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The Gilded Age: Recensione della stagione 1 del drama di Julian Fellowes con Carrie Coon e Christine Baranski

Corsetti, guanti, merletti, strascichi e tiare. Questi elementi evocano un’epoca di grande raffinatezza e lusso, ma non stiamo parlando di Downton Abbey. Il magico richiamo della prima stagione di The Gilded Age, infatti, non sorprende, considerando che la serie è stata concepita e prodotta dal rinomato Julian Fellowes, mente dietro la pluripremiata serie televisiva inglese. Quest’ultimo si era detto entusiasta del progetto, che aveva pianificato da molti anni e che l’HBO gli ha permesso di realizzare. A suo dire è un sogno aver potuto portare su schermo ”quest’epoca così brutale e ricca di stile della storia Americana”.

In questa nuova serie, lo scenario non è più la Gran Bretagna degli inizi del ‘900, bensì la vibrante New York della fine dell’800. Qui, immergersi in una storia intrisa di intrighi e duelli sociali significa calarsi in una realtà dove il progresso tecnologico e le scalate sociali si svolgono ad un ritmo incalzante. Potremmo quasi definire The Gilded Age come un incontro tra l’eleganza di Downton Abbey e l’audacia di Gossip Girl.

Recensione stagione 1 The Gilded Age, Credits: HBO

Per entrare nell’alta società newyorkese… bisogna esserci nati

Il sipario in The Gilded Age si apre appunto su una New York in pieno boom industriale. Siamo negli anni ’80 dell’800, ben lontani dalle Guerre Mondiali e totalmente immersi nello splendore di una società più libera e spettacolare di quella europea. Questo non vuol dire che non abbia delle regole, come scoprirà ben presto Bertha Russell (Carrie Coon) che, insieme al marito George (Morgan Spector), si trasferisce sulla 61st Avenue, il luogo in cui abita l’elite di New York. Purtroppo Bertha fa parte dei così detti “nuovi ricchi”, per cui nonostante il suo denaro, la “vecchia guardia” vuole impedirle a tutti i costi di entrare a far parte del loro circolo esclusivo. Anche se ha una casa splendida e continua a donare più di tutti gli altri alle fondazioni di beneficenza.

Emerge velocemente il confronto tra le due fazioni: la vecchia guardia e i “nuovi ricchi”. I primi sono rappresentati da famiglie ormai residenti in America dai tempi della Mayflower, come fa notare la vicina della Signora Russell, Agnes van Rhijn (Christine Baranski), che vive con sua sorella nubile Ada (Cynthia Nixon) e la nipote Marian Brook (Louisa Jacobson), a sua volta fiera rappresentante della nobiltà vecchio stampo. Ciò che tuttavia non manca a persone come Bertha Russell sono l’astuzia, la determinazione e la perseveranza. La vediamo continuare a perseguire il proprio intento a testa alta, senza lasciarsi condizionare da niente e da nessuno. Quando la prima serata organizzata nella sua nuova casa si rivela un insuccesso, Bertha trae da quel fallimento la forza per andare avanti e dimostrare che nessuno riuscirà a scalfirla.

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Recensione stagione 1 The Gilded Age, Credits: HBO

I valori della nobiltà, di qualsiasi epoca essa sia

Non sfugge tuttavia quanto Bertha possa essere ferrea ed impassibile nel perseguire i propri scopi, anche a discapito della felicità della figlia. A differenza di Lina Astor, la sua principale “rivale” in quanto rappresentante della vecchia nobiltà. Quest’ultima, seppur decisa nei propri intenti, mette da parte orgoglio e superstizioni pur di non ferire sua figlia. Un gesto che, nelle stesse circostanze, Bertha rifiuta di fare pur di continuare sulla propria linea. In questo è simile al marito, un magnate delle ferrovie che è tanto spietato sul lavoro quanto affettuoso con la moglie ed entrambi i suoi figli.

George Russell è invece lo stampo preciso dell’uomo d’affari ante litteram. Ha costruito da solo la propria fortuna, difende il proprio impero con le unghie e con i denti, spesso a costo della vita di uomini che si rifiuta di aiutare dopo che hanno cercato di metterlo all’angolo. Il suo personaggio completa alla perfezione Bertha, tanto che spesso viene da chiedersi cosa ami di più sua moglie: il marito o lo stile di vita e la posizione tanto agognati. Non manca infatti lo scontro quando, in risposta ai problemi anche gravi del marito, lei continua a ricordare come questo possa scalfire cene e pranzi di società di cui a lui, con la propria azienda in pericolo, non potrebbe importare nulla.

