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Spider-Man No Way Home: diventare Spider-Man restando Peter Parker – Recensione del nuovo film del Marvel Cinematic Universe

Titolo: Spider-Man No Way Home
Genere: cinecomic
Anno: 2021
Durata: 2h 28m
Regia: Jon Watts
Sceneggiatura: Chris McKenna, Erik Sommers
Cast principale: Tom Holland, Benedict Cumberbatch, Zendaya, Jacob Batalon, Marisa Tomei, Alfred Molina, Willem Dafoe, Jamie Foxx, Thomas Haden Church, Rhys Ifans, Jon Favreau, Benedict Wong, J.K. Simmons

È persino superfluo dirlo: l’hype per Spider-Man No Way Home aveva raggiunto livelli quasi inimmaginabili. Da molti era percepito, infatti, come il vero avvio della fase 4 del Marvel Cinematic Universe nonostante Eternals fosse arrivato prima, ma presentasse personaggi completamente nuovi. E perché, inutile negarlo, la presenza nel trailer dei nemici storici provenienti dai film delle due trilogie precedenti aveva fatto sperare in graditi ritorni. Quanto fondate fossero queste speranze è un qualcosa che non troverete in questa recensione rigorosamente no spoiler. Dove, invece, leggerete perché questo terzo capitolo non delude le aspettative a prescindere da quanti Spider-Man siano in scena.

Spider-Man No Way Home: la recensione
Spider-Man No Way Home: la recensione – Credits: Columbia Pictures

Peter Parker prima che Spider-Man

Spider-Man No Way Home completa una trilogia dedicata al personaggio creato da Stan Lee e Steve Ditko. Una chiusura che ha il pregio di rendere coerente la successione dei titoli dei tre film: Homecoming, Far from Home, No Way Home. Homecoming era stato il ritorno a casa di un Peter che aveva appena capito di poter essere un eroe. Far from Home aveva rappresentato il primo momento in cui Peter doveva fare i conti con un allontanarsi da casa metaforico a significare il momento di distaccarsi da quel luogo sicuro che era la tutela ironica del suo mentore Tony Stark dopo i fatti di Avengers – Endgame.

Un ultimo passo restava da compiere. Comprendere appieno il significato del tante volte ripetuto mantra. Quel “da grandi poteri derivano grandi responsabilità” che finora era stato quasi una frase fatta. Ma che ora costringe davvero Peter a una scelta che avrà conseguenze coerenti con il no way home del titolo. È per questo che il vero protagonista di Spider-Man No Way Home non è tanto il supereroe Uomo Ragno, ma piuttosto il giovane Peter Parker. Con tutte le insicurezze ed emozioni di un adolescente a cui non basta aver salvato il mondo per liberarsi dei dubbi e delle paure di un ragazzo della sua età.

Non a caso Spider-Man No Way Home in più momenti non fa del suo personaggio più famoso il protagonista unico del film, ma crea una simbiosi tale tra Peter, MJ e Ned da renderli quasi un trio dove tutti hanno la stessa importanza. Perché il legame inscindibile tra loro (che sia d’amore con MJ o d’amicizia con Ned) è la vera forza di Peter ed è la direttiva primaria che motiva le sue scelte. Un’unione che va oltre il classico schema dell’amata e dell’aiutante dell’eroe dal momento che Peter, MJ e Ned hanno senso solo insieme.

Ed è insieme che devono costruire il loro futuro tra delusioni e speranze, fallimenti e successi, tentativi e progetti. Spider-Man No Way Home è prima di tutto un romanzo di formazione di tre amici che cercano una strada verso un domani che avrà senso solo se i sogni di tutti e tre saranno realizzati.

Spider-Man No Way Home: la recensione
Spider-Man No Way Home: la recensione – Credits: Columbia Pictures

Più Spider-Man che Avenger

Un percorso reso ovviamente più complesso dalla constatazione che Peter non può comunque essere solo un ragazzo che spera di essere accettato al MIT. Perché è e resta Spider-Man, l’eroe simbolo di New York, il membro più giovane di quegli Avengers che hanno sconfitto Thanos annullando il blip, il supereroe che ha eliminato la minaccia di Mysterio. Soprattutto, Peter è al centro di un’indesiderata attenzione mediatica alimentata dal fuoco delle accuse infondate che J. Jonah Jameson diffonde attraverso il suo Daily Bugle (divenuto ora un podcast invece che un quotidiano).

Sarà proprio il desiderio di tornare all’anonimato del supereroe per il bene delle persone a lui care la molla che farà scattare il plot narrativo di Spider-Man No Way Home. Un incantesimo del Dr Strange sfuggito al controllo porta in questo universo i villain nelle due trilogie precedenti. Green Goblin, Doc Ock, Electro, Lizard, Sandman sono apparsi già nei trailer per cui non è spoiler citarli né una sorpresa ritrovarli. A stupire è, invece, come la premessa sia effettivamente quella che era stata suggerita.

