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Rise: la nuova serie musical che attira nonostante non sia perfetta – Recensione del pilot

Dopo due puntate, Rise, il nuovo drama musical targato NBC, non convince del tutto. Eppure risulta essere un prodotto godibile, che tiene abbastanza alto l’interesse degli spettatori nonostante la trama non sia troppo originale.

E allora come avviene questa magia? Innanzitutto Josh Radnor: il fu Ted di How I Met Your Mother si reincarna in questo Lou Mazzuchelli che ricorda proprio Ted da professore, con una decina di anni sul groppone. Ma procediamo con ordine.

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Rise

Non chiamatelo il nuovo Glee

Nato dalla mente di Jason Katims, Rise ad un primo approccio sembrerebbe l’erede di Glee. In realtà è una serie tv dai toni più cupi e meno gioiosi, sebbene non manchino musica e ballo. Anche la regia è differente: la macchina da presa è frenetica, con zoom incisivi (e anche in momenti poco opportuni) e ricorda molto un certo tipo di documentari.
L’atmosfera generale risulta cupa: siamo in una città povera della Pennsylvania, popolata da persone con una mentalità chiusa e il liceo dove si svolge la maggior parte dell’azione rispecchia tutto questo. Un liceo che non può offrire molti stimoli ai ragazzi, se non quelli derivanti dallo sport. C’è chi lo pratica attivamente e chi si limita ad esserne spettatore entusiasta e passivo.
È da qui che parte l’azione di Lou Mazzucchelli: un insegnante di inglese (non sembra essere una cima, a dire il vero) che si ricicla quasi senza competenze in insegnante di teatro. Vuole accendere la passione per l’arte negli studenti alla deriva in una scuola che, come già detto, non offre stimoli. Per farlo, innesca una serie di storie legate ai vari personaggi abbastanza pasticciate già dall’inizio, con abbondanza di cose già viste e qualche spunto di originalità. Il pilot è, stranamente, conclusivo: quasi come se gli sceneggiatori sapessero di non dover convincere soltanto gli spettatori a proseguire nella visione della serie ma anche i produttori.

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Rise

Rise, bocciata? Per ora no

Tuttavia la bocciatura non è su tutta la linea. Il musical a cui Lou vuole dar vita, Spring Awakening, è un’opera che non vuole solo spezzare la continua ripetizioni di schemi e temi all’interno del liceo, ma rompe anche con la società che fluttua attorno alla struttura scolastica. Persone dalla mentalità bigotta, come i genitori di Simon, che non sanno assolutamente spiegarsi il motivo per cui debbano esistere interpretazioni di personaggi omosessuali. Problemi di cui non se ne parla mai troppo, e che quindi sono centrali anche in un prodotto che cerca l’intrattenimento innanzitutto. Insomma, non ci sono tematiche semplici: in Spring Awakening abbondano aborti, suicidi e relazioni omosessuali. Se questa sarà la materia prima su cui si concentrerà la serie, oltre alle vite dei ragazzi adolescenti, potrebbe non essere scontata la bocciatura totale.

Ed è qui che viene catturata la nostra attenzione. Ecco perché siamo pronti a guardare anche il prossimo episodio di Rise: il sospetto che possa fare fiasco è dietro l’angolo, ma di pilot super-interessanti di questi tempi non ce ne sono. Per uno o due episodi ancora, guadagna la nostra attenzione.

Rise - Prime due puntate
  • Ha la nostra attenzione
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Mario Altrui

Web Content Editor per Telefilm Central dal lontano 2014. Scrivo pareri soggettivi richiesti da nessuno sulle mie serie televisive preferite.

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