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Recensione stagione 1 The Gilded Age, Credits: HBO

I clichè immancabili: dalla ragazza sprovveduta e innamorata al figlio che cerca la propria strada

Non mancano nella prima stagione di The Gilded Age anche i momenti da clichè, inevitabili purtroppo. Marian Brooke, senza mezzi o possibilità, viene accolta dalle zie Agnes e Ada, che vogliono per la ragazza un futuro roseo e quanto possibile sicuro. Lei è innamorata persa dell’avvocato che aveva gestito gli affari del padre deceduto. Non riesce a vederne le vere intenzioni, sviate dalla ricchezza e possibilità che New York promette a chiunque sia abbastanza intelligente da coglierle. Cuore spezzato e fuga romantica alle spalle, viene da chiedersi se non sia il caso di seguire la simpatia che sembra evidente tra lei e Larry Russell (Harry Richardson), il figlio dei vicini delle zie.

Lui, a sua volta, non vuole perseguire il futuro che suo padre ha scelto per lui, sperando di diventare un architetto. Figli che vogliono costruire un nome per se stessi lontano dalla ricchezza e dal nome dei genitori? Già visto, tanto quanto la storia della figlia in contrasto con la madre e che vuole solo una vita semplice, mentre quest’ultima desidera per la sua unica figlia un futuro grandioso, degno di una regina.

I clichè non finiscono qui, dalla cameriera che cerca di farsi un nome infilandosi nel letto del padrone, alla serva che ruba argenteria per rifarsi di un debito di gioco. Ma dopo sei stagioni di Downton Abbey ne abbiamo viste un po’ di tutti i colori, sarebbe stato strano non ritrovarci in nessuna storia.

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Recensione stagione 1 The Gilded Age, Credits: HBO

La discriminazione razziale al bordo della storia

Spicca naturalmente anche la storia di Peggy Scott (Denée Benton), che incontra per caso Marian e diventa presto una sua amica e confidente, nonché segretaria di Agnes van Rhijn. Se sia una scelta oppure una leggerezza, è evidente che storicamente sarebbe stato difficile che una donna di colore avesse una posizione lavorativa semi-professionale nell’Upper East Side di New York. Lasciando stare che sarebbe stato ancora più inusuale che Marian e Peggy si incontrassero per caso, senza accompagnatori, ad una stazione del treno.

Si potrebbe addirittura dedurre che The Gilded Age nella sua prima stagione faccia una scelta alquanto netta e decisa, trascurando la realtà della società più povera e focalizzandosi sulle battaglie sociali dell’elite new yorkese. Perché interessarsi delle condizioni dei lavoratori o delle fabbriche in progressiva espansione se si può distogliere lo sguardo e bearsi dei meravigliosi abiti, delle lussuose residenze e della vita di privilegio dei nuovi (e vecchi) ricchi? Non c’è una risposta, certamente, ma è evidente come questa sia la scelta alla base della serie tv.

the gilded age recensione stagione 1
Recensione stagione 1 The Gilded Age, Credits: HBO

The Gilded Age, un quadro lussuoso ed elegante di un’epoca da sogno

Al di là delle sue mancanze, e purtroppo se ne possono notare più di un paio, la stagione 1 di The Gilded Age resta una serie tv degna di visione. La cura nei dettagli, dai costumi al parrucco alle residenze che fanno da campo di battaglia alla scalata sociale dei Russell, la serie tv dimostra un perfetto equilibrio tra trama e scenografia. La recitazione del cast non è da meno, in particolare con Carrie Coon e Mogan Spector nei rispettivi ruoli dei coniugi Russell alzano l’asticella della perfezione.

Con la seconda stagione già disponibile e la terza confermata da dicembre 2023, non è un segreto che The Gilded Age potrebbe diventare una serie tv in costume da seguire e a cui appassionarsi. Grazie Julian Fellowes e grazie HBO!

The Gilded Age Stagione 1

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Kat

Cavaliere della Corte di Netflix e Disney+, campionessa di binge-watching da weekend, è la Paladina di Telefilm Central, protettrice di Period Drama e Fantasy. Forgiata dal fuoco della MCU, sogna ancora un remake come si deve di Relic Hunter.

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