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Recensioni Serie Tv

Revolution – 1.01 Pilot

JJ Abrams negli ultimi anni ha rappresentato per molti indice di altissima attesa, anche se visti i recenti pessimi prodotti, per una buona parte degli amanti delle serie tv i suoi nuovi progetti sono sempre guardati con un po’ di sospetto. Quest’anno ci riprova, insieme ad Erik Kripke, il creatore di Supernatural. La premessa poteva essere interessante, con un mondo modificato da un blackout globale, e la nostra storia che si inizia a svolgere 15 anni dopo questo Big Event, in un mondo che non è più quello di prima ed è tutto da svelare.

La bontà del prodotto però, almeno per quanto riguarda questo pilot, si ferma qui. Tutto il resto è un insieme di pessima scrittura, caratterizzazione piatta e casting mediocre, quantomeno per alcuni ruoli principali.

Iniziamo però dall’incipit: lo spegnimento globale. Ci avevano mostrato tra trailer e Comic-Con, sneak peek e preview, questo paio di minuti che facevano presagire un racconto godibile quantomeno per la vista del grande crollo, ma nel pilot effettivamente il tutto si riduce praticamente a quanto già visto, portandoci subito nel mondo nuovo, in un ambiente rurale dove si sono rifugiati alcuni sopravvissuti, tra i quali l’amabile famigliola dei protagonisti, Ben Matheson e i suoi due simpaticissimi figli Danny e Charlotte, detta Charlie. Figli orfani di madre, come se per un secondo noi credessimo che per far interpretare la madre realmente morta e che compare per 15 secondi avessero davvero chiamato Elizabeth Mitchell, che è una che non si è fatta quattro stagioni di Lost per venire a fare la comparsa in Revolution.

Dopo un quarto d’ora bucolico ripieno di padre con segreti, amico ciccione e con tante paure, figlia cazzuta e ribelle, figlio con l’asma e amica, amante del padre che “non sei mica diventata mia madre solo perché vai a letto con mio padre” la sopportazione di questo coacervo di banalità raschiava già il fondo del barile, e allora, zac, drammone, arriva la milizia capeggiata da un Giancarlo Esposito che in Breaking Bad faceva paura, qui fa faccette corredate da voce cool e occhiali da sole che manco Oratio Cane, che vuole portar via il padre, che si sacrifica per la sua famiglia, ma arriva l’intervento del figlio decerebrato, che ha una strana forma d’asma che evidentemente gli intacca i neuroni, provoca la morte del padre, quella di almeno metà della fattoria e il suo rapimento. Well done. Così sua sorella “io c’ho le palle”, l’amica del padre “ma non sei mia madre”, l’amico ciccione “nerd di Google” possono mettersi in viaggio, verso un fratello che sta in centro a Chicago a far cocktail, ma “è bravo ad uccidere” (cit.)

Ora, le cose più drammatiche all’interno di questo svacco e di situazioni banali e telefonate, sono la monoespressività della figlia “io c’ho le palle” Charlie che è proprio inadatta a ricoprire un ruolo emotivamente così importante, basti pensare che in questo pilot si vedono le prime ore da quando le muore il padre e sembra le sia morto il gatto, ed anche la scrittura piatta e macchiettistica della maggiorparte dei personaggi che si rivelano, ribadisco, quantomeno per questo pilot, essere degli stereotipi ripresi da un qualsiasi action anni 80.

Nel (breve) viaggio in direzione Chicago, oltre ad incontrare Nate, uno dei pochi personaggi che sembra più complesso rispetto agli altri, vengono mostrati quantomeno diversi scenari di distruzione post balckout che hanno il pregio di essere accurati e ben fatti, ma l’arrivo in città ci rispedisce immediatamente indietro nel livello.

I nostri arrivano in città e come facciamo a far vedere che la società è allo sbando? Mettiamo due persone a caso che si prendono a botte davanti ai piedi dei nostri beniamini. Fatto. Facciamoli entrare in un ex hotel, ora bar buio e malfamato. Fatto. E qui incontriamo lo zio, chiaramente personaggio restio a farsi coinvolgere, un po’ burbero (strano), ma “bravo ad uccidere” e ce ne accorgiamo subito nella classica scena madre di tutti i film di Bruce Lee, dove il nostro eroe solo contro una trentina di cattivi che lo attaccano, rigorosamente uno alla volta, sia mai, se la cava facendo anche mosse e facce da gran figo. Basta, non se ne può più di questi che accoppano frotte di persone da soli, è roba vecchia, trita e ritrita, non siamo più negli anni ’80.

Nel frattempo il fratello con l’asma che gli incide i neuroni, rapito dalla milizia, si libera e prova a scappare, ma non c’avremmo messo una moneta che fosse stato in grado di farlo per più di 12 ore, anzi diciamo che se non l’avessero ripreso non l’avrei immaginato sopravvivere per più di 24 ore. Ma grazie alla sua fuga, conosciamo Grace, il personaggio depositario del mistero, che dovrà essere il qualcosa in più e spero gestito meglio di un Terranova qualsiasi.

L’impressione del pilot alla fine è quella di un pessimo prodotto che nasce sotto i peggiori auspici, ma il beneficio del dubbio per qualche episodio, non troppi, glielo si può lasciare, nella speranza che svolti in direzioni più interessanti.

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