Alice nella Città

Captain Fantastic: la recensione del film con Viggo Mortensen ad Alice nella Città – RFF11

captain fantastic

Titolo: Captain Fantastic

Anno: 2016

Sceneggiatura e regia: Matt Ross

Cast: Viggo Mortensen, Frank Langella, Missi Pyle, Erin Moriarty, George MacKay, Ann Dowd, Samantha Isler, Annalise Basso, Kathryn Hahn, Steve Zahn

C’era una volta, in rigogliosa e selvaggia foresta, un castello, in cui abitavano sei fratelli, Bodevan, Kielyr, Vespyr, Rellian, Zaja e Nai. Il piu’ grande aveva diciotto anni e la più piccola doveva averne all’incirca sei. Mentre la madre molto malata era partita per un lungo viaggio, a prendersi cura di loro era rimasto il padre, un uomo vigoroso dalla folta barba e dai modi decisi. La vita dei giovani pargoli scorreva felice, tra corse spensierate, arrampicate sugli alberi e serate intorno al fuoco a leggere.

Potrebbe essere l’inizio di una vecchia fiaba, magari di origine nordica, vista la stramberìa dei nomi dei protagonisti. Nomi inventanti, unici, come unici sono i ragazzi a cui appartengono. Ma non è una vecchia fiaba, è un piccolo e indipendente capolavoro moderno, ambientato ai nostri giorni in quel paese che tutti abbiamo imparato a conoscere, attraverso il cinema, la letteratura, la televisione, almeno chi non ha avuto l’opportunità di visitarlo di persona. Eppure l’America (per la precisione il Nord America) protagonista di Captain Fantastic è molto diversa dalla visione comune, a partire proprio dal personaggio a cui il titolo fa riferimento.

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Il capitano fantastico, al contrario dei figli, ha un nome facile, Ben Cash. Insieme a sua moglie Leslie, Ben ha deciso di abbandonare il mondo civilizzato per condurre una vita a pieno contatto con la natura tra i boschi dello stato di Washington.

Disinnamorati di una società basata sul consumismo, capace di creare solo individui dipendenti dai beni materiali e privi di cultura e spessore, Ben e Leslie hanno optato per un modello di vita basato sull’autarchia e un sistema educativo che potrebbe essere riassunto nel motto latino mens sana in corpore sano.

Cacciare, cucire, coltivare, combattere, accendere il fuoco con una pietra focaia sono solo alcune delle cose che questi figli speciali hanno imparato a fare, grazie ad un allenamento quotidiano che non si ferma neanche in caso di pioggia. Ma questi ragazzi, apparentemente selvaggi, sono anche estremamente acculturati. Nelle loro giornate senza la televisione e tutte le distrazioni della vita moderna c’è spazio sia per arrampicarsi su una montagna che per leggere un libro di quantistica.

Platone, Chomsky e Bach incontrano Peter Pan

La famiglia Cash è la realizzazione di un’utopia, di quello Stato ideale che Platone teorizzava ne La Repubblica. Con la differenza che qui i re-filosofi sono anche guerrieri e coltivatori e che nel 2016, a differenza del 400 a.C., c’è spazio per altri idee filosofiche, sociologiche, spirituali. C’è spazio quindi per il Buddismo, per Bach, per Mao Tse-tung e Noam Chomsky, venerabile molto di più di quel grosso elfo vestito di rosso che si chiama Babbo Natale. Non c’è spazio invece per la pigrizia, la codardia e soprattutto la bugia.

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Viggo Mortensen stars as Ben and Shree Crooks as Zaja in CAPTAIN FANTASTIC, a Bleecker Street release.
Credit: Erik Simkins / Bleecker Street

Non lontano da quel paradiso, continua comunque ad esistere un mondo basato sulle regole che questa famiglia sui generis non condivide. Per quanto Ben voglia tenere i suoi figli lontani dalla moltitudine di bambini, ragazzi, uomini e donne dai nomi banali e dalle grandi pance, ben presto il loro meraviglioso incantesimo si spezza.

Quando una tragedia si abbatterà sulle loro vite, l’incontro con l’altro sarà inevitabile. Quello che partirà inizialmente come un road trip – con una missione importante da portare a termine – si trasformerà per Ben in un momento di riflessione, su se stesso e sul suo modo di concepire la vita, la morte, l’amore, l’educazione, quello che veramente conta.

Coltelli contro videogiochi, handmade contro Nike

Quanto può servire ad un ragazzino di dieci anni del 2016 sapere come scuoiare un animale? Quanto invece è utile e produttivo a quello stesso ragazzino trascorrere ore ed ore a giocare ai videogiochi? La prima domanda che Captain Fantastic pone agli spettatori è proprio questa: siamo davvero sicuri che il modo in cui stiamo crescendo gli adulti di domani sia quello giusto?

Ben è un uomo che ha abbandonato tutto per seguire giorno per giorno, con dedizione, i suoi figli. E quel piccolo mondo antico che lui e Leslie hanno creato per la loro prole può rappresentare una risposta valida alla svogliatezza, all’inconsistenza della gioventù odierna? O li hai solo resi dei freaks, degli blasfemi, degli outsider in una società che guarda al diverso con sempre più diffidenza?

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Se la prima parte del film sembra quasi protendere verso una risposta positiva alla prima domanda, nella seconda parte Matt Ross ribalta il punto di vista e quel sistema idilliaco, intriso di animismo e marxismo, inizia a mostrare le prime crepe. Quando si tratta dei rapporti umani, tutto quello che i libri insegnano serve poco o niente.

Ma alla fine non ci sono risposte definitive in Captain Fantastic. Platone sosteneva che la dialettica – descrivere un’idea rapportandola al suo contrario – conducesse alla scoperta della verità. Ma non può la vita, con i suoi mille volti, contenerne una sola di verità. Non esiste muro che divida nettamente il bene e il male, confine che distanzi il giusto dall’ingiusto.
L’unica cosa certa è la morte, ma è inutile addolorarsene. Quando lei arriverà non ci saremo. Saremo già volati via, sulle note di una canzone in mezzo alle nuvole.

Captain Fantastic
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
5

Riassunto

Power to the people. Stick it to the man.

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