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Cinema

Brightburn: un what if per ibridare i generi  – la recensione del film con Elizabeth Banks e Jackson A. Dunn

Brightburn - l'Angelo del Male - la recensione
IMDb

Titolo: Brightburn – L’angelo del male

Genere: horror, cinecomic

Anno: 2019

Durata: 1h 31m

Regia: David Yarovesky

Sceneggiatura: Brian Gunn, Mark Gunn

Cast principale: Jackson A. Dunn, Elizabeth Banks, David Denman

Si dice che la storia non si fa con i se. È vero e vale sia per quella con la S maiuscola che per le tante che vanno in onda ogni giorno nella vita di ognuno. E, tuttavia, uno dei giochi che più piace fare è quello di immaginare cosa sarebbe accaduto se. Se Hitler e i giapponesi avessero vinto la seconda guerra mondiale (e se lo è chiesto Philip K. Dick dandoci The Man in the High Castle). Se quel treno lo avessimo perso senza incontrare quella persona che poi ci ha cambiato la vita (come una Gwyneth Paltrow in Sliding Doors). Se il Kal El cresciuto da due contadini a Smallville non fosse stato quel campione di onestà e virtù che è Superman. Ma fosse stato, invece, il Brandon Breyer di Brightburn.

Brightburn - l'Angelo del Male - la recensione

Brightburn – l’Angelo del Male – Credits: IMDb

What if nel Kansas

Prodotto dal James Gunn di Guardiani della Galassia e scritto da Brian e Mark Gunn (fratello e cugino del primo), Brightburn non è altro che un altro figlio del giochino del what if. La risposta soltanto sottointesa alla domanda che Amanda Waller poneva nelle scene iniziali di Suicide Squad. Cosa accadrebbe se Superman fosse  cattivo?

Una domanda così spontanea che è quasi sorprendente che si sia dovuto aspettare un film a basso budget come questo Brightburn per avere una risposta. E che di questo si tratti è evidente non solo nel film, ma anche nel trailer (il che ci assolve dall’infamante reato di spoiler). La stella cadente che squarcia il cielo di una fattoria del Kansas rivelandosi essere una astronave aliena precipitata. Il vascello scoperchiato per mostrare al suo interno il neonato che una coppia innamorata ardentemente  desiderava. L’infanzia dorata tra genitori che si amano di un amore intenso quanto quello che donano al loro figlio adottivo. Fino ad arrivare alla scoperta dei poteri: la forza sovrumana, l’invulnerabilità ad ogni attacco, la vista a raggi laser, la super velocità, la capacità di volare.

Il timido e impacciato Brandon Breyer che a scuola tutti prendono in giro è il Clark Kent che si preparava a diventare Superman. Il dodicenne che ancora gioca a nascondino con la madre mentre si avvia alla pubertà fatta di foto di donne seminude nascoste sotto il materasso sembra destinato a indossare il mantello rosso del suo alter ego dei fumetti DC. Solo che Brandon un mantello rosso lo indosserà per davvero, ma non per portare pace e giustizia. E, fedele ad un topos classico del genere, aggiungerà una maschera che copra il suo volto anche se la sua è fatta in casa e assomiglia a quella di un luchadores inquietante.

Perché, come la tagline del film annuncia, non è solo il bene ad aver bisogno del suo campione. Anche il male vuole il suo angelo. E lo ha trovato in Brandon.

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Brightburn - l'Angelo del Male - la recensione
La fusione riuscita di due generi

Non è un caso che a produrre Brightburn ci sia James Gunn. Il regista nato in Missouri aveva già dimostrato di amare un certo modo di approcciarsi ai cinecomic ibridandoli con generi diversi. Guardiani della Galassia non era altro che un riuscitissimo mash up tra l’etica e l’estetica dei film di supereroi con i modi e le situazioni dell’umorismo tra slapstick e demenziale di molta commedia americana. A dirigere non è Gunn, ma il poco esperto David Yarovesky (uno dei ravager in Guardiani della Galassia). Tuttavia, Brightburn resta un esperimento dello stesso tipo. Prendere il cinecomic e fonderlo con un altro genere.

A voler essere pignoli, si potrebbe obiettare che di cinecomic non si possa parlare non essendoci una controparte fumettistica dei protagonisti di Brightburn, ma è chiaro quanto questa sia una oziosa e vuota obiezione. Perché il film è il figlio desiderato della volontà esplicita di miscelare horror e supereroi. Brandon non è altro che un Michael Meyers o un Jason Vorhees che non ha bisogno di seghe elettriche o coltelli perché ha i poteri strabordanti di un supereroe. Uno dei tanti figli dell’Anticristo che non si incarna in un ragazzino amato solo della propria malvagità, ma in un essere alieno dotato dei poteri immensi di chi viene da un altro mondo.

Non sorprende, quindi, che in Italia il film sia vietato ai minori di 14 anni proprio come sovente capita agli horror. E da questo genere Brightburn attinge a piene mani pescando il corollario di jump scare (qui particolarmente riusciti grazie alla super velocità), scene splatter (tra volti deformati dalla violenza e corpi squarciati dalla forza di Brandon), tensione prolungata che esplode in furia cieca.

Un mash up tra generi che riesce perché, anche se è difficile ammetterlo, da grandi poteri possono discendere grandi responsabilità, ma anche nascere tante possibilità di compiere grandi malvagità.

Brightburn - l'Angelo del Male - la recensione

Brightburn – l’Angelo del Male – Credits: IMDb

Basso costo ma grande ambizione

Brightburn è costato solo 7 milioni di dollari, una cifra ridicolmente esigua per questo genere. Specie se si pensa che si tratta di un film dove dovrebbero mostrarsi super poteri. Alla mancanza di fondi, che impedisce il ricorso ad una CGI efficace, sopperisce una certa artigianalità che recupera gli effetti speciali meccanici ormai desueti, ma che riescono ad essere nondimeno credibili. Soprattutto, il film colpisce nel segno grazie ad una regia che non si vergogna di apparire poco originale preferendo piuttosto copiare soluzioni già rodate che garantiscono un sicuro impatto. Anche la fotografia desaturata rimanda al genere dei cinecomic DC di cui sono figli i vari Superman che in questo modo indirettamente vengono richiamati aumentando il parallelo tra i due supereroi.

A far funzionare il film pensano soprattutto i protagonisti. Su tutti spicca indubbiamente il giovane Jackson A. Dunn il cui aspetto rassicurante e il fisico immaturo danno la giusta fisicità ad un super eroe in fieri. Il promettente attore americano riesce a reggere l’insolito ruolo di protagonista di un film che sceglie di fare del suo personaggio principale l’antagonista che scopre le sue potenzialità come villain. Brava è anche Elizabeth Banks nel ruolo di una madre che rifiuta di accettare la verità a cui arriva con più rapidità il marito interpretato da un convincente David Denman. Perché per una madre sarà sempre impossibile accettare che il proprio sogno sia diventato l’incubo peggiore che il mondo potesse vedere diventare sconcertante realtà.

Brightuburn ha un finale intelligentemente citazionista che lascia intuire il desiderio di farne il primo capitolo di un franchise che ibridi horror e supereroi. Se dal sonno degli eroi nascono mostri come questo Brandon, forse potrebbe essere interessante lasciarli dormire per vedere altri film come Brightburn.

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Brightburn - l'Angelo del Male - la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.4

Giudizio Complessivo

Un film non esente da pecche ma da premiare per l’originalità di fondere in modo efficace horror e cinecomic

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