fbpx
CinemaRecensioni Cinema

Ultima notte a Soho: il piacere dell’essere spiazzati – Recensione del film di Edgar Wright con Anya Taylor – Joy e Thomasin McKenzie

Titolo: Ultima notte a Soho (Last night in Soho)
Genere: thriller
Anno: 2021
Durata: 1h 56m
Regia: Edgar Wright
Sceneggiatura: Edgar Wright, Kristy Wilson – Cairns
Cast principale: Anya Taylor – Joy, Thomasin McKenzie, Matt Smith, Michael Ajao, Diana Rigg, Terence Stamp

L’alba dei morti dementi, Hot Fuzz, La fine del mondo a comporre la trilogia del cornetto e poi Baby Driver per affrontare a tutta velocità il genere heist movie. Qualche episodio di Penny Dreadful e soprattutto 1917 per Sam Mendes. Questi sono, rispettivamente, i film diretti da Edgar Wright e le sceneggiature scritte da Kristy Wilson – Cairns. Aggiungere poi una Anya Taylor – Joy sempre più lanciata verso il successo dopo La Regina degli Scacchi e una ancor più giovane Thomasin McKenzie da Jojo Rabbit. Che cosa può uscire mettendo insieme esperienze così diverse? Ultima notte a Soho.

Ultima notte a Soho: la recensione
Ultima notte a Soho: la recensione – Credits: Universal Pictures

Un mix di generi

Era indubbiamente complicato capire cosa aspettarsi da Ultima notte a Soho. Troppo distanti erano i mondi della commedia dinamica di Edgar Wright dallo scenario di guerra a cui aveva lavorato Kristy Wilson – Cairns nel suo unico precedente cinematografico. Qualche indizio era tuttavia suggerito dal trailer che miscelava passato e presente, ma anche soprannaturale e thriller. E alla fine questo è, in realtà, questo film. Un melange di generi che si susseguono in una storia che cambia tonalità e ritmi. Si apre con la spensieratezza di una teen comedy. Diventa affascinante con il glamour di una serie ambientata negli anni Sessanta. Opprime prendendo la via di un cupo thriller psicologico. Spaventa con la svolta dark di un horror con venature soprannaturali.

Chiaro che tenere insieme una simile varietà di generi è un’impresa complessa che rischia di far deragliare il treno di Ultima notte a Soho. Il film riesce, tuttavia, a tenersi mirabilmente in equilibrio in questa corsa lungo binari scivolosi anche se il finale arriva forse un po’ troppo accelerato con un plot twist che sembra una via di fuga dell’ultimo momento. Niente di imperdonabile comunque perché, pur se anticipato da segnali troppo flebili per essere notati, il disvelamento conclusivo non è incoerente con la logica della vicenda fin lì raccontata. Che è dopotutto quella del difficile contrasto tra le aspettative e la realtà, tra i sogni che diventano incubi e gli incubi da cui è possibile svegliarsi in cerca di altri sogni.

Ultima notte a Soho volutamente abbaglia lo spettatore con le luci al neon di una avventura onirica e lo inganna con le doti ammaliatrici della sua protagonista, ma dietro questi paraventi abilmente sistemati nasconde il sempiterno conflitto tra il desiderio di realizzarsi e la necessità di restare sé stessi. È questa, infatti, la vera sfida che deve affrontare la Ellie di Thomasin McKenzie catapultatasi troppo in fretta nel gigantismo cittadino dalla sua rassicurante dimensione rurale. Inseguire il sogno di diventare una stilista affermata senza perdere però quella sincerità istintiva e quella naturalezza spontanea che sono sempre state le sue doti più innate. Specchiarsi nelle visioni di un passato tanto attraente quanto misterioso è fonte sia di preziosa ispirazione che di fuorviante corruzione.

Ultima notte a Soho mischia abilmente generi diversi per raccontare in modo alternativo un percorso di crescita dopotutto già visto perché obbligato per tutti.

Ultima notte a Soho: la recensione
Ultima notte a Soho: la recensione – Credits: Universal Pictures

Il fascino magmatico del male

È innegabile che Ultima notte a Soho debba molto della sua riuscita alla Sandie interpretata da Anya Taylor – Joy. La bellezza levigata dell’attrice statunitense è ideale per prestare il volto ad una Sandie che ama giocare la carta dell’attrazione per trasformare in realtà la propria ambizione. Più che probabile che nella scelta di scritturare proprio lei per questo personaggio abbia pesato il precedente de La Regina degli Scacchi. Non solo per ovvi motivi di marketing, ma soprattutto perché la Taylor – Joy aveva dimostrato di trovarsi a suo agio nelle ricostruzioni d’epoca. Abiti, ambienti, musiche, colori, balli sono resi vividamente dall’abilità di scenografi e costumisti, ma acquistano vitalità e sostanza grazie alla naturalezza con cui sono vissuti da Anya Taylor – Joy e Matt Smith.

