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Paranoid: Recensione dell’episodio 1.01 – Episode 1

Paranoid
Ben Blackall 2016

Approcciandosi alla visione di una serie TV tutti quanti sono portati a chiedersi il perché della scelta del titolo. In alcune situazioni la domanda trova una risposta molto velocemente se l’intestazione porta il nome del protagonista, in altre il motivo sembra scontato all’inizio per poi assumere un altro significato e infine ci sono quelle occasioni in cui proprio non si riesce a capire il perché di tale scelta e quindi l’unica cosa che rimane da fare è arrovellarsi.

La visione di Paranoid, nuovo arrivato in casa Netflix, è accompagnata dal rumore degli ingranaggi che incessantemente cercano di capire quale sia l’oggetto o la persona paranoica in questione. L’inizio dell’episodio pilota è macchiato dall’omicidio di una dottoressa di famiglia, impegnata a trascorrere una soleggiata mattinata al parco col figlio. Tutto questo si consuma rapido dinanzi agli occhi di una troppo attenta barista, sul luogo solo per intrattenersi con la lettura di un libro.

Paranoid

Altrettanto velocemente facciamo la conoscenza dei i tre poliziotti a cui viene assegnata la risoluzione del caso. Bobby Day, depresso veterano del gruppo che colora la vita con attacchi di ansia è accompagnato da Nina Suresh (interpretata da Indira Varma, ovvero la famossissima Ellaria Sand di GoT), una ruvida donna sulla tarda trentina appena uscita da un’infelice relazione che non sembra esaudire il suo desiderio di maternità. A portare un po’ di gioia in questo duo infelice è il personaggio Alec Wayfield, giovane e avvenente detective dalla storia familiare nebulosa.

Così, mentre gli occhi dello spettatore scandagliano i protagonisti alla ricerca del potenziale “paranoid” il mistero si risolve da sé per farne spazio a uno di portata maggiore. Infatti l’omicida, malato di Sindrome ossessivo-compulsiva e schizofrenico si suicida riportando l’attenzione sulla prima vittima. Pare infatti che la dottoressa avesse dei retroscena oscuri di cui solo l’informatore segreto manifestatosi per via di misteriose fotografia era a conoscenza. E qui la domanda si formula spontaneamente: che l’omicidio della donna non fosse prodotto di una letterale pazzia ma parte di un piano più grande, di un complotto? E se quello a diventare paranoico fosse stato lo spettatore?

Paranoid - Lesley Sharp

Difficile rispondere con certezza ma a fine episodio alcune considerazioni vengono da sé. I protagonisti innanzitutto non sono molto interessanti perché già visti altrove o comunque mal costruiti. Fa prudere il naso che un personaggio acido e sarcastico come Nina faccia del suo desiderio numero uno la maternità (voi direte: “Non possono esistere mamme con il dente avvelenato?” si va bene però mostrateci almeno un minimo di lato materno e non solo frecciatine e demolizioni). Anche Day non sembra convincere molto con le sue debolezze e l’attaccarsi emotivamente a una testimone dopo neanche venti secondi. Per non parlare di Alec, che seppur affascinante sembrerebbe rivelarsi il classico ragazzo della porta accanto con scheletri e bazooka nell’armadio.

Si potrebbe anche dire che Netflix imposta le serie TV per una narrazione molto lunga e dipanata, diversamente da quanto si faccia normalmente per un prodotto seriale. Per questo motivo c’è la possibilità concreta che quanto mostrato dei personaggi sia una piccola fetta e che l’informatore misterioso possa aprire un capitolo su un mistero intricato e magari sorprendente. Tuttavia la prima puntata ha anche l’arduo compito di catturare lo spettatore invogliandolo a tornare, cosa che in questo frangente non si è affatto verificata. Peccato!

VOTO 2.5/5

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