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Cinema

Black Widow: un film arrivato troppo tardi non per colpa sua – Recensione del nuovo cinecomic Marvel con Scarlett Johansson

Black Widow: la recensione
Disney+

Titolo: Black Widow
Genere: azione, cinecomic
Anno: 2021
Durata: 2h 13m
Regia: Cate Shortland
Sceneggiatura: Eric Pearson, Jac Schaeffer, Ned Benson
Cast principale: Scarlett Johansson, Florence Pugh, Rachel Weisz, David Harbour

Finalmente. È questa la parola che viene alla mente appena sul grande schermo scorrono le prime immagini di Black Widow. Perché l’arrivo in sala dello stand alone dedicato a Natasha Romanoff sembra quasi una liberazione dopo i continui rimandi dovuti alla crisi pandemica. Come se idealmente segnasse la fine di un periodo nero e l’avvio di una ripresa tanto attesa (variante delta permettendo). Certo, poi c’è il resto delle due ore e tredici da giudicare. E lì il discorso si fa più difficile e contraddittorio.

Black Widow: la recensione
Black Widow: la recensione – Credits: Disney+

Tanto rinviò che …

Causa i tristemente noti eventi, Black Widow arriva al cinema con più di un anno di ritardo rispetto a quel 29 Aprile 2020 che era previsto inizialmente. Uno spostamento in avanti che ha inevitabili conseguenze sulle motivazioni del film e sul ruolo che avrebbe dovuto avere nel grande disegno multimediale pensato dalla Marvel. Sia perché l’impatto emotivo che avrebbe avuto uscendo poco dopo gli eventi di Avengers – Endgame è diluito dall’aver ormai metabolizzato il sacrificio di Natasha. Sia perché WandaVision prima, The Falcon and the Winter Soldier poi, Loki ora hanno riempito il vuoto di prodotti Marvel che tanto a lungo era durato. Soprattutto, hanno stabilito un nuovo registro stilistico diverso da quello a cui i film ci avevano abituato.

Black Widow risulta, perciò, una sorta di ritorno al passato che rimane gradevole perché quello stesso passato lo spettatore ha amato per più di dieci anni. Lo si vede nello stile di regia tutto centrato sul restituire nel miglior modo possibile gli scontri sullo schermo. È evidente nell’azione a tutta velocità con immancabili inseguimenti a mille all’ora con auto e moto in vie da devastare variamente. Eccelle come da manuale nelle coreografie dei duelli corpo a corpo e nelle acrobazie rigorosamente oltre i limiti dell’umano con tanto di pose iconiche da replicare per offrire immagini da copertina. Un film che sa a memoria la lezione dei vari Captain America, Thor, Iron Man, Spider-Man e che la replica per l’unica eroina donna senza poteri soprannaturali, ma non per questo meno credibile per i fan del Marvel Cinematic Universe.

Tutto perfettamente centrato e ottimamente realizzato grazie alla veterana Scarlett Johansson, ma anche al riuscito rodaggio di una Florence Pugh che si candida ad erede ideale dell’attrice americana nella futura fase 4. Eppure, proprio questa è la parte dopotutto più debole di Black Widow. Per l’ovvio motivo che, svolgendosi il film subito dopo gli eventi di Captain America – Civil War e prima di Avengers – Infinity War, ogni combattimento ha il finale già scritto. Essendo il punto di arrivo già scritto, il film deve provare a seminare dubbi sul come, ma ci riesce solo parzialmente provando ad affidarsi ai personaggi nuovi nella speranza che lo spettatore si chieda che fine faranno loro.

Black Widow finisce per essere vittima della pandemia. Fosse arrivato quando doveva, sarebbe stato più semplice concentrarsi sul piacere di vedere ancora una volta Natasha in azione. Anche solo in un esercizio di stile.

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Black Widow: la recensione
Black Widow: la recensione – Credits: Disney+

Spiegare un perché

Come usuale nei cinecomic Marvel, la componente action è affiancata da una parte più attenta all’evoluzione del protagonista. Il caso di Black Widow è ovviamente particolare. Questa evoluzione è, in verità, già avvenuta toccando il suo culmine nel sacrificio compiuto su Vormir per recuperare la gemma dell’anima. Il film si preoccupa, quindi, di dare un background a questo gesto estremo. Lo fa cercando nel passato di Natasha i motivi che danno pieno senso alla sua scelta finale.

