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ll Potere del Cane: il western alla fine del mito – Recensione del film di Jane Campion con Benedict Cumberbatch disponibile su Netflix

Titolo: Il Potere del Cane (The Power of the Dog)
Genere: western, drammatico
Anno: 2021
Durata: 2h 06m
Regia: Jane Campion
Sceneggiatura: Jane Campion
Cast principale: Benedict Cumberbatch, Kodi Smit – McPhee, Kirsten Dunst, Jesse Plemons, Thomasin McKenzie

Salva il tuo cuore dal potere del cane, recita il versetto 22.20 del Libro dei Salmi. Il cane come simbolo delle pulsioni caotiche che possono portare al tradimento e all’inganno. È a questo che fa riferimento il titolo del romanzo di Thomas Savage pubblicato per la prima volta solo nel 1967, ma asceso al successo solo in tempi relativamente recenti. Colpa e merito di un approccio diverso al genere western impregnato di una sensibilità che solo oggi è accettata e premiata. Tanto da convincere Jane Campion a tornare alla regia di un film dopo un’assenza che durava dal 2009 di Bright Star.

Il Potere del Cane: la recensione
Il Potere del Cane: la recensione – Credits: Netflix

Una somma anarmonica di melodie perfette da non perdere

A convincere la regista neozelandese ha contributo sicuramente Netflix mettendo a sua disposizione un cast che annovera nomi importanti come Benedict Cumberbatch, Kodi Smit – McPhee, Kirsten Dunst e Jesse Plemons. Investimento ripagato poiché Il Potere del Cane ha convinto la critica a tal punto da fargli guadagnare il massimo numero di candidature (ben sette) ai prossimi Golden Globe. Da notare che il film è presente in tutte le categorie principali: miglior film drammatico, regia, attore protagonista, attore e attrice non protagonista, sceneggiatura, colonna sonora. Difficile prevedere quante si trasformeranno in premi, ma è sicuramente un forte indizio che spinge a chiedersi quanto meritata sia questa elevata considerazione.

È Il Potere del Cane un film di tanto rimarchevole qualità o è la mancanza di alternative valide il motivo di così tante nomination? Più la prima che la seconda, ma onestamente meno di quanto gli squilli di tromba della stampa estera facessero presagire. Jane Campion, autrice anche dell’adattamento del libro realizza, infatti, un film dove i pregevoli elementi costitutivi si disuniscono colpevolmente. Prese singolarmente, ognuna delle candidature riflette la qualità del comparto a cui fa riferimento. Eppure, i diversi ingredienti non sempre si amalgamano bene impedendo alla somma di fare un totale armonico che vada oltre i giusto apprezzamento dei vari addendi.

Ognuno dei membri del cast di Il Potere del Cane porta a termine con innegabile maestria il compito affidatogli. La regia di Jane Campion si esalta negli spazi ampi del deserto e nel ritratto di paesaggi di arida bellezza. Al tempo stesso, sa farsi intimista quando è necessario far emergere l’interiorità dei protagonisti del film. Benedict Cumberbatch affronta il suo primo western adottando una recitazione intensa per mascherare i tormenti segreti di un cowboy che non vuole rinunciare a un ideale ormai al tramonto. La figura allampanata e il pallore efebico di Kodi Smit – McPhee danno la giusta consistenza ad un personaggio la cui esibita debolezza esteriore è uno schermo utile a nascondere la forza interiore.

Molto buone sono le prove attoriali anche di Kirsten Dunst e Jesse Plemons, vittime in modi diversi di un mondo in cui cercano un posto diverso da quello che altri hanno assegnato loro. Poco più che una comparsa è Thomasin McKenzie che può però così continuare a impreziosire il proprio curriculum.

Sono le ottime qualità di regia e recitazione a fare di Il Potere del Cane un film che, pur nella sua disomogeneità, non va assolutamente perso.

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Il Potere del Cane: la recensione
Il Potere del Cane: la recensione – Credits: Netflix

Sopravvivere al tramonto

Se è ovvio che un buon film non possa prescindere da una buona prova da parte degli attori, questo è particolarmente vero per Il Potere del Cane. La vicenda narrata è, infatti, anomala per un western. Come fu già notato dai recensori del romanzo, si tratta dell’unico film di questo genere in cui non è sparato neanche un singolo colpo di pistola. Semplicemente perché il west di Il Potere del Cane non è quello dei cercatori d’oro, dei cacciatori di taglie, dei fuorilegge leggendari, degli indiani fieri. Non è più il tempo dei saloon e delle pepite. Sono gli anni venti del novecento e i cowboy sono ormai essenzialmente dei mandriani che spostano le loro mucche da un pascolo all’altro in attesa del momento in cui le venderanno al mercato per un fruttuoso investimento.

