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Strappare lungo i bordi: il viaggio di Zero, Sara, Secco e di tutti noi – Recensione della serie capolavoro di Zerocalcare per Netflix

“Due episodi sono pochi” avevamo scritto nella conclusione della nostra recensione dei primi due episodi in anteprima di Strappare lungo i bordi. Ci eravamo anche lanciati in una solo apparentemente azzardata previsione dicendo che la serie sarebbe stata il miglior prodotto italiano mai realizzato da Netflix. Ora che i sei episodi sono disponibili e i poco più che novanta minuti totali li abbiamo visti tutti è tempo di controllare se eravamo stati buoni profeti. Si, lo siamo stati. Anzi, siamo stati persino troppo cauti.

Strappare lungo i bordi: la recensione
Strappare lungo i bordi: la recensione – Credits: Netflix

Un viaggio tra ieri e oggi

Chi conosce Michele Rech aveva aspettative giustamente molto alte. Il suo alter ego Zerocalcare è ormai un (se non il) nome di punta nel mondo del fumetto italiano. Rappresenta anche un caso mediatico da studiare per il modo in cui questo successo è stato costruito con un sapiente uso dei medium moderni. Nato sul web, il fenomeno Zerocalcare è arrivato presto in libreria per poi invadere stampa e tv.

Merito soprattutto della bravura dell’autore romano, della sua disponibilità al rapporto diretto con i fan, del suo prendere posizione chiaramente su tematiche sociali, del suo impegnarsi anche in prima persona nelle cose in cui crede. Un attivismo continuo che tracima nelle sue tavole che sono sempre pervase da un senso di verità. Perché ogni parola è figlia del vissuto diretto dell’autore.

Strappare lungo i bordi non sfugge a questa regola primaria. E non potrebbe essere altrimenti trattandosi di un prodotto talmente personale che anche la scelta di interpretare vocalmente tutti i personaggi non è un vezzo egoistico, ma una necessità pienamente motivata. Quello che, infatti, guardiamo non è tanto la realtà oggettiva, ma il modo in cui viene decodificata dalle esperienze presenti e passate di Zerocalcare. Un mondo fatto di luoghi, situazioni, persone che sono ritratte non per quello che sono, ma attraverso la lente cinica di un ragazzo che non sempre sa come rapportarsi a quello che lo circonda. O che ha deciso di farlo alla sua maniera perché il modo che gli altri ritengono giusto non fa per lui. Giusto o sbagliato che sia perché Zero non vuole insegnare niente a nessuno.  

Attraverso i lunghissimi monologhi recitati con una parlantina irrefrenabile e un ritmo da togliere il fiato, Zero intende semplicemente dire la sua senza pretendere di avere ragione. E lo fa su tutto mentre viaggia dalla sua amata Rebibbia ad una distante Biella per un motivo che solo alla fine si scoprirà. Strappare lungo i bordi sceglie la scusa di questo viaggiare da una parte all’altra dell’Italia per darsi il tempo di viaggiare tra ieri e oggi. Tra l’adolescenza di un ragazzino delle medie che si sentiva responsabile della felicità della sua professoressa di matematica e il presente di un trentenne che è diventato campione del non sentirsi responsabile di niente. Dall’infanzia di un bambino che doveva scegliere quali giocattoli conservare alla rassegnazione di un giovane che ha scelto di accumulare  tutto solo per non dover decidere cosa buttare.

Strappare lungo i bordi è il racconto di un viaggio di andata e ritorno che non finisce mai perché ogni tappa è il punto di partenza per mille deviazioni che esplorano il mondo che sta dentro e intorno al suo autore.

LEGGI ANCHE: Strappare lungo i bordi: prendersi sul serio mai – Recensione dei primi due episodi della serie Netflix di Zerocalcare

Strappare lungo i bordi: la recensione – Credits: Netflix

Ridere per imparare

Si è spesso detto che un grande comico non avrebbe problemi a interpretare un ruolo drammatico, mentre è più difficile il contrario. Perché bisogna sapere pensare per saper far ridere. Strappare lungo i bordi è una conferma di questo assunto firmata da Zerocalcare. Fedele al suo stile, l’autore romano fa della serie un ininterrotto flusso di battute irriverenti, sketch fulminanti, situazioni comuni rilette come imprese titaniche, problemi importanti ridicolizzati come quisquilie irrilevanti. Riporta in scena i personaggi iconici che i fan hanno imparato ad amare attraverso le sue opere precedenti. Ne aggiunge altri facendone caricature che ne riflettono il carattere più che la fisionomia. Restano comunque sempre immediatamente identificabili perché ogni rappresentazione innaturale è dettata da un’associazione ideale che chiunque coglie al volo.

