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Breaking Bad – 5 stagione, mid season

Oh santo meth non potete lasciarmi con un cliffhanger di questa portata! La cosa che mi fa andare fuori di cristallo è che la seconda parte della stagione andrà in onda… nel 2013?! Ma dico, stiamo scherzando?! Tanto valeva dire che facevano due stagioni di 8 episodi. Cioè, narrativamente non sarebbe stato coerente con il resto delle stagioni, ma temporalmente, parlando della messa in onda, avrebbe avuto più senso.

Facciamo finta che questo non sia un durissimo colpo per tutti noi e passiamo ai libri di testo. Si apra al capitolo Chimica. Ah, come dimenticare la voglia di sperimentare la chimica della serie che le prime stagioni mi avevano fatto venire! Breaking Bad dà delle soddisfazioni ripetute e costanti. Questa quinta stagione è una bomba assoluta e questa prima metà di stagione, ora in pausa di mid season, ne è la prova inconfutabile. Si sa che uno degli ambienti meglio descritti dalle penne americane è quello della criminalità. Breaking Bad partì 5 anni fa con l’idea di un uomo comune che ha sempre cercato di fare del suo meglio, pur restando invischiato in una squallida mediocrità. Un tizio middle man che a un certo punto va fuori di testa, snap, e si getta in un’evoluzione che cinque stagioni dopo lo porta ad aver compiuto tutta la parabola possibile.

Cosa c’è da non amare di questa serie? Ti tiene sulla poltrona e non sai mai per chi parteggiare. In realtà, è un gioco tra il cuore e il cervello. Perché da spettatori che abbiamo seguito le malvicende di Walter White abbiamo legato con lui, con le sue difficoltà, il suo essere trattato come reietto, da tutti compresa la moglie (ma vi ricordato lo squallore della masturbazione a letto per il giorno del suo compleanno?). E quindi siamo affezionati a lui in una maniera molto particolare, vogliamo che abbia successo, che sopravviva e che non venga fatto fuori, un po’ come con Dexter. Eppure ormai W.W. non è più uno che può fare a patti con la nostra logica. Ha rubato, frodato, ucciso, persone e persone. E in questa prima metà della quinta stagione il sangue scorre come mai. Anche direttamente dalle sue mani. Insomma, la logica umana del patto sociale dovrebbe spingerci a volerlo vedere beccato dal rubicondo cognato.

Hank è il classico personaggio del poliziotto spaccone e ignorante che però con il proseguire delle vicende si è dimostrato decisamente abile nel suo lavoro, al punto da diventare capo del suo dipartimento e dall’essere stato in grado di scovare Fring. Non per questo molla la presa. E quando nel “mega cliffanger accidenti a loro” legge il libro che il Fring aveva regalato a Walter, possiamo solo immaginare che lui abbia capito.

Tanto per essere sicuri che il pubblico fosse dalla parte giusta, prima di questo twist, ci hanno fatto vedere come WW abbia mollato tutto il traffico. Come dire “Hey, se per caso tu avessi perso affezione verso il personaggio, ecco, lo abbiamo ripulito, adesso stai ancora dalla sua parte!”. Per prepararti alla soffiata finale. Che lancio. Pronti per la tirata che porterà alla conclusione della storia.

Walter dopo aver sconfitto tutti, il cancro, i piccoli spacciatori, i messicani, Gustav Fring e addirittura Mike, si troverà di fronte all’ultimo ostacolo.

Cosa ci attenderà negli ultimi otto episodi? Sarà tutta azione? Non so dirlo, onestamente. Non sapevo cosa aspettarmi da questi primi otto episodi e sono rimasto senza parole. Di volta in volta. Il modo in cui Walt decide di non lasciare la presa, cosa che aveva già fatto in passato, ma che prima sembrava la disperazione di un debole che non voleva soccombere e che adesso invece appare come la forza di un nuovo imperatore della metanfetamina. Dal modo in cui Mike viene tirato dentro l’operazione e il modo in cui i tre interagiscono, sempre sul filo della tensione totale che esploderà letteralmente addosso a Mike in una scena di morte che volevamo esattamente così. O forse no, comunque: way to go. Il personaggio di questa isterica sopravvissuta Lydia incapace a quanto pare di essere fatta fuori. Il furto al treno, spettacolare nella tensione e l’epilogo di quell’episodio, con il colpo di pistola e l’urlo di Jesse.

L’unico subplot leggermente noioso è quello del rapporto privato con moglie e figli, che sinceramente dopo un po’ diventava quasi fastidioso, non tanto per cattiva scrittura, quanto perché generatrice di un urlo di richiesta: bad guy, bad guy, bad guy! Inclementi di ogni misura di etica, acclamare il cattivo protagonista è quasi un obbligo in una serie che ti ci porta dentro fin sopra le ginocchia. Eppure la scena in cui la moglie si getta nella piscina e finisce con Walt che la afferra è un’immagine simbolica: WW non molla la presa.

Beh, davvero, la serie ci lascia con degli interrogativi niente male. Hank metterà al tappeto Walt? E come farà? In fin dei conti ha solo un libro con su scritto W.W. e G.B. Potrebbe essere stato da parte di chiunque. Cosa potrebbe dimostrare? Niente, quindi deve investigare. E come fa? E la famiglia? Avrà dei dubbi su come agire per evitare di rovinare la famiglia? E che cos’era quella scena in cui Walt è sottoposto a un’analisi in ospedale? Lo stesso dove nella prima puntata aveva dato un pugno al porta fazzoletti? Sta a significare che la malattia sta tornando? Oppure il suo sorriso è beffardo e significa che si è fatto un check-up tanto per stare sicuro? Cosa farà Jesse? E Lydia? Ognuno starà al suo posto o vorranno ancora dire la loro? E con moglie e figli come andrà? E le tasse? Chi le paga le tasse?!

Breaking Bad è stato capace di raccontare in maniera affascinante e accattivante la storia di un uomo che perde la bussola e quindi pensa di non aver più nient’altro da perdere. Che si dedica alla criminalità e riscopre se stesso. Un viaggio all’inferno per emergere dalla mediocre nullità e tornare ad essere normalmente middle man.

Fino al prossimo episodio.

Alessandro

Pianoforte a 9 anni, canto a 14, danza a 16 anni. Poi recitazione. Poi la scuola professionale di Regia Cinematografica. Poi l'Accademia di teatro di prosa. Anche grafica, comunicazione, eventi di spettacolo. Ma qui soprattutto un amore sconfinato per le serie tv americane e inglesi, con la loro capacità di essere le vere depositarie moderne della scrittura teatrale antica anglosassone.

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