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Naples ’44: la recensione del docufilm in anteprima a RFF11

Titolo: Naples ’44

Anno: 2016

Sceneggiatura e regia: Francesco Patierno (basato sul libro di Norman Lewis “Napoli ‘44”)

Cast (voce narrante): Benedict Cumberbatch per la versione internazionale, Adriano Giannini per la versione italiana

1944: a pochi giorni dalla sua liberazione, l’ufficiale inglese Norman Lewis arriva nella città che idealmente segna il confine passato il quale si piomba nel profondo Sud Italia. Napoli è una città ferita, lacerata da una guerra ha distrutto famiglie, che ha costretto alla fame e al furto chi in quei vicoli vi è nato e cresciuto.

Contravvenendo al principio secondo cui i racconti storichi richiederebbero la terza persona, Francesco Patierno – che firma la regia e la sceneggiatura di Naples ’44 – costruisce un docufilm lasciando che a parlare sia proprio Lewis. La pellicola è infatti l’adattamento di quell’omonimo libro che il giovane ufficiale scrisse e pubblicò in terra natìa nel 1978, arrivato in Italia solo nel 1993.

napoli

Patierno immagina di ripercorre, insieme ad un ormai anziano Lewis, quelle strade che ammaliarono e ispirarono il giovane britannico, il quale dopo la guerra intraprese la carriera di scrittore e si affermò come una delle voci più autorevoli del suo paese.

Ma è la gente di Napoli la protagonista di questa pellicola, gente che per natura e storia è sempre stata ed è in grado di adattarsi alle situazioni, a non lasciarsi scoraggiare dal vento cattivo. Le donne e gli uomini che Lewis incontra nel suo soggiorno sono disperati eppure speranzosi, aggrappati ad una vita a cui non vogliono rinunciare. Resistere, a qualsiasi costo e in qualsiasi modo.

In un continuo alternarsi di presente e passato, supportato dalle immagini di reportorio dell’Istituto Luce e da quei film italiani che raccontarono anzitempo gli orrori della seconda guerra mondiale nel nostro paese, l’umanità che Naples ’44 restituisce è composta da personaggi ambigui, in bilico tra il bene e il male, tra il giusto e l’ingiusto. Donne che hanno perso mariti, padri, fratelli costrette a prostituirsi, bambini che siedono sotto i tavoli dei ristoranti in attesa che dai piatti dei clienti cadano delle briciole, uomini come l’avvocato Vincenzo Lattarullo che vengono ingaggiati per interpretare ai funerali gli “zii di Roma”. Donne, bambini e uomini che a cui  il nostro italiano si è ispirato e ha dato voce attraverso le indimenticabili interpretazioni di Totò ed Edoardo De Filippo.napoli

In tempo di guerra chi può giudicare un uomo che ruba o una donna che offre il proprio corpo in cambio di denaro? Possiamo noi – non tutti noi, ovviamente – che la guerra l’abbiamo letta e vista ma mai vissuta giudicare chi ha visto la morte con i propri occhi, chi ha dovuto seppellire i propri figli, chi ha passato giorni se non mesi a mangiare solo pane e olio, chi è uscito di casa la mattina e in quella casa non ci è mai più entrato?

Il docufilm di Patierno, nonostante i buoni propositi, non riesce a tenere costante l’attenzione dello spettatore. Il primo difetto che si riscontra è la troppa verbosità e ridondanza del testo, il passaggio dalla carta allo schermo necessitava forse di una maggiore semplificazione che permettesse di seguire senza affanno sia la parte visiva che quella orale. A ciò si aggiunge una certa dispersione, che costringe chi guarda a dover passare con frequenza dal dramma all’aneddoto comico, senza avere effettivamente il tempo di digerire ciò che si è appena visto. Ma poi forse in fondo questa è la vita, la vita in guerra, un continuo susseguirsi di dolce e amaro.

Naples ’44 racconta come la guerra porti l’uomo a dover mettere da parte la moralità, le regole, la giustizia per difendere se stesso. Ma è anche il racconto di un popolo e di una città, che è l’incarnazione dei caratteri predominanti del territorio che abita. Accogliente come il mare, calda come il sole, dura come il Vesuvio.

Naples '44
  • Regia e montaggio
  • Sceneggiatura
  • Coinvolgimento emotivo
2.7

Riassunto

Signori si diventa..

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Valentina Marino

Scrivo da quando ne ho memoria. Nel mio mondo sono appena tornata dall’Isola, lavoro come copy alla Sterling Cooper Draper Price e stasera ceno a casa dei White. Ho una sorellastra che si chiama Diane Evans.

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