Sarebbe comunque sbagliato ridurre il lavoro dei due ad una pura dimensione estetica. Entrambi sono, infatti, molto bravi nel descrivere un rapporto squilibrato dove la fiduciosa ingenuità della prima viene perversamente sfruttata dalla magnetica personalità del secondo. Sandie smette di essere il riflesso dei sogni fanciulleschi di Ellie per mostrare invece una propria tormentata indipendenza. Non un modello ideale a cui ispirarsi, ma piuttosto un ammonimento da mandare a mente per non cadere nella stessa trappola.

Una trappola in cui è semplice restare incastrati perché prima di tagliare le carni le accarezza con la melliflua dolcezza di carezze menzognere. La storia di Sandie è il mezzo che Ultima notte a Soho sceglie per sottolineare quanto semplice sia lasciarsi ingannare dal fascino magmatico del male. Un messaggio certamente non originale e persino abusato nel come va a indirizzare la trama. Ma comunque apprezzabile per il modo in cui è declinato tra luci e tenebre, melodia e urla, passato e presente, raffinatezza e volgarità.

Con Ultima notte a Soho Edgar Wright e Kristy Wilson – Cairns provano a dire una verità universale usando parole nuove lasciando che a modularle siano le note delicate di una voce affascinante. 

LEGGI ANCHE: Anya Taylor-Joy: 10 curiosità sull’attrice de La Regina Degli Scacchi

Ultima notte a Soho: la recensione
Ultima notte a Soho: la recensione – Credits: Universal Pictures

Una lettera di amore e odio per Londra

Come ovvio dato il titolo, Ultima notte a Soho è ambientato nell’omonimo quartiere londinese. Non poteva essere altrimenti perché è proprio la capitale britannica la protagonista silente di questo film. La swinging London degli anni Sessanta è il palcoscenico indispensabile per il glamour che intrappola prima Sandie e poi Ellie. Il suo essere al centro del mondo rende Londra la meta più ovvia per una ragazza che ambisca a scalare le vette dell’industria della moda. Soprattutto, il carattere cosmopolita della città rende credibile la convivenza tra tipi umani tanto differenti. Positivi come John e Peggy. Misteriosi come l’enigmatica Miss Collins e l’anziano senza nome (almeno fino a poco prima del finale) personaggio interpretato da Terence Stamp. Corrotti come la coorte di frequentatori dei locali dove Sandie si esibisce. Distanti e ostili come Jocasta e le amiche dello studentato.

La Londra di Ultima notte a Soho è un luogo attraente e respingente allo stesso tempo. Un’amica che ti invita a partecipare per poi svelarti che partecipare non basta. Perché vincere può essere l’unica cosa che conta e le regole si possono cambiare senza avvisare i giocatori. Una città che, come ripetono più personaggi, può essere troppo. Riuscire a gestire quel troppo fa la differenza tra amare e odiare una Londra che Wright porta in scena con l’amore e l’odio di chi un amante che sa di poter essere tradito.

Quasi speculare al carattere della città sono anche la regia e la fotografia di Ultima notte a Soho. Colori fluo e tinte pastello si alternano a tonalità fredde e scene cupe coerentemente ad una storia che viaggia tra bellezza e orrore. Inquadrature lineari e movimenti di macchina semplici sanno quando cedere il posto a virtuosismi tecnici mai fini a sé stessi perché utili a rendere visivamente la fusione ideale di Ellie e Sandie. Esemplare, da questo punto di vista, la scena del ballo dove le due protagoniste si alternano sulla pista entrando e uscendo di scena nel battere d’ali di un volteggio.

Ultima notte a Soho è anche l’ultima apparizione in scena di Diana Rigg (indimenticata Regina di Spine in Game of Thrones) a cui il film è doverosamente dedicato. Un’uscita di scena che avviene in un titolo che certamente non sfigura nel ricco curriculum della scomparsa attrice inglese.

Ultima notte a Soho: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.8

Giudizio complessivo

Un film che mischia più generi per raccontare in modo affascinante e innovativo una storia intrigante con una morale fin troppo nota

Winny Enodrac

Vorrei vedere voi a viaggiare ogni giorno per almeno tre ore al giorno o a restare da soli causa impegni di lavoro ! Che altro puoi fare se non diventare un fan delle serie tv ? E chest' è !

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button