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Strappare lungo i bordi: prendersi sul serio mai – Recensione dei primi due episodi della serie Netflix di Zerocalcare

Da Rebibbia a Los Gatos (nella contea di Santa Clara in California) è un bel viaggio. Probabile che non sia mai avvenuto fisicamente, ma anche solo immaginarlo virtualmente è una bella traversata. Come quella che ha fatto Zerocalcare convincendo Netflix a produrre Strappare lungo i bordi.

Strappare lungo i bordi: la recensione dei primi due episodi
Strappare lungo i bordi: la recensione dei primi due episodi – Credits: Netflix

Quello che ci si aspettava

A pensarci bene, Netflix è il luogo ideale per il debutto di Michele Rech nel mondo delle serie tv. Sia perché spesso il servizio di streaming è apparso nelle strisce del fumettista romano. Sia perché la sua carriera nasce proprio online da dove inizia a diffondere le sue storie sul proprio blog raggiungendo velocemente una sempre più straripante notorietà. Il resto è una cavalcata inarrestabile di successi meritati tra libri pubblicati e attivismo sociale fino ad arrivare ai primi tentativi in proprio di storie animate sublimate durante la pandemia con i corti realizzati per Propaganda Live. Strappare lungo i bordi è il porto ovvio in cui questa nave doveva approdare. 

Ideata e doppiata in prima persona da Zerocalcare, fatta eccezione per Valerio Mastandrea che presta la voce all’iconico armadillo, Strappare lungo i bordi si differenzia dai precedenti tentativi per una cura molto maggiore alla realizzazione delle strisce animate. Lo si vede nella veloce fluidità delle animazioni e nella patina levigata dei colori. Migliorie tecniche rese entrambe possibili dal team che il colosso dello streaming ha messo a disposizione di Zerocalcare. Il risultato perde quel senso di artigianalità che risaltava nei lavori precedenti arricchendoli di una nota underground. È chiaro, tuttavia, come questa fosse una scelta sia obbligata che benvenuta come lo stesso autore aveva ampiamente annunciato ai fan quando la notizia dell’accordo con Netflix era divenuta di pubblico dominio.

Dettagli importanti, ma comunque secondari. I primi due episodi di Strappare lungo i bordi, presentati in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, confermano in poco più di trenta minuti quello che tutti si aspettavano. Zerocalcare resta sé stesso. L’incontro da capogiro con una realtà elefantiaca come Netflix non ha minimamente annacquato la sua comicità né minato la ricchezza dei contenuti. Piena libertà di parlare a modo suo di tutto e tutti anche a costo di essere irriverente nei confronti della stessa Netflix e della sua pantagruelica offerta dove quantità troppo spesso non fa rima con qualità.   

Strappare lungo i bordi è, quindi, quello che ci si aspettava. Pochi erano i dubbi che non sarebbe stato così. Tuttavia, troppi fallimenti hanno caratterizzato il rapporto tra Netflix e le serie italiane per non lasciare un’ombra anche su questo progetto. Fortuna che l’ombra qui si dissipa subito già dalla sigla (scritta da Giancane su insistenza, ai limiti dello stalking, dello stesso Zerocalcare).

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Strappare lungo i bordi: la recensione dei primi due episodi
Strappare lungo i bordi: la recensione dei primi due episodi – Credits: Netflix

Ironia come filosofia di vita

Come solo i migliori comici sanno fare, Zerocalcare è capace sia di far ridere a crepapelle che di costringerti a pensare. Strappare lungo i bordi fa esattamente questo fin dal titolo il cui significato viene spiegato alla fine del primo episodio. Un riferimento ad un certo modo di vivere la vita con studiata lentezza seguendo le linee tratteggiate che dovrebbero portarti a definire la figura che intendi realizzare. Il problema è sapere se chi ha disegnato quelle linee sapeva davvero cosa stava facendo e, soprattutto, cosa tu vorresti ottenere. E, se anche fosse così, la sfida resta comunque ardua. Perché alle volte il foglio si rompe lungo linee tutte sue e il risultato finale rischia di essere irrealizzabile. 

Strappare lungo i bordi non vuole, però, essere una lectio magistralis sulla vita e le difficoltà che la società mette davanti al percorso per realizzarla. Non è questo lo stile di Zerocalcare che buon maestro non intende esserlo neanche per sé stesso. Al contrario, la serie è un ininterrotto flusso di battute irriverenti, sketch fulminanti, situazioni comuni rilette come imprese titaniche, problemi importanti ridicolizzati come quisquilie irrilevanti. Il tutto condito da un citazionismo ricchissimo che tratta con uguale dignità Manu Chao e Mao Zedong, Tiziano Ferro e Nietzsche, cinema alto e serie trash.  

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Il trait d’union che rende possibile tenere insieme tutto disegnando il mondo in cui si muove il pantheon di personaggi noti di Zerocalcare è l’ironia eletta a vera e inviolabile regola di vita. Quell’atteggiamento dissacrante messo in scena tramite mille figure accessorie che permette a Strappare lungo i bordi di farti passare in un attimo dalla risata più smodata alla riflessione più pensierosa. E poi non lasciarti il tempo di starci a pensare più di tanto. Prendendoti e prendendosi in giro per averci provato ad essere seri almeno un poco.

Due episodi sono pochi per vaticinare il futuro della serie e darne un giudizio definitivo. Ma non lo sono se a scrivere questi e i restanti è Zerocalcare. Perché di certezze ce ne sono pochissime. Ma tra queste poche c’è che Strappare lungo i bordi sarà il miglior prodotto italiano che Netflix abbia o avrà mai realizzato.

Strappare lungo i bordi: la recensione
5

Giudizio complessivo

Zerocalcare al 100% e tanto basta per le cinque stelle

Winny Enodrac

Vorrei vedere voi a viaggiare ogni giorno per almeno tre ore al giorno o a restare da soli causa impegni di lavoro ! Che altro puoi fare se non diventare un fan delle serie tv ? E chest' è !

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