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Yuni: coming of age tra tradizione e modernità – Recensione del film indonesiano in anteprima alla Festa del Cinema di Roma

Titolo: Yuni
Genere: drammatico
Anno: 2021
Durata: 1h 35m
Regia: Kamila Andini
Sceneggiatura: Kamila Andini, Prima Rusdni
Cast principale: Arawinda Kirana, Kevin Ardilova, Dimas Aditya, Marissa Anita, Asmara Abigail, Mohammad Khan

Se non fosse per il paradiso esotico dell’isola di Bali e per l’apocalittico maremoto del 2004, quanti avrebbero mai sentito parlare dell’Indonesia? Magari gli appassionati di storia ricorderanno che una volta era nota come Indie Orientali quando a governare era l’Olanda con la sua Compagnia delle Indie. Una terra talmente lontana da restare quasi sempre fuori dall’interesse occidentale. Un paese attraversato da un ricco fermento di idee come testimonia il film Yuni.

Yuni: la recensione
Yuni: la recensione – Credits: Rome Film Fest

Restare sospesi tra ieri e domani

Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, Yuni è la storia di una diciassettenne indonesiana che deve affrontare il difficile passaggio tra l’essere una studentessa brillante e spensierata e il momento in cui per gli altri diventa una donna da far sposare in fretta. Scritto e diretto da Kamila Andini, il film è stato selezionato come candidato agli Oscar 2022 per l’Indonesia a riprova delle qualità di un film che è sicuramente degno di attenzione. Merito del suo essere essenzialmente un romanzo di formazione in una terra e in una società distanti dal comune modo di pensare occidentale.

Yuni è un film che vive principalmente di contrasti, evidenziati più volte anche dai luoghi in cui si muove. Strade fangose che attraversano villaggi dove case basse e semplici sfilano con industrie imponenti sullo sfondo. Centri commerciali dalle mille luci che vivono a poca distanza da fiumi dalle sponde incontaminate. Discoteche inondate di musica techno e luci stroboscopiche che si raggiungono passando accanto a lunghi panorami rurali. Scooter moderni parcheggiati all’ingresso di scuole i cui arredi usurati raccontano il passato che hanno visto.

Contrasti che in Yuni si fanno ancora più stridenti quando si guarda alle persone invece che alle cose. Le uniformi castigate dei ragazzi a scuola e l’abbigliamento occidentale indossato nel resto della giornata. La vivacità dei colori dei negozi alla moda e il grigiore monotono dei mercati popolari. Il make – up elaborato e le ciglia finte per andare in giro a far shopping e selfie e la modestia puritana delle donne che si rinchiudono in casa per essere mogli e nulla più. La sgargiante policromia e la vanesia ricchezza delle feste nuziali contro gli sguardi rigati di lacrime delle spose troppo giovani. 

Yuni è un collage di immagini e colori che restituiscono la multiforme ricchezza di un paese dove il presente è invaso da un ieri che non vuole tramontare e un domani che non riesce ancora a sorgere.  

Yuni: la recensione
Yuni: la recensione – Credits: Rome Film Fest

Trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato

Inevitabile che questa sensazione di sospensione tra ieri e oggi vada a riflettersi anche sui personaggi che sono a loro volta in un momento di transizione. È appunto questo il caso di Yuni che è all’ultimo anno di scuola superiore e deve così decidere cosa fare dopo. Un dopo che per la giovane protagonista è un paese sconfinato oltre un orizzonte vicino la cui vista è però annebbiata da una coltre di nuvole minacciose. Un regno nascosto ricco di mille possibilità che la sua insegnante la incoraggia a raggiungere. Un presente fatto di altrettanti freni che le impediscono di lasciar correre il suo scooter viola verso quelle terre lontane.  

