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True Detective: Recensione dell’episodio 2.08 – Omega station

Difficile, molto difficile. Questo è l’aggettivo che meglio descrive il compito di chi deve recensire il season finale di una serie di cui tanto si è parlato tra gli opposti schieramenti di chi ha gradito nonostante tutto e chi ha condannato proprio per quel tutto. Dove quel “nonostante” è l’inevitabile paragone con una prima stagione che aveva fatto intonare convinti osanna in onore di un autore emergente che aveva saputo scrivere una storia ai limiti della perfezione ed affidarla ad un cast superlativo. “True detective” è una serie antologica il che significa che ogni stagione fa storia a sé e merita quindi un giudizio scevro da pedanti raffronti con i capitoli precedenti o eventualmente seguenti. Ma giudicare è implicitamente anche paragonare e innegabilmente il ricordo indelebile di quel che è stato contribuisce a fissare l’altezza dell’asticella che il numero due deve superare per guadagnarsi l’ambito podio. La percentuale in cui questa sfida non dichiarata incide sul giudizio finale è la feroce discriminante tra i due duellanti partiti cui accennavamo prima.

TrueDetective2x08Ray“Omega station” chiude questa seconda stagione di “True detective” con un messaggio amaro che è volutamente lontano dall’insperato ottimismo con cui Cole aveva sorpreso gli spettatori adoranti nel finale della prima stagione. Non c’è alcuna luce timidamente vincente tra tenebre dominanti. Perché stavolta “we get the world we deserve” come recita la tag line di questo capitolo due. E Ray Velcoro merita quindi una morte tragica in un’ultima battaglia suicida contro le troppo superiori forze di Neil Burris. Con l’unica ma non secondaria consolazione di sapere che i suoi affetti più cari sono in un “posto migliore”. Ray è stato indubbiamente il personaggio più approfondito in questi otto episodi e, se è vero che la narrazione ha cercato di essere più corale presentando tre più uno detective, è altrettanto vero che è il tormentato investigatore di Vinci ad emergere come la figura più delineata (e non a caso Colin Farrell è stato l’attore che meglio ha riempito la scena). E tuttavia Velcoro ha pagato una eccessiva caratterizzazione del suo doloroso background. C’è stato quasi una incredibile coesistenza di troppo e troppo poco. Ray è tanto corrotto da essere aggiunto al caso proprio per la certezza che aiuterà a insabbiare ogni risultato sgradito, ma questa sua esibita disonestà finisce per diventare un peso quando ad essa inizia a ribellarsi. Perché Ray cerca una impensabile redenzione? Per il figlio, certo. Per Ani, alla fine. Ma proprio il difficile rapporto con un figlio amato in modo tanto intenso quanto mal espresso è approfondito poco lasciando che siano scene di palese disagio a mostrare i problemi tra i due quando sarebbe stato meglio indagare sui perché di quegli attimi. Non sappiamo infatti cosa ha portato Chad a non riuscire a gestire un padre così esigente né perché Ray non riesca a comunicare i suoi sentimenti paterni e finisce così per essere quasi una sorpresa immotivata l’improvviso amore di Chad che porta sempre con sé il souvenir regalatogli da Ray (da dove sboccia questo così intenso amore se si era fatto tutto per farci capire che non ci fosse?). Anche il rapporto con Ani matura troppo rapidamente passando dall’esplosione incontrollata di una tensione sessuale alla profondità di un sacrificio ultimo e ad un pianto empatico nell’arco di un solo episodio. Un amore troppo profondo per essere credibile dopo essere stato taciuto in tutta la stagione. Se davvero si voleva giungere a questa conclusione, perché non arrivarci per passi graduali invece che con un balzo repentino ?

TrueDetective2x08FrankUn trattamento migliore lo avrebbe meritato anche Frank Semyon che chiude il suo arco narrativo con una inevitabile e mal gestita morte. Mal gestita perché ad essa ci si arriva dopo un piano improbabile che riesce nei suoi minimi dettagli (con il troppo facile successo della rapina con tanto di vendetta nei confronti di Osip e McCandless, pagamento di tutti i debiti e acquisto dei diamanti), ma che si conclude male per l’intervento quasi immotivato di una gang che era apparsa quasi marginale e che uccide Frank quasi per un capriccioso dispetto (se avevano deciso di accontentarsi del milione di dollari, perché pugnalarlo per non essersi tolto il vestito?). Quel che è però peggio è la camminata finale nel deserto circondato dai didascalici fantasmi del proprio passato (il padre ostile, i ragazzi che lo hanno escluso, la probabile prima vittima, la moglie amata) che corona con un già visto il percorso di un personaggio che era stato già caricato di troppi cliché. Frank è stato, infatti, il gangster cattivo per necessità ma non per animo (e per farcelo capire in questo season – finale ci raccontano le loro storie sia Felicia che Nails) che ha cercato di uscirne per amore della moglie e per lo stesso motivo è stato costretto a ritornare ai modi spietati che avrebbe voluto abbandonare. Ma quante volte questa storia è stata già vista? E quante volte Vince Vaughn ha tenuto lo stesso sguardo imbronciato provando a cancellare con espressioni da duro e linguaggio crudo il ricordo delle sue performance comiche ?

TrueDetective2x08AniRay e Frank muoiono perché i loro innegabili peccati sono fardelli troppo pesanti per il viaggio verso un posto migliore. Ani e Jordan invece sembrano guadagnarsi una assolutoria fuga perché i macigni che opprimono il loro passato nascono da scelte non loro. Il rapimento subito da bambina diventa la ragione ultima per giustificare il rapporto contrastato con il sesso da adulta e il senso di colpa per aver quasi provato un inspiegabile orgoglio. Ma, ancora una volta, questa rivelazione di un qualcosa che si intuiva arriva tardivamente solo negli ultimi episodi quando invece si sarebbe potuto approfondirla gestendo meglio anche la figura paterna e la storia della comune. Peggio va con Jordan il cui desiderio di maternità è castrato da non si sa cosa e la cui assoluta fedeltà a Frank nasce da un passato che non è stato mai presentato. Il figlio di Ray e Ani cresciuto con il gioioso aiuto di Jordan e la muta protezione di Nails arriva come uno scontato premio per le due inattese complici e un contentino alla memoria di un Ray che non era riuscito neanche ad inviare un ultimo messaggio a quel Chad che era davvero figlio suo.

La seconda stagione di “True detective” si chiude con un finale che somiglia a quello dell’anno scorso nel suo assegnare il ruolo di killer ad una figura apparsa solo per poco (ma qui davvero si eccede dal momento che Len e Laura erano quasi delle comparse) e per un cauto ottimismo di fondo (perché Ani parla con il giornalista gettando il seme per un mondo migliore dove i colpevoli vengono prima o poi colpiti dalla verità). Ma, pur volendo evitare opinabili paragoni, tutta la stagione ha peccato di troppo e troppo poco. Troppi personaggi (tanti che a volte si è fatto fatica a capire gli intrecci tra persone a cui si erano dedicate poche scene) e troppi detective (perché otto episodi sono pochi per far coesistere la caratterizzazione di ognuno di loro e lo sviluppo di una trama tanto arzigogolata). Troppa poca attenzione ai protagonisti e troppa poca chiarezza. Perché, alla fine, caro Pizzolatto, magari un posto migliore ce lo dobbiamo meritare da soli, ma a darci una serie migliore dovevi pensarci tu.

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