Motivazioni che affondano in quel concetto di famiglia che Natasha ha sempre applicato al gruppo degli Avengers che l’hanno accolta dopo il suo volontario allontanamento dalle Vedove Nere. Dare un perché a questo suo atteggiamento è il compito di questo Black Widow che ci mostra l’altra famiglia dell’iconica eroina. Una famiglia fittizia presentata in una scena iniziale che non può non ricordare il mood di The Americans. E verso la serie il film è debitore anche dell’idea di agenti sovietici sotto copertura con matrimonio fittizio e figlia maggiore consapevole della finzione. Solo che questo rappresenta solo il prologo di una storia che salta direttamente alla conclusione dandosi il compito di riunire coloro che si sono dispersi

Diventando eroine dalla fama mondiale come Natasha. O killer appena affrancatisi dal giogo del villain di turno come Yelena. Vivendo dei racconti di glorie passate più o meno vere come Alexei nel suo costume di Red Guardian. Illudendosi di poter restare fuori dai giochi badando ad avveniristici maiali addestrati come Melina. Black Widow si propone di mostrare come si possa essere famiglia anche al di là dei legami di sangue. Anche quando tutto è stato messo su solo come parte di una missione. Perché i sentimenti sono e restano veri. Due sorelle resteranno sorelle anche ad anni di distanza. Un padre sarà sempre orgoglioso delle sue figlie e lotterà per loro. E una madre sceglierà sempre i suoi cari prima di un’astratta fedeltà a un fantomatico dovere.

Black Widow riempie lo spazio vuoto del passato di Natasha mostrando al tempo stesso da dove nasca la sua capacità di vedere gli Avengers come una famiglia. Cancellando così ogni possibile dubbio sul sacrificio finale su Vormir. Non una scelta del momento, ma la conseguenza inevitabile di un modo di intendere la famiglia che nasce in questo film.

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Black Widow: la recensione
Black Widow: la recensione – Credits: Disney+

Black Widow tra fase 4 e serie tv

Compito di Black Widow sarebbe dovuto essere volgere il suo sguardo all’indietro per spiegare un evento relativamente recente. Al tempo stesso, dovendo arrivare prima delle serie, avrebbe anche fatto da ponte verso la nuova fase 4 e il legame sempre più stretto con le serie tv. In questo senso, l’immancabile scena dopo i titoli di coda risulta ancora importante, ma perde un po’ della sua carica sorprendente dato che un certo personaggio è stato ormai già introdotto. Innegabile, comunque, che il brevissimo dialogo a cui assisterà chi avrà la pazienza di aspettare la fine degli interminabili titoli preannunci un dopo che si svolgerà sul piccolo invece che sul grande schermo.

Era chiaro fin dall’inizio che il titolo del film alludesse non solo a Natasha, ma a chi potesse ereditarne il titolo. Basta il trailer di Black Widow per capire a chi spetterà tale compito. Non è, quindi, peccato di spoiler scrivere che la Yelena di Florence Pugh sarà la nuova vedova nera (ruolo di cui si auto investe ironicamente replicando la posa iconica della sorella maggiore). Scelta probabilmente indovinata perché la giovane attrice britannica ha l’età e il curriculum giusto per rivestire un ruolo che potrebbe durare anni. Basta scorrere i titoli recenti in cui è apparsa (il film storico Outlaw King, il biografico Fighting with my family, l’horror Midsommar, il classico Piccole donne) per convincersi della sua poliedricità che le tornerà utile per replicare quel mix di sensualità, ironia e azione che ha caratterizzato la Vedova Nera di Scarlett Johansson. 

Funzionano bene nell’economia di un film che ha anche il compito di essere una origin story per la nuova vedova anche i due personaggi di Melina (Rachel Weisz) e Alexei (David Harbour). I loro caratteri non sono particolarmente approfonditi, ma non è neanche necessario che lo siano. Riesce a destreggiarsi meglio David Harbour che sa come rendere al tempo stesso potente e ridicolo il suo Red Guardian, copia pezzottata del Captain America a stelle e strisce. Di puro servizio sono, invece, Ray Winstone e Olga Kurylenko. A loro spettano il ruolo di un villain fin troppo classico e della sua arma segreta tanto pericolosa quanto incolpevole.

Black Widow è, infine, un film che fa il suo dovere in maniera diligente, ma che paga il troppo ritardo con cui è arrivato. Traspare il suo appartenere ad un altro periodo arrivato in sala quando le serie tv stanno provando a cambiare i connotati del Marvel Cinematic Universe per non fare della fase 4 solo una replica di un glorioso passato. Un difetto di cui, però, non ha colpe.

Black Widow: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.1

Giudizio complessivo

Un film che, per colpe non sue, arriva troppo tardi finendo per essere un passo indietro verso un periodo ormai passato

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