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Valerian e la Città dei Mille Pianeti: la recensione del film di Luc Besson

Titolo: Valerian e la Città dei Mille Pianeti

Genere: fantascienza

Anno: 2017

Durata: 2h 17m

Regia: Luc Besson

Sceneggiatura: Pierre Christin, Jean – Claude Meszieres, Luc Besson

Cast principale: Dane DeHaan, Cara Delevingne, Clive Owen, Sam Spruell

Forma e contenuto. Chiunque sia stato studente ricorderà la giusta ossessione di ogni professoressa di italiano e le ripetute raccomandazioni prima di ogni compito in classe: badate alla forma e al contenuto. Un tema doveva, quindi, essere ben scritto in una prosa priva di errori sintattici ed orrori grammaticali, ma anche avere una propria coerenza logica ed non vagabondare tra inutili orpelli e svagate superficialità. Lezione che, dopotutto, si potrebbe applicare anche ad un film. E Valerian e la Città dei Mille Pianeti può essere l’esempio ideale per chiarire questa ardita estrapolazione.

Valerian e la Città dei Mille PianetiEccellere nella forma

Alla space-opera, tratta dalla quasi omonima serie di fumetti Valerian et Laureline scritta da Pierre Christin e Jean – Claude Meszieres, Luc Besson pensava probabilmente fin da quando era solo un ragazzino, che poteva nutrire la sua ingorda fantasia con le raffigurazioni vivide dei mondi e delle specie aliene che incontrano nelle loro avventure di agenti spazio-temporali. Il Besson fan delle strisce a colori è oggi un affermato regista, al quale i produttori fiduciosi hanno consegnato un budget extralarge per realizzare il suo sogno adolescenziale. Un investimento tanto oneroso che Valerian con i suoi 197 milioni di euro è il film più costoso della storia del cinema francese.

Soldi ben spesi? Sicuramente ben sfruttati. Il lussureggiante pianeta Mul, l’affascinante complessità della stazione spaziale Alpha, la fluidità della motion capture, la vividezza dei colori, la varietà dei costumi, la costruzione degli interni regalano allo spettatore scene meravigliose che fanno intonare inni di lode al gusto estetico del regista francese e restituiscono l’essenza antica del cinema come creatore di sogni. Le decine e decine di razze aliene, ognuna diversa, ma tutte ugualmente credibili nella loro multiforme varietà ed ognuna con una propria peculiarità sono il più riconoscente omaggio ai creatori del fumetto che vedono qui prendere corpo le proprie invenzioni su carta. Ad esse si associano una panoplia di rimandi ai classici del genere sci-fi come (per citarne solo una tra tante) i K-Tron che ricordano il maestoso robot di Ultimatum alla Terra. Una convincente dimostrazione di quanto spettacolare possa essere lasciare la fantasia al potere.

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Valerian e la Città dei Mille Pianeti

Zoppicare nel contenuto

A tanta magnificenza della forma, tuttavia, Valerian non riesce ad accoppiare una uguale eccellenza nel contenuto. Anzi, è proprio su questo punto che il film sembra tenere un’andatura claudicante che pregiudica sfortunatamente il risultato finale. Forse perché memore delle sue ultime infelici prove dovute anche a trame troppo inutilmente ardite, Besson gioca stavolta al risparmio, scrivendo una sceneggiatura esile che si limita ad essere quasi solo un canovaccio da seguire per avere una buona scusa per mostrare altri luoghi e altre razze aliene. Una storia che si limita a restare in superficie senza approfondire temi potenzialmente interessanti nel timore nascosto di dire troppo e male, rallentando il ritmo veloce di un film a cui interessa principalmente intrattenere, come è palese quando si pensi alla parte affidata alla guest star Rihanna.

A pagarne le conseguenze è soprattutto la caratterizzazione dei personaggi principali, che viene lasciata intuire dai loro comportamenti e dai brevi dialoghi che intervallano le scene d’azione come puntini sospensivi. Così del maggiore Valerian si riesce a intuire una incrollabile fiducia in sé stesso che sfocia a volte in una malcelata vanità e una fedeltà agli ordini che non lo esonera però da scatti di insofferenza e iniziative personali. Meno delineata è la personalità del sergente Laureline, che appare a tratti come il classico militare convinto del proprio ruolo e altre una testa calda pronta a disobbedire ad ordini che non condivide. Tutto però è detto troppo in fretta, quasi che Besson non veda l’ora di tornare a qualche altra mirabolante ambientazione fantascientifica.

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Valerian e la Città dei Mille Pianeti

Quando a recitare sono gli effetti speciali

Eccellere nella forma e zoppicare nel contenuto è un binomio che porta anche ad un’altra alquanto bizzarra peculiarità di questo Valerian. L’assenza di uno script solido e la distratta attenzione ai personaggi costringe il cast a lavorare senza una guida precisa come se si trovassero a recitare a soggetto improvvisando sulla base di alcune linee blandamente accennate. Ci riesce bene Dane DeHaan che dona al suo maggiore Valerian la giusta sfrontatezza e freschezza. Non altrettanto può dirsi di Cara Delevingne la cui ipnotizzante bellezza non è sufficiente a far dimenticare l’eccessivo ricorrere a smorfie e versi fuori luogo. Non giudicabile Clive Owen a cui sarebbe affidato il ruolo di villain, ma che resta in pratica fuori dai giochi quasi subito senza poter chiarire i suoi perché o che sia spiegato quale fosse il suo piano.

Alla fine a convincere maggiormente non sono gli attori in carne e ossa, ma quelli realizzati col supporto della motion capture o costruiti ex nihil dalla CGI. Complice la felice idea di una pelle sotto cui scorrono letteralmente le emozioni, sono in particolare i Pearls a guadagnare la palma d’oro per la migliore interpretazione, mentre ai tre simil – paperi parlanti e agli ottusi Bulan Bator sono affidati i migliori momenti comici.

Valerian e la Città dei Mille Pianeti è come un tema ben scritto, ma che dice poco sperando che la perfezione della forma sopperisca alla carenza delle idee. Magari ci riesce anche ad intrattenere piacevolmente e raggiungere agevolmente qualcosa più della sufficienza, ma Besson voleva accontentarsi di questo?

Valerian e la Città dei Mille Pianeti: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.3

Riassunto

Un film che fa troppa attenzione alla forma scordandosi del contenuto.

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5 (1 vote)

Winny Enodrac

Vorrei vedere voi a viaggiare ogni giorno per almeno tre ore al giorno o a restare da soli causa impegni di lavoro ! Che altro puoi fare se non diventare un fan delle serie tv ? E chest' è !

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