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Silk – recensione prima stagione

Il periodo estivo per noi serie tv dipendenti è un momento in cui si è soliti dedicarsi ai “recuperi”, a quelle serie che generalmente per mancanza di tempo abbiamo deciso di non seguire in contemporanea USA/UK.

Finite tutte le serie invernali ci si getta nei “progetti recupero”, e diciamocelo non c’è niente di meglio che vedere una serie avendo tutti gli episodi a disposizione, con la possibilità di decidere i tempi e i modi di visione.

Bene, se ancora non avete stillato la vostra lista di serie da recuperare in questa estate, o nel caso, giacché siamo ormai a metà agosto, l’abbiate già conclusa, aggiungete Silk, soprattutto se vi sentite orfani di The Good Wife, perché questa serie va assolutamente recuperata.

Silk è una serie britannica in onda sulla BBC one dal febbraio 2011 (è’ andata in onda a Maggio /Giugno la seconda stagione e per la mia gioia è stata rinnovata per una terza), la serie racconta le vicende di un gruppo di avvocati che condividono lo stesso studio legale forense; la protagonista è Martha Costello (Maxine Peake) che con Clive Reader (Rupert Penry-Jones) concorre per ottenere il titolo di “Avvocato della corona”, il titolo della serie, infatti, fa riferimento a ‘talking the silk’, ricevere la toga di seta riservata agli avvocati ammessi al Queen’s Council.
Diventare avvocato della corona oltre ad essere un prestigioso traguardo sociale e professionale per un avvocato britannico da anche determinate libertà, come ad esempio scegliere i casi dei quali occuparsi e una serie di altri vantaggi.

A Martha e Clive sono assegnati due pupil, noi diremo tirocinanti, giovani appena laureati privi di esperienza che devono farsi le ossa con i due avvocati più bravi e di maggiore esperienza della studio.
A Martha viene affidato lo spiantato Nick Slade, che con il mio sconcerto ruba la toga e la parrucca perché non ha neanche una sterlina, figuriamoci i soldi per tutte le cose che servono a un avvocato in Inghilterra! Come al solito quando si parla di professioni, ruoli sociali in Uk, si parla automaticamente di ceto sociale e di cosa un membro di una classe sociale può o non può fare.

Intendiamoci, quest’aspetto nella serie non è affrontato apertamente, ma come in tutte le serie inglesi, di genere drama soprattutto, è sempre nell’aria, è qualcosa dato per scontato, che a me personalmente lascia sempre abbastanza spiazzata: nei casi, nei discorsi tra colleghi aleggia sempre quanto pesi il ceto sociale, questo ad esempio si nota quando viene sottolineato il cognome della seconda tirocinante Niamh Cranitch (Natalie Dormer), che viene assegnata a Clive che pensa bene, oltre che fargli da mentore, di portarsela a letto, lei, come dicevo, ha un cognome che pesa è la figlia di un giudice in vista, ha a differenza di Nick i fondi per intraprendere la carriera e la strada spianata.

I casi nei sei episodi dai quali la serie è composta, non sono tutti particolarmente originali, ma sono ben scritti e raccontati, le questioni etiche che sollevano sopperiscono a questa mancanza di originalità, che a mio avviso è l’unico difetto della serie. Ai casi fanno da cornice le vite degli avvocati dello studio, soprattutto le storie di letto di Clive con Niamh, ma prima di lei, con Martha con la quale sta, tra lo sconcerto e paura di entrambi, per avere un figlio.  Raccontata così, sembrerebbe prendere una piega Soapy-Drama, ma non abbiate paura, tutto ciò è raccontato con molta eleganza e in terzo piano rispetto ai casi dibattuti in tribunale e la lotta di potere con golpe annesso, che avviene nello studio.

Golpe ai danni di Billy, il barristers’clerk (un funzionario amministrativo dello studio legale) colui che fa le  veci dell’avvocato che guida lo studio; si occupa di smistare i casi agli avvocati dello studio, gestisce i soldi e tutti i contatti dell’ufficio con l’esterno.
Fil rouge dei sei episodi oltre al golpe in atto nello studio è anche il caso presentato nel pilot, quello di Gary Rush, un delinquente della peggior specie che deruba e malmena un vecchietto e creerà non pochi problemi a Martha.
Mi fermo qui, l’intento di questa recensione è indurvi, se non l’avete fatto, a vedere la serie, quindi non voglio rovinarvi la visione dando troppe anticipazioni.

La serie è di livello, ma dalla BBC non ci aspettiamo niente di meno, recitata molto bene, con un ritmo serrato e soprattutto molto realistica: gli avvocati si trascinano letteralmente in aula carrelli pieni di documenti che gli saranno indispensabili per difendere o, nel caso facciano le veci dell’accusa, a presentare i fatti nei loro processi, non hanno palmari e tablet come l’americana Alicia Florick.

Il sistema legale Inglese sebbene come quello Americano è giurisprudenziale e non basato sulle fonti come il nostro, si discosta un bel po’ da quello Americano soprattutto nell’organizzazione burocratica degli studi e della carriera legale, ci sono due tipi di avvocati in Gran Bretagna i: barristar e sollicitor, Martha e gli altri dello studio sono del primo tipo, avvocati specializzati in alcuni rami ai quali i sollecitor, assistenti legali privati, si rivolgono per portare in aula i casi. Praticamente i barrister dibattono il caso in tribunale, mentre i si occupano del rapporto più diretto del cliente e di stillare la memoria difensiva. Tutto ciò non è spiegato, la serie è destinata al pubblico inglese principalmente quindi sarebbe stata superflua qualsiasi delucidazione. Per noi, anche se a conoscenza di queste differenze più sostanziali, è tutto nuovo e interessante ovviamente.
La serie è diversa e lontana dai legal americani anche nello stile, i dibattimenti sono molto british nel senso poco teatrali sebbene le parrucche possano far supporre l’opposto, molto asciutti e realistici.

La recitazione è, come già detto sopra e sembra scontato dirlo, di alto livello così come la sceneggiatura e i dialoghi.

Quindi non indugiate oltre, accendete il condizionatore e godetevi i sei episodi della prima stagione di Silk.

 

 

 

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