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Madam Secretary: Recensione degli episodi 2.01/2.02 – The Show Must Go On/The Doability Doctrine

Iniziare a guardare una serie tv è un compromesso perché non importa quanto la critica possa apprezzarla o condannarla, non importa se è un effettivo capolavoro o un semplice passatempo, importa quello che ci aspettiamo noi in quanto spettatori e quelli che sono gli elementi su cui siamo disposti a sorvolare. Cerchiamo una serie che ci regali emozioni, che sia forte di trama, che abbia una forte impronta artistica? E’ una domanda che non ci poniamo subito forse ma resta una domanda alla quale molto presto troviamo una risposta. Madam Secretary è un drama politico light, in cui i problemi diplomatici sembrano più situazioni ironico-comiche che veri problemi che un Segretario di Stato dovrebbe affrontare. Questo, almeno, per buona parte della prima stagione e che sembra riconfermarsi nella premiere, andata in onda Domenica scorsa sulla CBS.

madam secretary_201_3Dopo che Air Force One viene dichiarato disperso, e il presidente con lui, la linea di successione porta Elizabeth McCord a giurare sulla Bibbia – tenuta opportunamente da un felicissimo Morgan Freeman, che così appare nella serie di cui è produttore – per ricoprire momentaneamente la carica di presidente. La parentesi è breve, forse troppo breve per apprezzare realmente Tea Leoni nei panni del Presidente degli Stati Uniti, ma non di meno resta interessante. La donna, per quanto intelligente e determinata, non ha mai aspirato ad essere presidente e tutti i suoi sforzi vengono investiti, mentre ricopre la carica, nel ritrovare il Presidente e il suo aereo. Questo naturalmente non le impedisce di fare qualche buona azione e perfino sfidare Russell, il che è sempre un piacere! Diciamo pure che la modalità della ‘donna politica zen’ a Tea Leoni riesce benissimo e forse è proprio questo che da al suo ruolo sì tanta credibilità.

Mentre Elizabeth riesce a svignarsela da uno show di talenti – in cui il suo staff la sostituisce egregiamente – il marito si trova immischiato (di nuovo) negli affari dell’FBI. Incapacitato (di nuovo) a parlarne con la moglie, deve prendere delle difficili decisioni per conto suo, tra cui decidere se far diventare o meno spie alcuni dei suoi studenti tra i ranghi di un politico russo con cui si teme un confronto poco pacifico in un prossimo futuro. Henry è molte cose madam secretary_201_2ma quando si arriva a fare delle scelte logiche… fa casino. Lo fa nel tentare di ingaggiare uno dei suoi studenti, prima di fallire, e lo fa anche con la figlia Stevie, quando le proibisce di vedere il fidanzato. D’accordo, è un ex drogato in via di recupero e forse (dico forse) l’eroina era davvero una vecchia scorta, ma la continua influenza che i genitori hanno su quella ragazza la trovo eccessiva. Prima l’università, poi il lavoro, ora questo: non tifo per Stevie, perché di scelte discutibili ne ha fatte anche lei, ma sono d’accordo nell’affermare che il guinzaglio dei McCord è davvero corto.

Nel secondo episodio – The Doability Doctrine – la situazione leggera a cui accennavo prima scompare, rimpiazzata da una delle poche (ma non di meno intense) puntate in cui si parla di qualcosa di davvero importante. Un diplomatico statunitense viene rapito da presunti terroristi e questo costringe Elizabeth a trattare con loro, scoprendo che si tratta di tutt’altro che terroristi. Soldati afgani a cui il visto è stato più e più volte negato hanno madam secretary_201_5deciso di ricorrere a misure estreme per poter ottenere finalmente quello che gli Stati Uniti avevano loro promesso da 10 anni. Un tema attuale, quello dell’immigrazione, che qui viene affrontato in modo abbastanza estremo ma affrontato non di meno. Fino a dove ci si può spingere per fare in modo che qualcuno ci ascolti, ascolti le nostre motivazioni? E’ giustificato un atto estremo, nel caso in cui tutti gli altri tentativi di ottenere una soluzione siano stati vani?

E’ la stessa domanda che questi uomini si pongono, prima di essere lasciati a morire dal governo nel momento in cui i Talebani intervengono sul sito dello scambio. Uno scambio su cui dibattono con forti toni Elizabeth e il nuovo Segretario della Difesa – Gordon Becker. Il dibattito tra i due è davvero acceso, tanto che la puntata utilizza persino il volto del vero Segretario di Stato, Madeline Albright (prima donna a ricoprire la carica) per aiutare Elizabeth a decidere il giusto approccio in questa faccenda. Una faccenda che, da qualsiasi angolazione la si guardi, sembra andare male, ma davvero malissimo. Non è una scelta che pesa su Elizabeth, certo, ma resta una scelta che sconvolge tutti, noi per primi. Gli Americani ci tengono ad apparire sempre come i salvatori di tutto e di tutti e un simile messaggio lanciato a livello internazionale non è da loro.

Stevie decide di tornare all’università, Henry fa la voce grossa con il figlio del presidente e riesce a convertire alla causa americana uno dei propri studenti. Un colpo di stato è a pochi minuti dall’accadere in Russia. Anche se molto timidamente, sembra che la serie cerchi di gettare le basi di una trama orizzontale, la stessa che aveva avuto al centro la morte del precedente Segretario nella scorsa stagione. Speriamo che la stagione si mantenga costante, dal momento che anche le nostre aspettative resteranno costanti anche loro. Non potrebbe essere altrimenti.

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2.01/2.02
  • Costante
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