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Twin Peaks: nel blu dipinto di blu | Recensione Part 3 & 4

Twin Peaks

In Lynch secondo Lynch (a cura di Chris Rodley), il regista americano racconta come nacque l’ispirazione per il suo primo cortometraggio, Six Figures Getting Sick (Six Times). Studente di pittura alla Pennsylvania Academy of the Fine Arts, Lynch fu spinto dal desiderio di regalare movimento alla staticità della pittura.
La sensazione che si ha mentre si guarda la prima parte del terzo episodio di Twin Peaks – The Return è di trovarsi quasi intrappolati in un quadro, in cui la logicità del racconto lascia spazio all’assurdo, tra suggestioni, citazioni e rimandi più o meno espliciti all’universo della serie madre, ai topos lynchiani e al cinema in generale. Dalla scatola di vetro, in caduta libera tra le stelle Dale Cooper approda in un luogo sconosciuto, un incubo in slowmotion dalle tinte rosse che si affaccia su un mare violaceo senza orizzonte. In questa anticamera della realtà, l’agente incontra personaggi noti e non da cui riceve altre profetiche rivelazioni, prima di finire letteralmente risucchiato da un quadro elettrico in cui compaiono i numeri 15 e 3 (315 era la camera che occupava al Great Northern Hotel) .

Il passaggio dal buio alla luce di Cooper si rivela ovviamente più complicato del previsto, come le dichiarazioni del suo doppelgänger alla fine della seconda puntata lasciavano intuire. A quanto pare il suo piano per sfuggire al ritorno nella Loggia Nera, era quello di creare un’altra versione di sé, che avrebbe dovuto ospitare l’agente speciale per poi essere ucciso da uno degli scagnozzi da lui assoldati.
Per un “incidente felice”, la missione non va a termine e Cooper si ritrova a prendere il posto di un certo Dougie Jones, un buffo uomo di provincia con moglie (Naomi Watts) e figlio a carico, il quale finisce nella Loggia e si trasforma in una perla d’oro. Ma, come MIKE annuncia, uno dei due dovrà comunque morire.
Lo scambio di persona, a cui si aggiunge la passività di un Cooper che pare aver perso le funzioni cognitive durante il viaggio di ritorno, genera una catena di esilaranti situazioni. Un percorso fatto di gesti (familiari) e parole ripetute, in cui Mr Jackpot (un Kyle MacLachlan in splendida forma) si lascia guidare dal caso e incontra grotteschi personaggi.

twin peaks the return

E bizzarri sono i discorsi che animano le stanze del commissariato di Twin Peaks. Il vice sceriffo Hawk è al vaglio di tutte le prove del caso Laura Palmer che possano aiutarlo a ritrovare l’agente Cooper, guidato dalle parole della Signora Ceppo e coadiuvato da Andy e Lucy.
Qui il tempo sembra essersi fermato, nonostante molte cose siano diverse. Alla guida c’è stato un cambio di guardia (Frank Truman ha preso il posto del fratello Harry S. Truman) e il figlio di Lucy è ormai un giovanotto fatto e cresciuto (il ribelle Wally Brando di Michael Cera, che ha finalmente concesso ai suoi genitori di utilizzare la sua stanza come studio). Viene quasi naturale lasciarsi andare al pianto insieme a Bobby Briggs (che ora indossa un’altra divisa), quando intravediamo sul tavolo la foto di Laura. Ancora una volta sulle note di Angelo Badalamenti.

Truman e gli altri non sono però gli unici sulle tracce dell’agente scomparso. Una telefonata dalla prigione federale nel Dakota del Sud informa l’FBI, per la precisione gli agenti Gordon Cole e Albert Rosenfeld, che Cooper è vivo. Sopravvissuto all’incidente (con vomito di garmonbozia annesso), il finto agente incontra il suo ex capo, generando subito in lui il sospetto che qualcosa non stia andando per il verso giusto, dubbio poi supportato dalla confessione di Rosenfeld. Blue Rose, quel nome in codice che Cole in Fuoco Cammina con Me attribuisce ai casi soprannaturali e che il Maggiore Briggs pronuncia nella sequenza iniziale del terzo episodio, potrebbe essere la risposta.

Non c’è niente di più blu” pronunciato da David Lynch stesso suona come una vera e propria dichiarazione di intenti. Se da un lato infatti Twin Peaks – The Return ha giocoforza molti punti di congiunzione con la serie del 1990, non legati solo al luogo ma anche alle modalità narrative, dall’altro è evidente la distanza non solo temporale da quel mondo.

twin peaks the return

Già dai primi due episodi la Loggia Nera, legata nelle prime stagioni a brevi visioni profetiche e ad incubi notturni, ha avuto un peso maggiore nel racconto, dovuto ovviamente alla lunga prigione di Cooper. Durante la campagna di promozione del sequel lo stesso regista aveva lasciato intuire che ci sarebbe stato un cambio di rotta, che avrebbe anche e soprattutto tenuto conto di Fuoco cammina con me. Ma in questo Twin Peaks trovano spazio anche gli altri lavori di Lynch, i suoi cortometraggi pre e post serie, Mulholland Drive e il suo ultimo film Inland Empire.

Ciò che invece manca in queste nuove puntate è quella stratificazione di genere che aveva caratterizzato il primo Twin Peaks, contenitore di melodrammi come di misteri e gag comiche, e che aveva convinto pubblici diversi ad accostarsi alla visione. Questo “appiattimento” è però compensato dalle diverse storyline presentate, che hanno arricchito il racconto di nuovi personaggi ed espanso l’universo di riferimento con panorami finora sconosciuti.

In un’epoca televisiva stracolma di nuove produzioni (di cui, ad essere onesti, solo una piccola percentuale si salva), uno degli argomenti più dibattuti è se operazioni come Twin Peaks – The Return siano solo mosse puramente commerciali, dettate dalla mancanza di idee. Rispondere a questa domanda può essere azzardato e non tenere conto della possibilità che la serie degeneri in un racconto banale, incapace di mettere insieme tutti i pezzi e offrire al pubblico una conclusione soddisfacente. Ma in un universo visionario come quello di David Lynch porsi un interrogativo del genere non solo non serve, ma può essere addirittura controproducente. Insomma, chiedersi se il coniglio c’entri qualcosa è più che inutile. O forse si?

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Twin Peaks - The Return Part 3 e 4
  • Non c'è niente di più blu.
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