ingredienti che hanno reso indimenticabile Breaking Bad

El Camino: la recensione - Credits: Netflix
El Camino: la recensione – Credits: Netflix

Una domanda con tante risposte

Atteso da più di un anno dopo che le prime indiscrezione erano iniziate a circolare, El Camino è, infine, arrivato su Netflix venendo probabilmente divorato istantaneamente dai fan di Breaking Bad e di Better Call Saul, ma anche dai curiosi dell’ultima ora. Inevitabile che entrambi si domandino ora se il gioco è valso la candela. Ne valeva la pena?

Perché alla fine cosa altro è El Camino se non un episodio speciale di Breaking Bad? Arrivato però quando la serie è già diventata storia della tv. Un onore meritato che significa, tuttavia, che il suo percorso era già completamente finito. Restava altro da dire? Era già chiaro di no. E la sensazione che questo no fosse definitivo è rafforzato da questo film che non ci prova neanche ad aggiungere qualcosa di nuovo. Perché Gilligan sa troppo bene che le icone non si toccano.

El Camino: la recensione – Credits: Netflix

Serviva El Camino, quindi? Assolutamente no. Eppure contraddittoriamente si. Un po’ come in Benvenuti a Zombieland dove Wichita vuole portare la sorella Little Rock a vedere il parco di divertimenti di Pacific Playland perché non c’è mai stata. Anche se tutto intorno il mondo è finito. Questo è El Camino. Sono i fan che vogliono fare un giro ancora in quel luna park dove le attrazioni sono ferme da anni e i cancelli chiusi. Ma è rimasta un poco di energia nei generatori e basta a far girare la giostra una volta in più. Per far contenti chi in quel luna park ci è andato ogni settimana per anni. E far capire a chi non ci è mai stato perché era così bello salire su quella ruota panoramica.  

El Camino è il parco giochi che riapre i cancelli una volta ancora per poi chiudere tra il rimpianto di chi era bambino e l’indifferenza di chi non lo conosceva. E stavolta la chiave dei catenacci è bene che si perda per sempre.

El Camino: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.5

Giudizio complessivo

Un giro ancora perché Breaking Bad non è una favola e non era quindi ovvio che chi è restato visse felice e contento

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