Eppure questa valanga di risate riesce a non travolgere tutto lasciando emergere quei temi che stanno più a cuore al Michele Rech di cui Zero è alter ego. L’ironia feroce che è la cifra stilistica di Strappare lungo i bordi sa farsi da parte al momento opportuno per lasciare spazio a quelle che sembrano pause seriose, ma sono invece il vero cuore della serie. I momenti in cui il ritmo rallenta, la voce si fa più calma, il tono più incerto. Quegli attimi in cui a parlare sono i dubbi, le paure, gli interrogativi, le risposte di un trentenne che si sta accorgendo di essere più vicino ai quaranta della maturità che agli anni della spensieratezza. Di Michele come di tutti quelli che ancora ci provano a capire cosa significhi quella cosa che accade mentre sei impegnato a fare altro.

Quella cosa che è la vita. Che va avanti pure se ti impegni al massimo a fare in modo che non succeda niente. Ad andare piano cercando di seguire le linee tratteggiate lungo cui strappare per disegnare la figura che vorresti diventare. Nonostante questo non ti garantisca che il foglio non si strappi comunque secondo direzioni tutte sue che non avevi previsto. Neanche serve restare fermi a guardarlo nella speranza che non si rovini perché sarà il tempo a distruggerlo per te lasciandoti senza nessuna guida da seguire. Fino a quando ti ritrovi ad accorgerti che altri sono andati avanti comunque. Ed accetti che tutti quegli sbagli, quelle occasioni mancate, quelle parole non dette, quei gesti non capiti, quelle persone perse, quegli amici di sempre, quelli incontrati una volta e poi basta, tutto questo inestricabile groviglio di ieri, oggi e domani è semplicemente e unicamente la vita.

Strappare lungo i bordi è ridere per imparare che non è vero che il meglio deve ancora arrivare. Per accorgersi che è sempre stato lì con te e dovevi solo accorgerti che lo stavi vivendo ogni giorno.

Strappare lungo i bordi: la recensione
Strappare lungo i bordi: la recensione – Credits: Netflix

Saper raccontare

Strappare lungo i bordi è divisa in sei episodi di durata tra i quindici e i venti minuti. Un totale di poco più di novanta minuti. Un formato insolito se paragonato alle canoniche serie tv, ma anche agli altri prodotti di animazione di Netflix (ad eccezione dei corti di Love, Death and Robots). Un minutaggio complessivo che si sarebbe potuto affrontare in un unico film. Osservazione giusta da un punto di vista meramente tecnico, ma sostanzialmente errata perché non tiene conto dell’idea di storytelling che la serie adotta.

Dividere la narrazione di Strappare lungo i bordi in brevi capitoli è sia una necessità formale che logica. Da un lato evita ogni effetto di saturazione. Il fuoco di fila di battute e la velocità con cui si corre da uno sketch all’altro richiede delle pause necessarie a riprendere fiato. Certo, la tentazione del binge watch resta comunque sempre presente.

Ma queste pause sono ancora più necessarie perché ogni scena è indicibilmente ricca di easter eggs e citazioni. Cosi tante da costringere lo spettatore ad un tour de force per coglierle e godere ognuno dei piccoli doni disseminati in quindici minuti densissimi. Al tempo stesso, le soste tra un episodio e il successivo permettono di far volare via quella coltre di divertimento ininterrotto per costringersi a riflettere su quei temi che quasi distrattamente sono stati lasciati cadere per farli notare ancora di più.

Strappare lungo i bordi è una magnifica lezione su come raccontare una storia. Sul modo in cui si riesca a trattare una miriade di argomenti mescolando toni diversi e mantenendo comunque l’unità del tutto. La dimostrazione di come anche le svolte più inattese possano essere presentate con la naturalezza di un attimo casuale e come ogni tassello vada al suo posto nonostante inizialmente sembrasse solo un divertente diversivo a sé stante. Il tutto retto da una colonna sonora che si sposa a perfezione con il mood del momento.

Due episodi erano pochi. Sei sono più che sufficienti a dire che eravamo stati profeti fin troppo cauti. Avevamo previsto che Strappare lungo i bordi sarebbe stata una buona serie. Adesso possiamo dirlo: è molto di più. Un capolavoro.

Strappare lungo i bordi: la recensione

Basta una parola: capolavoro

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Strappare lungo i bordi: la recensione
5

Winny Enodrac

Vorrei vedere voi a viaggiare ogni giorno per almeno tre ore al giorno o a restare da soli causa impegni di lavoro ! Che altro puoi fare se non diventare un fan delle serie tv ? E chest' è !

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