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Star Wars Episode IX – The Rise of Skywalker: il dilemma del critico – la recensione dell’ultimo capitolo della saga degli Skywalker

Star Wars IX - The Rise of Skywalker: la recensione
Lucasfilm

Titolo: Star Wars Episode IX – The Rise of Skywalker
Genere: fantascienza
Anno: 2019
Durata: 2h 22m
Regia: J.J. Abrams
Sceneggiatura: J.J. Abrams, Chris Terrio
Cast principale: Daisy Ridley, Adam Driver, John Boyega, Oscar Isaac, Anthony Daniels, Jonaas Suotomo, Ian McDiarmid

Non è la stessa cosa. Non può esserlo. Vedere un film quando sei bambino e lasciarsi travolgere da ogni cosa che accade su quello schermo così grande da non riuscire a capire come sia possibile riuscire a guardarlo tutto insieme. E vederlo quando neanche tua figlia puoi più chiamarla bambina e a quello schermo guardi con l’occhio allenato di chi sa che dovrà scrivere una recensione dopo quelle due ore e passa. Però quello è e resta comunque Star Wars e non uno qualunque (come se qualunque fosse un termine che si può affibbiare ad un film di questa saga). Perché Star Wars IX – The Rise of Skywalker è il finale della saga iniziata quarantadue anni fa. Ed allora il critico e il bambino finiscono per litigare. Merito di J.J. Abrams. Colpa di J.J. Abrams.

Star Wars IX - The Rise of Skywalker: la recensione
Star Wars IX – The Rise of Skywalker: la recensione – Credits: Lucasfilm

Uno schizofrenico strizzare l’occhio

Con il sano cinismo che spetta ad ogni parodia ben riuscita, Leo Ortolani disegna sempre Abrams come ossessionato dal desiderio irrefrenabile di strizzare l’occhio allo spettatore in un afflato di complicità. Ed è esattamente questo che è Stars Wars IX: un continuo tentativo di dare a chi è seduto in sala quello che voleva. E, se non era questo ciò che voleva, convincerlo che era questo ciò che voleva.

Una scelta che condiziona a tal punto la sceneggiatura da costringere il film a rinnegare quasi interamente quanto fatto nel capitolo precedente di Ryan Johnson. Gli Ultimi Jedi aveva provato a cercare una strada nuova riuscendoci solo in parte e scontentando i fan più puristi per la rilettura della mitologia della forza e il trattamento riservato all’iconico Luke. Ma aveva anche indicato una via precisa con la scelta di fare di Kylo Ren il villain principale pur nella sua atipicità e di Rey una eroina pienamente autonoma nel suo essere la figlia di un nessuno.

Come non detto. Che sia stata la Disney a temere l’ira funesta di un fandom che sa essere integralista peggio di invasati appartenenti da una setta fondamentalista. O la testarda convinzione di Abrams che un film buono è quello che tiene buono lo spettatore in sala. Quale sia stato il seme e quale l’acqua a farlo germogliare, quel che conta è che il frutto colto dall’albero ha infine un sapore artificiale. Perché Star Wars IX è un precipitoso tornare alle supposte origini della saga riprendendone la struttura lineare con il cattivo imperatore riesumato per l’occasione e l’eroe che incarna il bene assoluto senza se e senza ma. Rey contro Palpatine e tutto il resto usato solo quando serve a mettere in scena le immancabili battaglie aeree e le acrobazie a velocità della luce.    

Con l’ulteriore problema che Star Wars IX è un terzo capitolo che vuole ricollegarsi al primo ovviando in qualche modo alla mancanza di quel ponte che sarebbe dovuto essere il secondo ormai rinnegato. Come risolvere il problema? In due modi, entrambi sbagliati. Primo, far finta di niente. Secondo, correre. Perché due film in uno non ci possono stare e allora tutto deve essere compresso a costo di saltare da un posto all’altro o infilare a forza nella storia un flusso di informazioni che avrebbero meritato spiegazioni che non si ha né il tempo né la volontà di dare. E, spesso, neanche la possibilità perché certi salti logici sono buchi talmente evidenti che il film preferisce sorvolarli velocemente nella speranza (vana) che nessuno ci faccia caso

Star Wars IX diventa allora la condanna di una certa idea di cinema. La dimostrazione che la complicità dello spettatore non la si ottiene facendogli in continuazione l’occhiolino.

Star Wars IX - The Rise of Skywalker: la recensione
Star Wars IX – The Rise of Skywalker: la recensione – Credits: Lucasfilm

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Tanto rumore per nulla?

Star Wars IX chiude una trilogia che aveva (anche) il compito di rilanciare un franchise storico riportando in sala i vecchi fan e attirandone nuovi. Ed è per questo che erano stati introdotti nuovi personaggi: Rey e Kylo Ren su tutti, ma anche Finn e Poe (e l’immancabile nuovo droide per ragioni di merchandise). 