Un banale errore di distrazione causa l’apertura di quello che avrà un ruolo cruciale per il futuro del MCU. Suggerito già in WandaVision, mostrato esplicitamente nel finale di Loki, esplorato con la serie animata What If, il multiverso fa la sua entrata in scena in questo modo piuttosto casuale. Un caso nobilitato dalle lodevoli motivazioni di Peter, ma pur sempre un modo piuttosto debole per giustificare un evento tanto importante.

Problemi che non riguardano esplicitamente questo film. Qui l’arrivo dei villain dal multiverso è, infatti, funzionale al percorso di crescita di Spider-Man che deve imparare a scegliere da solo. È di questo che parla Spider-Man No Way Home. Di un supereroe che non può essere più il Bimbo Ragno mascotte degli Avengers guidati da Iron Man e Captain America. Perché di guide non ce ne sono più. Lo stesso Dr Strange si pone nei suoi confronti con un distacco che a tratti sembra trasformarsi quasi in aperta ostilità. L’ormai ex custode della gemma del tempo si pone verso Peter come il professionista che guarda con compassione il dilettante spiegandogli cosa fare, ma restando comunque convinto che la scelta finale spetti a lui. Dimostrare di poter fare da solo è, invece, il compito che Peter deve portare a termine per capire, lui per primo, chi deve essere ora Spider-Man.

Spider-Man No Way Home porta a termine la trilogia Marvel restituendo uno Spider-Man che ha finalmente compreso il senso delle parole qui dette da zia May (in mancanza di zio Ben). “Da grandi poteri grandi responsabilità”, anche quella di essere prima di tutto Spider-Man e poi un Avenger.

Un film che, quindi, rifugge la complice semplicità del racconto classico per sfidare lo spettatore a seguirlo su vie inesplorate.

LEGGI ANCHE: Marvel Fase 4: Film e serie tv della prossima fase della MCU

Spider-Man No Way Home: la recensione
Spider-Man No Way Home: la recensione – Credits: Columbia Pictures

L’orologio svizzero della Marvel

Compare anche il nome della Sony e a distribuirlo è la Columbia Pictures, ma Spider-Man No Way Home è un film Marvel. Constatazione ovvia che serve a ricordare che a produrre è ancora Kevin Feige. Un nome che ormai è sinonimo di una costruzione perfetta che garantisce un successo assicurato ad un qualunque film appartenga al MCU. Merito di un meccanismo preciso come un proverbiale orologio svizzero in cui tutti gli ingranaggi s’incastrano alla perfezione. Un perfetto bilanciamento tra spettacolarità ed emozioni, tra il film in quanto opera a sé e il film come parte di un quadro più grande. Quel modus operandi che fa restare il pubblico in sala contento persino di aspettare la fine dei chilometrici titoli di coda per vedere cosa promette per il futuro l’ultima scena post credit. Che, manco a dirlo, anche stavolta è ampiamente imperdibile. 

Se Feige è il dominus dietro le quinte, gli sceneggiatori Chris McKenna e Erik Sommers non lesinano farina di prima qualità dal loro sacco. Sia le parti comedy che quelle più emozionali sono gestite con i giusti tempi. Lo spirito goliardico dello Spider-Man di quartiere non mina la credibilità del dramma dello Spider-Man colpito al cuore dagli eventi. A ciò contribuisce anche l’interpretazione di Tom Holland che esce vincitore dalla sfida di cimentarsi con un registro inusuale per un personaggio a cui aveva dato finora solo la sua ludica spontaneità.

Altrettanto convincenti sono anche Zendaya e Jacob Batalon che sfruttano a piena l’ottima chimica con il protagonista (e, d’altra parte, anche fuori dallo schermo i tre sono più che amici). Sembrano andare con il pilota automatico i vari Willem Dafoe, Alfred Molina, Jamie Foxx, Rhys Ifans, Thomas Haden Church nonostante ritornino a personaggi interpretati anni fa. Stesso discorso per Benedict Cumberbatch e Jon Favreau, mentre Marisa Tomei arricchisce la sua zia May di una saggezza ulteriore necessaria a fare da guida a Peter.

Con tutto il bene possibile che pure abbiamo detto di Eternals, alla fine bisogna riconoscerlo: Spider-Man No Way Home è il vero ritorno del MCU. Ed è un ritorno con tanto di quei fuochi di artificio che si può solo restare a guardare ammirati.

Regia e fotografia
Recitazione
Coinvolgimento emotivo

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Spider-Man No Way Home: la recensione

Giudizio complessivo

Un ritorno pirotecnico per un personaggio che impara a crescere capendo cosa significa davvero essere Spider-Man

Winny Enodrac

Vorrei vedere voi a viaggiare ogni giorno per almeno tre ore al giorno o a restare da soli causa impegni di lavoro ! Che altro puoi fare se non diventare un fan delle serie tv ? E chest' è !

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