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Cinema

Dune: un grosso si nonostante un grosso ma – Recensione del film di Denis Villeneuve con Timothée Chalamet e Zendaya

Dune: la recensione
Warner Bros

Titolo: Dune
Genere: fantascienza
Anno: 2021
Durata: 2h 35m
Regia: Denis Villeneuve
Sceneggiatura: John Spaihts, Denis Villeneuve, Eric Roth
Cast principale: Timothée Chalamet, Zendaya, Rebecca Ferguson, Oscar Isaac, Jason Momoa, Stellan Skarsgard, Dave Bautista, Javier Bardem, Josh Brolin, Sharon Duncan – Brewster

Hype. Un concetto astratto che è una meta concreta che ogni distributore spera di raggiungere quando promuove un film su cui ha investito un notevole sforzo produttivo. Tutto è lecito per creare hype. Da intelligenti campagne virali ad uno studiato rilascio di informazioni prima con il contagocce di immagini dal set fino al diluvio di trailer e poster. Anche a costo di tralasciare particolari per nulla secondari. Tipo che “questo è solo l’inizio”, frase che significativamente chiude Dune. Peccato perdonabile?

Dune: la recensione
Dune: la recensione – Credits: Warner Bros

Un si per forza di cose

Bisogna essere onesti. Sebbene vincitore dei maggiori premi per la narrativa fantascientifica, il romanzo di Frank Herbert del 1965 è il meno adatto ad essere trasposto in un blockbuster sci – fi moderno. Perché il Dune dello scrittore statunitense sembra costruito di proposito per non fornire nessun appiglio alla spettacolarità di cui il cinema ha fame. Riflessione invece che azione. Temi profondi invece che battaglie esplosive. Personaggi sfidati dai propri dubbi invece che eroi pronti a partire lancia in resta contro villain infidi e spietati. Trasporre in immagini le pagine difficili del libro (pur limitandosi al primo romanzo del ciclo) è impresa ardua che ha già visto fallire un visionario come David Lynch il cui Dune è sostanzialmente un tradimento del pensiero di Herbert.

Consapevole delle avversità strutturali dell’impresa, Denis Villeneuve sceglie di mantenersi più rispettoso del testo originale restando maggiormente fedele alle idee originarie. Dune paga questa decisione del regista che costringe gli sceneggiatori a scrivere un film che adotta un ritmo programmaticamente cadenzato. Una storia che non ha paura di prendere tempi lunghi per meglio presentare luoghi e persone e costruire l’antefatto indispensabile di quello che poi verrà. Con l’inevitabile conseguenza finale che quello che poi verrà non può essere mostrato nelle due ore e mezzo di questo film.

Dune - Denis Villeneuve
Dune: la recensione – Credits: Warner Bros

Dune diventa, quindi, un lunghissimo prologo scritto con lodevole cura e mirabile attenzione alla caratterizzazione dei personaggi. Non tutti, però, attenzione. Perché troppo ricca è la galleria di ritratti per cui alcuni vengono solo abbozzati con pennellate efficaci pur nella loro rapidità. È il caso del Gurney Halleck di Josh Brolin o della Bestia di Dave Bautista. Maggiore attenzione è, invece, riservata per ovvi motivi al Duca Leto e al Barone Harkonnen, entrambi interpretati con convinta dedizione da Oscar Isaac e Stellan Skarsgard. Come molto buono è il lavoro fatto da Jason Momoa per Duncan Idaho a cui toccano i duelli meglio coreografati.

Dune risulta solo l’inizio di una storia che promette di essere affascinante nonostante sia un adattamento di un romanzo che oggi probabilmente non avrebbe successo. Una trasposizione fin qui riuscita che ha bisogno di due film per essere fedele allo spirito dell’opera scritta. E, quindi, il piccolo inganno del trailer va perdonato per forza di cose.

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Dune: la recensione
Dune: la recensione – Credits: Warner Bros

Si nonostante tutto

E tuttavia bisogna anche domandarsi se e quanto un film come Dune possa essere apprezzato e compreso da chi della fedeltà al romanzo non faccia un comandamento inviolabile. Problema che Villeneuve e soci non sembrano porsi fornendo ben poche spiegazioni dell’universo narrativo in cui i personaggi si muovono. Risulta, a volte, perciò un po’ ostico immergersi nella lotta tra le diverse fazioni poiché i ruoli e le alleanze, le motivazioni e il background delle varie casate sono lasciati alla buona volontà dello spettatore studioso. Gli eventi si succedono, quindi, secondo una logica che è facile inquadrare nelle sue linee generali perdendo però quei significati più profondi che solo una conoscenza pregressa del romanzo fa cogliere.

