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Cinema

A Bigger Splash – la recensione, Venezia 72

La mostra continua con la presentazione di A Bigger Splash, dal regista italiano ma dal cast internazionale, tendenza che sta cominciando ad andare di moda ultimamente. Per fortuna Luca Guadagnino ha il coraggio e il buonsenso di non seguire le orme di papà Sorrentino o di nonno Fellini come ha fatto il suo collega Piero Messina con L’Attesa, pellicola noiosa e patetica a livelli imbarazzanti. Si lancia infatti in un remake de La piscina di Jacques Deray, film del 1969 con Alain Delon e Romy Schneider, chiamando sulla scena attori stellari come Tilda Swinton, Ralph Fiennes, Matthias Schoenaerts, Dakota Johnson e, marginale ma più che spassosa presenza, Corrado Guzzanti. Il soggetto non si discosta in modo originale dal modello, ma ad una semplice e disinteressata visione risulta anche spassoso.

RZ6A0782.JPGLa celebre cantante rock Marianne (Tilda Swinton) si concede una vacanza con il suo moroso Paul (Matthias Schoenaerts) nella splendida isola di Pantelleria, immersi nella natura in una casa stupenda con piscina, dedicandosi al più completo e intimo relax, finalmente in pace. Se non fosse per il rumore dell’acqua e per il canto delle cicale, il silenzio regnerebbe sovrano, ma qualcosa lo manda quasi da subito in mille pezzi. A distruggere d’improvviso il loro ritiro idilliaco è l’inaspettato arrivo di Harry (un logorroico e scatenato Ralph Fiennes), ex fidanzato storico e collega di Marianne, accompagnato dalla figlia Penelope (Dakota Johnson), da poco conosciuta. Quello che potrebbe effettivamente essere una bella e piacevole rimpatriata, scatena invece tensioni sempre più forti tra i quattro personaggi, che si ritrovano a convivere con passate e presenti relazioni, faccende in sospeso e ricordi. Per fortuna l’aria vacanziera e il luogo danno modo di non pensare a queste spade di Damocle che incombono su ciascuno e riescono a concedersi svago, belle mangiate e spensierati bagni in piscina, fino a che…

Il film oscilla tra il comico e il drammatico, discostandosi quindi dall’alienante monotonia messa in scena da Messina e si mostra insolitamente simpatico per essere un film italiano in concorso in questo festival del cinema. Certo, il luogo più adeguato dove proiettarlo sarebbe il piccolo schermo domestico e non nella spaziosissima Sala Grande, ma ad una prima, fresca visione si può tranquillamente dire che A Bigger Splash, non sia affatto male, divertente, carino, persino un po’ trash. Niente di male insomma se lo guardiamo come fosse un “filmetto”, un gioco per attori immensi che si dilettano a fare benissimo il loro lavoro in un luogo paradisiaco, mangiando, bevendo, nuotando e danzando allegramente.  Come biasimare l’evidente spasso che brilla negli occhi di Fiennes mentre balla come un matto per tutta la casa? Ci divertiamo noi, si diverte lui, tutti sono contenti e va bene così. Le riprese sono anche apprezzabili, anche se non mostrano nulla di nuovo (come è tra l’altro il personaggio di Penelope, evidente decalcomania della kubrickiana Lolita) ma per lo meno non sono gratuite e completamente inutili come visto proprio ieri. Almeno un po’ di trama c’è e si fa seguire senza particolari disturbi.

Assai discutibili però sono le posizioni serie e pretenziose assunte da Guadagnino, che emergono dalle sue parole in conferenza stampa. Alla prima domanda risponde con un riferimento al Falstaff, che aspira ad essere culturoso e maldestramente filosofico (filosofia? ma chi l’ha vista?!); continua parlando della sua ricerca delle grosse “profondità dell’arte”, quando la cosa più profonda del film è senza dubbio la piscina, dove peraltro si tocca senza problemi. Caro Luca, non stiamo a scomodare né Shakespeare né Verdi, tanto meno l’arte e la filosofia, non è il caso. Hai fatto un film carino, nemmeno originale, in una bella isola con degli attori fenomenali che reggono l’intera baracca, ma ti manca l’umiltà di accettare il tuo stesso film così per come è.

A Bigger Splash 2Il pubblico italiano amante del comico non può starsene indifferente all’ingresso in scena di Guzzanti, ma perché lo conosciamo, così come gli altri attori, sul cui talento non ci sono ormai più dubbi. Ma è solo per quello, non mi sembra che tu abbia aggiunto un gran ché: l’idea della protagonista che non può parlare è persino di Tilda, i cui vestiti elegantissimi sono uno dei motivi principali per cui vale la pena vedere il film…

Fatti un tuffo dove l’acqua è più blu e rinfrescati le idee, che anche Ralph si annoia a sentirti parlare…!

A Bigger Splash
  • simpatico ma nulla di più
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