Yuni è il ritratto di un’adolescente che potrebbe essere sorella delle tante protagoniste di romanzi, film e serie tv a cui siamo abituati. Ha una cotta tipicamente adolescenziale per il suo professore di letteratura. Le piace truccarsi e mentire sull’età per entrare nei locali a ballare e bere alcolici. Adora passare il tempo a chiacchierare con le amiche parlando male delle compagne di classe più odiose e spettegolando sui ragazzi a scuola. È curiosa di scoprire il sesso, fosse anche solo attraverso la masturbazione. Si impegna per avere buoni voti e non si vergogna di piccoli imbrogli se servono allo scopo. Non si fa problemi a sfruttare un ragazzo troppo timido solo perché è innamorato di lei.

Ma Yuni non vive in una delle nostre città europee, ma in un piccolo villaggio indonesiano. E questo significa che deve fare i conti con tradizioni ataviche che limitano la sua libertà. Una società dove i matrimoni sono ancora accordi tra le famiglie invece che scelte autonome degli sposi. Un luogo dove è ancora possibile che un anziano chieda come seconda moglie una ragazzina diciassettenne a patto che paghi abbastanza. O che due ragazzi debbano convolare a nozze riparatrici per evitare che si diffondano dicerie che disonorerebbero entrambi e i loro parenti. O che un preside ricordi ad un insegnante che il loro dovere è far studiare le ragazze senza però incoraggiarle a cercare una propria autonomia.

Yuni è la tragedia silenziosa di una ragazza normale che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato, nonostante il posto e il momento siano quelli più ovvi in cui dovrebbe essere.

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Yuni: la recensione
Yuni: la recensione – Credits: Rome Film Fest

La delicatezza del racconto

Chiedersi quali siano i propri sogni. Interrogarsi su quanto siano possibili. Tormentarsi per il timore che i tuoi desideri innocenti siano causa di dolore per le persone a te più care. Avere paura di essere ormai su una strada da cui non è possibile tornare indietro anche se sai che non porterà dove volevi. Spaventarsi per il baratro senza fondo che potresti trovare. Sono questi laceranti dilemmi che squassano l’animo coraggioso di Yuni. I dubbi inespressi di chi non sa trovare il proprio posto in un mondo da cui non vorrebbe scappare, ma che comunque non può accettare passivamente.

Yuni riesce a restituire con convincente delicatezza tutta questa sinfonia di sentimenti contrastanti grazie all’intensità della giovanissima Arawinda Kirana. Complice l’avere appena vent’anni (età molto vicina a quella del suo personaggio filmico), la quasi debuttante attrice indonesiana riesce ad essere credibile sia nei momenti più ludici che in quelli più drammatici. La spontaneità dei gesti e la sincerità degli sguardi donano una profonda autenticità alla sua Yuni facendo del film un racconto molto realistico.

Ad accentuare questa impressione è anche una regia pulita che non cerca immagini artificiosamente eleganti e non cede ad estetismi superflui. La fotografia limpida e i movimenti di macchina sono al servizio della sua protagonista che è presente praticamente in ogni scena del film. Yuni diventa in questo modo una sorta di one woman show stringendo ancora di più il focus dell’attenzione sulla figura centrale. Questa scelta è al tempo stesso un punto di forza del film, ma anche l’origine di alcune sue debolezze. Si percepisce, infatti, una certa ridondanza che carica l’opera di ripetizioni superflue. Al contrario, troppo poco approfondite risultano figure pure importanti come i genitori e il loro rapporto con Yuni o Yoga, il ragazzo innamorato di lei, che mostra una profondità di sentimenti che avrebbe arricchito il film.

Nonostante il Museo del Cinema di Torino figuri tra i finanziatori, difficile che Yuni arrivi sugli schermi del nostro paese. Ed è un peccato che sia così. Seppure imperfetto, è un film che ha uno sguardo diverso sul coming of age. Perché diventare grandi è difficile ovunque, ma in alcune parti del mondo può significare scegliere tra passato e futuro di una intera società.   

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Yuni: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.3

Giudizio complessivo

Un coming of age classico reso unico dal suo essere ambientato in un paese con tradizioni diverse che rendono tutto più complicato

Winny Enodrac

Vorrei vedere voi a viaggiare ogni giorno per almeno tre ore al giorno o a restare da soli causa impegni di lavoro ! Che altro puoi fare se non diventare un fan delle serie tv ? E chest' è !

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