fbpx
Cinema

Due estranei: il loop infinito del razzismo della polizia negli Stati Uniti – Recensione del cortometraggio di Netflix

Due Estranei: la recensione
Netflix

Si comincia quasi a perdere il conto del numero di volte in cui l’idea del personaggio incastrato in un loop infinito è stata usata. Partendo dal capostipite Groundhog day del 1993 con Bill Murray e Andy MacDowell fino al più recente Palm Springs con Andy Samberg e Cristin Milioti. Passando per le declinazioni horror di Prima di domani e Auguri per la tua morte. Ma che venisse usata come mezzo efficace per veicolare un messaggio antirazzista non era ancora accaduto. Non prima di Due Estranei, il cortometraggio di Netflix candidato all’Oscar 2021.

Due Estranei: la recensione
Due Estranei: la recensione – Credits: Netflix

La finzione al servizio della verità

Scritto da Travon Free e diretto da Martin Desmond Roe, Due Estranei ha come protagonista il giovane graphic designer Carter (Joey Badass) che, dopo una notte a casa dell’appena conosciuta Perri (Zaria Simone), vuole solo tornare a casa dal suo cane. Ad impedirglielo l’agente Merk (Andrew Howard) che, durante una colluttazione seguita ad un tentativo di arresto, lo uccide. Giusto il tempo di risvegliarsi nello stesso letto ed iniziare un ciclo infinito in cui a cambiare è solo il modo in cui Merk ucciderà Carter.

La colpa di Carter? Essere nero. Un crimine imperdonabile per un poliziotto bianco come Merk. I cento modi diversi in cui Carter perderà la vita non sono, quindi, parti della fantasia dello sceneggiatore, ma solo messe in scena di episodi di cronaca che hanno visto e ancora vedono con frequenza inconcepibilmente alta agenti di polizia assassinare innocenti di colore. Non è un caso che la prima morte sia proprio una copia conforme del video diventato purtroppo virale in cui George Floyd muore soffocato e proprio “I can’t breathe” sono le ultime parole di Carter. Come non è un caso che in un’altra scena Carter sia ucciso a casa di Perri durante una irruzione come capitato a Breonna Taylor.

L’espediente narrativo del loop infinito in Due Estranei smette, quindi, di essere un gioco simpatico dai risvolti possibilmente goliardici. È piuttosto il modo migliore per raccontare una verità drammatica. Perché la violenza della polizia sulle minoranze negli Stati Uniti è appunto questo: un ciclo infinito in cui cambiano i volti e i nomi dalle due parti di una pistola, ma non il finale dove è il colore della pelle a determinare chi sarà la vittima e chi il carnefice in divisa.

LEGGI ANCHE: Snabba Cash: anche a Stoccolma pecunia non olet – Recensione della serie crime svedese di Netflix

Due Estranei: la recensione
Due Estranei: la recensione – Credits: Netflix

Una distanza incolmabile?

Come spesso accade, il titolo italiano perde la forza di quello originale. Due Estranei lascia per strada nella traduzione un aggettivo fondamentale, il distant di Two Distant Strangers. Ed è proprio su quel distant che si basa il rapporto tra Carter e Merk. È la distanza che li separa a rendere impossibile un finale diverso e ad alimentare il loop infinito. Non importa cosa faccia Carter. Se lasci lo zaino a casa o i soldi in tasca, se fumi quelle sigarette con poco tabacco e molta erba o le tenga spente, se scappi o si fermi a parlare. Anche l’idea che sia lui a dover cambiare le proprie abitudini normalissime è essa stessa una denuncia perché finisce per far sentire colpevole chi colpe non ne ha.

Invece, l’unica ragione per cui tutto accade è il non capirsi. Non essersi mai fermati ad ascoltare l’uno le ragioni e i motivi dell’altro. È quel “non avevo mai parlato così tanto con uno come voi” che Merk dice a Carter. Quel “perché fai il poliziotto” che Carter non ha mai domandato a Merk. Ma è anche il dimenticare troppo in fretta i nomi di chi è morto ieri (che scorrono in una lunga lista sui titoli di coda) senza che da ciò si traesse nessuna lezione per il domani. L’aver fatto di “cortesia, professionalità e rispetto” solo un motto scritto sulla portiera dell’auto senza che fosse inciso nei comportamenti quotidiani. L’aver accettato che i Due Estranei del titolo restino distanti.

Significativamente, uscendo da casa di Perri ogni mattina, Carter ascolta “The way it is”, un brano scritto negli anni Sessanta durante i movimenti per i diritti degli afroamericani. Nel ritornello il testo sottolinea come alcune cose siano destinate a non cambiare mai, sono così perché “è così stanno le cose”. Una condanna a cui Carter però intende ribellarsi con quel suo orgoglioso proposito di provare e provare ancora fino a che il suo cane vedrà aprirsi la porta che è fermo a guardare con incrollabile fiducia.

LEGGI ANCHE: When They See Us: la storia che si ripete  – Recensione della miniserie Netflix

Due Estranei: la recensione
Due Estranei: la recensione – Credits: Netflix

Dire molto con poco

Due Estranei dura solo trentadue minuti guadagnandosi così il diritto a competere nella categoria cortometraggi. La candidatura agli Oscar è sicuramente meritata non solo per la sceneggiatura intelligente e il tema affrontato. Ottima è, infatti, anche per la qualità del girato e la bravura di entrambi i protagonisti a caratterizzare i loro personaggi. Soprattutto, Due Estranei sfrutta appieno le potenzialità della forma breve per rendere ancora più incisivo il messaggio. Una potenza che avrebbe rischiato di essere diluita nei tempi lunghi di un film.

Una forma narrativa, quella del cortometraggio, che sempre meglio si presta ad opere di denuncia come Due Estranei.  Impressione confermata anche dalla presenza, nelle nomination di categoria, anche di The Present del regista palestinese Farah Nabulsi. Un corto premiato ai BAFTA con la sua storia sul dramma dei suoi compatrioti che devono vedersela ogni giorno con i militari israeliani. E, d’altra parte, Netflix ha dimostrato di credere in questo formato anche nella versione animata con quel If anything happens, I love you che è uno dei migliori prodotti in assoluto del 2020.

Si tratta di opere diverse come contenuto durata e formato, ma che condividono la stessa urgenza: raccontare come forse sia il momento di colmare le distanze per trovare finalmente la pace.

Due Estranei: la recensione
4.5

Giudizio complessivo

Il loop infinto del razzismo spiegato in maniera chiara e completa in soli 32 minuti

Comments
To Top