Compito svolto bene? Solo in piccola parte. Come un tema in classe dove la prima pagina mostra tanta buona volontà, ma il resto mostri una fretta di chiudere che impedisce di discutere tutti gli argomenti proposti. Star Wars IX, infatti, porta a compimento l’arco narrativo di Rey e Kylo Ren, ma lascia a metà del guado Finn e Poe il cui ruolo diventa meramente di servizio. Comparse di lusso a cui spetta guidare in porto la nave quando la scena non è occupata da Rey e Kylo o da Palpatine e il suo inspiegato ritorno.  

A funzionare davvero bene è, infine, solo Kylo Ren grazie alle indubbie doti di un Adam Driver che riesce a dare al suo personaggio la profondità del dubbio. Si ha quasi l’impressione che sia stato l’interprete a scrivere il suo ruolo sullo schermo grazie alla presenza scenica e all’espressività convincente. Doti che, invece, difettano in una Daisy Ridley il cui comunque lodevole impegno non riesce ad emendare i problemi di scrittura di un personaggio il cui cammino è stato cambiato più volte da autori con idee opposte

Star Wars IX è ancora una volta vittima della volontà malcelata di dire troppo e troppo in fretta. Per questo stesso motivo, manca il tempo di approfondire l’evoluzione di Finn e Poe che finiscono per essere gli eroi della resistenza solo perché Luke e Leia, Han e Lando non ci sono più e qualcuno doveva prendere il loro posto. Come e perché diventa secondario e dimenticabile come lo è la possibile love story tra Finn e Rey che sembra accennata senza mai giungere ad una conclusione. In queste condizioni, diventa quasi ridicolo domandarsi il perché di certe svolte repentine di altri personaggi o interrogarsi sulla necessità di introdurne di nuovi (la Zori di una irriconoscibile Keri Russell sempre a volto coperto o la Jannah di Naomi Ackie e il generale Pryde comandante supremo delle forze nemiche senza che sia mai apparso prima).

Una nuova trilogia con nuovi personaggi che Star Wars IX trasforma in una serie di comparse buone solo per il merchandise. Tanto rumore solo per soldi.

Star Wars IX - The Rise of Skywalker: la recensione
Star Wars IX – The Rise of Skywalker: la recensione – Credits: Lucasfilm

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Ma comunque è Star Wars

Quanto scritto fin qui dovrebbe far capire da che parte l’imparziale bilancia del giudizio critico finirà per pendere. Se non fosse che, come si diceva all’inizio, The Rise of Skywalker è comunque Star Wars. Ed è difficile che un film che porta queste due parole nel titolo risulti totalmente deludente. Perché riuscirà a parlare con quel bambino che è dentro ognuno di noi e vuole solo cedere alla fantasia.

Pilotare un X – Wing a tutta velocità in battaglie all’ultima acrobazia. Nascondersi sotto il casco di uno Stormtrooper (anche perché i tanto attesi Cavalieri di Ren sono meteore anonime) e la loro armatura bianca e fa niente che a sparare fanno proverbialmente pena. Volare acrobaticamente sul Millennium Falcon con Chewbecca pure se Lando ormai ha la stessa mobilità di un cartonato pubblicitario. Incontrare razze aliene dalle forme più varie e i linguaggi diversi. Prendere in giro C3PO e scherzare con i suoni di R2D2. Abbattere un Tie Fighter ed ammirare la flotta imperiale pur sapendo che tanta potenza si distruggerà per un banale difetto a cui nessuno ha pensato (altra storia riciclata ad ogni trilogia). 

Soprattutto chiunque vorrebbe combattere con una spada laser. Sentire la Forza (che è molto più di un banale presentimento) scorrere dentro di se. E persino farsi attrarre dal suo Lato Oscuro. Abrams conosce troppo bene tutto ciò e fa quello per cui è stato ingaggiato. Restituire questa magia per un ultimo giro di giostra approfittando della CGI e del lavoro di scenografi e costumisti per rendere in maniera opulenta pianeti e alieni, battaglie aree e duelli. Quell’immancabile quid in più da cui Star Wars IX sa di poter attingere per fare appello a quello che nelle schede di giudizio chiamiamo coinvolgimento emotivo.

Star Wars IX – The Rise of Skywalker è il film perfetto per far litigare un critico con sé stesso. Dovresti bocciarlo per tanti e troppi motivi. Ma quel bambino che ha visto Guerre Stellari è sempre accanto a te e non riesci a farlo piangere. Maledetto J.J. Abrams!

Star Wars IX - The Rise of Skywalker: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.1

Giudizio complessivo

Un finale affrettato fatto di strizzatine d’occhio e rinuncia ad ogni coerenza interna che riesce comunque a non farsi bocciare completamente solo perché Star Wars resta comunque e sempre Star Wars

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