Cinema

Le Mans 66 – La grande sfida: la testarda convinzione dei vincenti – Recensione del film con Christian Bale e Matt Damon

Le Mans 66 - La grande sfida - la recensione
20th Century Fox

Titolo: Le Mans 66 – La grande sfida
Genere: sportivo – drammatico
Anno: 2019
Durata: 2h 32m
Regia: James Mangold
Sceneggiatura: Jez Butterworth, John – Henry Butterworth, Jason Keller
Cast principale: Christian Bale, Matt Damon, Jon Bernthal, Catriona Balfe

Un appassionato di cinema non si lascia mai sfuggire i trailer dei prossimi film in uscita anche quando si chiudono ancora con un generico prossimamente che non preannuncia nessuna data ufficiale. Curiosamente, il primo trailer di Le Mans 66 – La grande sfida riportava un titolo nettamente diverso: Ford v Ferrari. Diverso e nettamente più esplicito, ma anche fasullo. Perché il film di James Mangold con Christian Bale e Matt Damon è la sfida della Ford alla Ferrari, ma soprattutto è una sfida tra mondi diversi. E con sé stessi.

Le Mans 66 - La grande sfida - la recensione
Le Mans 66 – La grande sfida – la recensione – Credits: 20th Century Fox

Una gara storica

Fedele al suo titolo italiano, Le Mans 66 – La grande sfida racconta la storia di quella che all’epoca sembrò una titanica impresa. Progettare un’auto capace di competere e vincere la tanto massacrante quanto gloriosa 24 ore di Le Mans. Soprattutto, riuscirci facendo costruire quell’auto ad una casa automobilistica estranea al mondo delle corse come era la Ford e portandola a strappare il titolo a quella Ferrari che era, invece, il sinonimo di vittoria nel mondo delle gare di velocità su quattro ruote.

Non è peccare di spoiler rivelare quello che già l’albo d’oro della gara francese riporta. La Ford GT40 concepita dal progettista Carroll Shelby e dal suo fido pilota Ken Miles rese possibile l’impossibile trionfando al di là di ogni più rosea aspettativa in quel 1966 che segnò una svolta sia per la Ford che per la Ferrari. Soprattutto, scriverlo non significa spoilerare nulla sia perché diverso è il cliffhanger del film sia perché la corsa è l’aspetto più appariscente di un film che tra il rombo incessante dei motori parla principalmente di altro.

Le Mans 66 – La grande sfida è, infatti, un film su una corsa adrenalinica che non si ferma un istante e che mette a dura prova non solo le auto, ma soprattutto i loro piloti costretti a vivere per 24 ore (intervallate da soste in cui si danno il cambio) in un catino ribollente di asfalto e caos. Una pellicola che a quella corsa dedica buona parte del suo minutaggio (e le orecchie potrebbero invocare pietà alla fine delle due ore e mezza di durata) rendendola affascinante anche a chi di automobilismo non si è mai interessato.

Una prestigiosa medaglia che James Mangold può indossare con orgoglio grazie ad un film che corre con la stessa intensità e tenacia delle auto a Le Mans.

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Le Mans 66 - La grande sfida - la recensione
Le Mans 66 – La grande sfida – la recensione – Credits: 20th Century Fox

Soli ma insieme contro sé stessi

Le Mans 66 – La grande sfida è un titolo tanto rivelatore quanto ingannatore. Come chi dica una verità per non rivelare qualcosa altro che teme essere meno gradito a chi ascolta. O a chi sta decidendo se chiedere un biglietto per questo film alla biglietteria del multisala. Facile, infatti, attirare gli indecisi promettendogli l’adrenalina di una corsa ammantata di una ricca aneddotica che trasforma i piloti quasi in eroi di un mito. Più complesso rivelargli che, in fondo, quella gara è un pretesto per portare in scena due uomini uguali ma diversi.

