
Vinyl: Recensione dell’episodio 1.08 – E.A.B.
Entrare nell’ottica di Vynil non è sempre stato facile, principalmente perché si tratta di una produzione che ha una fortissima impronta di Scorsese che, per quanto resti genio indiscusso, dopo un po’ risulta heavy da guardare. Quello che è il drama ed il pathos tipici delle sue pellicole possono coinvolgere per due ore, tre al massimo, ma dopo un po’ diventano difficoltose da seguire. Parlo per me, naturalmente, ma questo film esteso inizia a cedere, per i miei gusti, e se i personaggi (ed i loro interpreti) continuano ad essere meravigliosi, solo una parte delle storyline continua ad appassionare, facendo procedere la serie ad un buon ritmo, anche se non eccelso.
Una storia che ha iniziato a stancare – e probabilmente devo averlo già ribadito qualche episodio fa – è quella di Richie. Si, certo, ha ucciso qualcuno, d’accordo, ma non siamo in un procedurale e questa continua forzatura (che tenta di trasformare una serie come questa in un libro giallo) la apprezzo poco. Per fortuna siamo arrivati ad un punto di svolta, uno in cui finalmente Richie ha fatto un passo falso ed ha fornito alla polizia quanto necessario per incastrarlo. Dico per fortuna, perché Cannavale potrà anche essere un bravissimo attore ma dopo un po’ i continui deliri e lo sguardo disperato diventano insopportabili. Per quanto la figura di un produttore discografico in difficoltà non venga scalfita dall’omicidio che ha commesso, lo fanno le conseguenze di quel gesto. Ecco perché le scene in cui Richie Finestra è nel suo studio o in uno studio di registrazione sono dieci volte migliori rispetto ai momenti di pura autocommiserazione.
Ne è prova la parentesi dei Nasty Bits. Il gruppo, inserito nella storyline in maniera molto naturale, inizialmente era tutt’altro che uno spunto interessante, ma col tempo questa condizione si è ribaltata. La band guidata da Kip è alla ricerca di un sound insieme innovativo e accattivante ed è di enorme aiuto la figura di Lester. Il modo in cui la carriera canora di quest’ultimo si è conclusa non è stato né piacevole né bello, ma gli ha fornito i mezzi per aiutare un gruppo che potrebbe permettergli di affacciarsi nuovamente sulla scena musicale, quella che conta davvero. È la sua canzone a mettere i Nasty Bits sulla strada giusta, una canzone che di certo molti avranno persino riconosciuto.
Mi permetto di sottolineare che ormai siamo all’ottavo episodio e molte vicende hanno avuto una gestazione fin troppo lunga prima di trovare una risoluzione. Per questo prima accennavo alla struttura ‘a film’, che allunga fin troppo spesso eventi che altrimenti potrebbero trovare una risoluzione più soddisfacente in minor tempo. Non ci sarebbe una serie, a quel punto, è la corretta obiezione. Non una serie di Scorsese, no, ma probabilmente non sarebbe neppure altrettanto accattivante.


Mentre Andrea inizia a licenziare gente a destra ed a manca (senza averne apparentemente alcun diritto), il destino della American Century pesa tutto sulle spalle dei Nasty Bits e di un cantante che Zak vuole promuovere come il nuovo David Bowie. Cosa dire? Andiamo bene!


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