D’altra parte, che Dune si rivolga soprattutto a chi ami o cerchi una fantascienza che vada oltre il classico blockbuster hollywoodiano è evidente dopo la visione. Il cospicuo ma non eccessivo budget a disposizione è stato investito nell’assemblare un cast di alto livello con nomi importanti anche in ruoli con minore minutaggio. Conseguenza ne è che il film eccelle nell’aspetto recitativo, ma è costretto a pagare pegno in termini di spettacolarità. Di fantascientifico c’è molto poco nelle armature dei Sardaukar o nelle tute ipertecnologiche dei Fremen (con i loro guanti e mascherine da motociclisti dei giorni nostri). Astronavi e ortotteri sono realizzati con poca fantasia pensando più a risparmiare sulla CGI. Esigenza che costringe anche a girare in strategici notturni le battaglie per ridurre al minimo gli effetti speciali.

Nondimeno il film riesce ad essere spettacolare in un senso diverso. Merito della maestria di Denis Villeneuve che conferma le sue doti registiche. La sua camera segue i personaggi da vicino quando deve restituircene i dubbi interiori, ma sa aprirsi in scene ariose quando è il pianeta Arrakis a divenire protagonista. Molto si deve anche alla fotografia calda che esalta i paesaggi desertici e restituisce il senso di magnifica desolazione di un ambiente tanto ostile quanto magnetico. Dune riesce a imprigionare lo spettatore nel suo mondo desolato grazie anche ad una colonna sonora di Hans Zimmer che sa farsi sottofondo e colonna portante al tempo stesso.

Dune ha pecche che sono tanto più evidenti quanto maggiore è l’abitudine e la ricerca di una fantascienza tutta azione ed effetti speciali. Ma che tendono a diventare marginali se ciò che si cerca è puro cinema.

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Dune: la recensione
Dune: la recensione – Credits: Warner Bros

Un giudizio parzialmente in sospeso

Una recensione è fatta di tante (a volte troppe) parole, ma non può che chiudersi con un numero. Quello che sintetizza il voto al film e riassume in maniera (fin troppo) sintetica il giudizio. Una media tra diversi aspetti che è inevitabilmente personale perché alla fine ognuno decide in base al proprio personale bilancino tra regia, sceneggiatura, recitazione, colonna sonora, effetti speciali. Dune non riceve insufficienze in nessuna di queste categorie. Promozione garantita, quindi.

In particolare, è innegabile come proprio la recitazione sia uno dei bonus di questo film. Timothée Chalamet si confronta per la prima volta con un genere ben diverso da quelli che lo hanno imposto all’attenzione del pubblico. La sua interpretazione di Paul Atreides è, tuttavia, perfetta riuscendo a restituire l’orgoglio del figlio di una casata dominante, il tormento del ragazzo investito da un domani che spaventa e atterrisce, il coraggio incosciente di chi non si arrende, il timore reverente di chi sa soprattutto che troppe cose ancora non sa. Convincente è anche Rebecca Ferguson nel ruolo di Lady Jessica che si muove con difficile equilibrio tra l’amore di madre e la fedeltà alla missione superiore delle Bene Gesserit. La sceneggiatura costringe, invece, Zendaya a giocare alla bella statuina poiché il suo ruolo è per ora solo il seme di un futuro più impegnativo.

Dune - Denis Villeneuve
Dune: la recensione – Credits: Warner Bros

Non si può, tuttavia, dimenticare che Dune è un film volutamente monco. Una prima parte che è solo l’inizio di un qualcosa che, in verità, non sappiamo se vedremo. Warner Bros e Legendary Pictures hanno, infatti, subordinato la produzione dell’indispensabile sequel al successo di questo primo capitolo. Non è stato, quindi, un azzardo eccessivo lasciare in sospeso la storia? Soprattutto in periodi alquanto incerti come quello post pandemico attuale. Probabile che non si potesse fare altrimenti perché troppo vasta era la materia. Ma il dubbio non può che restare.

Lasciando, perciò, anche in sospeso il giudizio finale. Che sarà probabilmente più alto dopo il secondo capitolo perché, se il buongiorno si vede dal mattino, questo Dune è uno splendido mattino. Speriamo di vedere il resto del giorno.  

Dune: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.6

Giudizio complessivo

Un film che sposa il romanzo originale rinunciando alla spettacolarità di uno sci – fi hollywoodiano per restituire la profondità di una fantascienza riflessiva, ma che resta monco di un finale che arriverà in un capitolo successivo

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