Il Potere del Cane è ambientato in un tempo in cui il mito del selvaggio west è una favola vicina nel tempo, ma ormai già riposta nell’album dei ricordi. Chi riesce a capirlo in fretta può provare ad adeguarsi al mondo nuovo atteggiandosi a rispettato imprenditore. Quel che prova a fare George accettando le comodità della civiltà borghese, ripulendo modi e linguaggio, cercando l’approvazione dei maggiorenti locali. Sposare la vedova Rose e farsi carico del figlio Peter è un altro passo verso quella normalità quotidiana della gente comune. Ed anche una speranza di curare insieme le rispettive solitudini.

L’opposto di suo fratello Phil che è invece tenacemente ancorato agli insegnamenti di quel Bronco Bill che continuamente cita. Un attaccamento talmente forte da non accettare che un altro messaggio sia possibile. Una venerazione così assoluta di un sole destinato al tramonto da rivestirlo di una corazza di machismo e ostilità. Phil tormenta gli altri non per chi sono, ma per quello che rappresentano. Esagera la propria rudezza per mettere a disagio il fratello quando questi vuole mostrargli il mondo nuovo. Erutta disprezzo verso la cognata fino a costringerla all’alcolismo per rifiutare la delicatezza che lei porterebbe nel suo regno. Bullizza l’esile Peter perché non aderisce all’ideale di mascolinità che vuole imporre.

Tutti atteggiamenti che sono però una maschera indossata per nascondere la propria paura di non essere all’altezza dei comandamenti del suo idolo pagano. Il Potere del Cane è allora un racconto fatto di sommersi e salvati. Di persone come Phil che nel loro annaspare per non annegare tra le ondate di un progresso che deve seppellirli cercano di portare con sé coloro che si salveranno cambiando.

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Il Potere del Cane: la recensione
Il Potere del Cane: la recensione – Credits: Netflix

Un film sbilanciato

La profondità del tema affrontato da Il Potere del Cane è scandagliata bene dalla sceneggiatura di Jane Campion. Ma la scrittura del film sembra alle volte indecisa sulla strada da prendere. Come se sapesse cosa dovrebbe dire e fare, ma avesse paura di spingersi fino in fondo. Lo si vede chiaramente nel come l’opera si rapporta alla rivelazione cruciale che non possiamo citare esplicitamente. Indizi evidenti sono esposti con esagerata evidenza tanto da risultare artefatti e involontariamente quasi delle parodie. Al tempo stesso, il film però si tira indietro quando deve dire quella verità che prima tanto veementemente suggeriva. Ne risulta un fastidioso sbilanciamento che toglie intensità a quello che dovrebbe essere il cuore del racconto.

La divisione in capitoli, in questo senso, non aiuta. Permette a Il Potere del Cane di saltare momenti morti, ma al tempo stesso impedisce di seguire l’evoluzione dei personaggi. Il loro carattere cambia in conseguenza delle condizioni diverse che maturano tra un capitolo e l’altro, ma questa maturazione non è mostrata per cui tutto sembra quasi avvenire ex abrupto. Ne fa le spese soprattutto Peter che passa dall’essere spaventato da Phil all’esserne attratto per poi rivelare infine una natura inattesa. Le sue motivazioni possono essere intuite, ma il film chiede allo spettatore di unire da solo molti puntini sospensivi.

Uno sforzo che si sarebbe potuto evitare di imporre gestendo meglio i tempi. Il Potere del Cane procede, infatti, con un’andatura tanto compassata che a volte sembra crogiolarsi nel piacere delle sue immagini. Ne risulta una lentezza a tratti respingente che rischia di scoraggiare chi vi si approcci aspettandosi i ritmi tipici del genere western. Un peccato perché si perderebbe un film che resta, comunque, di un livello fuori dal comune. Il lungo distacco dal cinema non ha arrugginito le capacità di regia e scrittura di Jane Campion. D’altra parte c’erano anche gli episodi di Top of the Lake, serie tv da lei scritta e co – diretta, a testimoniarlo. 

Il Potere del Cane non è un film perfetto, ma la somma di pregi e difetti ha un segno finale comunque nettamente positivo. Più di quanto basta per consigliarlo e, forse, anche abbastanza per premiarlo ai Golden Globe e oltre.

Il Potere del Cane: la recensione

Regia e fotografia
Sceneggiatura
Recitazione
Coinvolgimento emotivo

Un western anomalo sul sopravvivere al tramonto di un'era aggrappandosi ad una maschera malata

User Rating: 3.45 ( 1 votes)

Winny Enodrac

Vorrei vedere voi a viaggiare ogni giorno per almeno tre ore al giorno o a restare da soli causa impegni di lavoro ! Che altro puoi fare se non diventare un fan delle serie tv ? E chest' è !

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