Ken Miles (Christian Bale) e Carroll Shelby (Matt Damon). Sono loro i protagonisti di Le Mans 66 – La grande sfida. Prima e più della Ford contro la Ferrari. Molto più di Henry Ford II contro Enzo Ferrari. Un pilota ribelle e irrequieto che non sa accettare di non essere riconosciuto il migliore. Un progettista visionario in cerca di un modo per vincere anche dopo essere stato costretto al ritiro dalle corse. Uniti dallo stesso ardore bruciante che impedisce loro di fermarsi. Divisi da due modi differenti di gestire quella fiamma evitando che bruci gli altri o addirittura sé stessi.

È il rapporto tra loro due il combustibile che alimenta il film trasformandolo in una rincorsa senza fine verso un obiettivo che è sempre un po’ più in là della linea di un orizzonte che volutamente sono loro stessi a spostare. Perché non è importante arrivare, ma andare oltre. Vincere adesso per trovare un’altra sfida domani. Non alzare il piede dall’acceleratore neanche quando la curva sembra troppo stretta e il cuore batte più veloce del massimo dei giri del motore.

Eppure, Ken e Shelby sono anche diversi. Tanto da risultare complementari. Perché l’irruenza irrefrenabile e la testarda convinzione di saperla sempre più degli altri è la forza indomabile di Ken, ma anche il suo punto debole perché gli impedisce di relazionarsi a quello stesso mondo di cui non riesce a fare a meno. Un circus in cui, invece, si trova a suo agio Shelby che, da ex pilota carico di fama e rimpianti, sa come nuotare in un acquario tropicale dove abbondano squali feroci pronti ad azzannarti al minimo errore. Shelby diventa indispensabile per Ken proteggendolo dai suoi stessi sbagli. Come Ken è indispensabile per Shelby che altrimenti non saprebbe dove trovare quella volontà di ferro di cui ha bisogno per non restare solo di fronte a sfide che nessuno vuole accettare.

Le Mans 66 – La grande sfida è allora prima di tutto la loro storia e non quella di una corsa. Perché, in questo sport e nella vita, spesso si vince solo se si è in due.

Le Mans 66 - La grande sfida - la recensione
Le Mans 66 – La grande sfida – la recensione – Credits: 20th Century Fox

Due filosofie differenti

Le Mans 66 – La grande sfida vive del rapporto tra Ken e Shelby che è quasi totalizzante. Poco spazio resta, quindi, per altri personaggi tra cui riesce comunque ad emergere il legame con Peter (Noah Jupe). Figlio di Ken, il ragazzino respira l’odore delle gomme bruciate dall’alta velocità e rappresenta lo specchio un cui il padre può guardarsi per ritrovare intatte le proprie motivazioni. Piuttosto sfumata è, invece, la presenza della moglie (Catriona Balfe) che supporta Ken sempre e comunque, ma resta troppo sullo sfondo per vivere di vita propria.

Sottotraccia, ma comunque visibile è, invece, l’altro grande confronto che anima il film ossia lo scontro tra la grandeur industriale di Henry Ford II (Tracy Letts) e l’orgoglio artigiano di Enzo Ferrari (Remo Girone). Se il Drake è una presenza distante a cui tutti guardano con un misto di invidia e ammirazione, è invece costante il peso del magnate americano. Si percepisce nettamente il peso della sua figura mediata dai diversi approcci dei suoi manager, il diplomatico Lee Iacocca (Jon Bernthal) e il vanesio Leo Beebe. Quello tra Ford e Ferrari fu anche la lotta tra due approcci opposti al mondo delle auto. Tra la qualità riservata a pochi di Ferrari e la quantità affidabile per tutti di Ford. Una dicotomia inconciliabile che finì per scontrarsi con un esito imprevedibile.

Le Mans 66 – La grande sfida tiene vivo il genere dei film dedicati al mondo delle corse dando a chi ama questo genere quel che desidera. Lo fa lasciando che a guidare non sia la velocità delle quattro ruote, ma la furia di volontà indomite. Scelta quanto mai giusta.

Le Mans 66 - La grande sfida: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.4

Giudizio complessivo

Un film che piacerà agli amanti dei motori ma che sa parlare anche a chi delle gare non si interessa più di tanto

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