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Cinema

Venezia 72: Marguerite – la recensione

Marguerite

Il terzo giorno della Mostra si è aperto con una storia dolcissima, un film davvero raffinato… non tanto quanto le note in cui cerca di destreggiarsi la protagonista! Marguerite di Xavier Giannoli ci trasporta indietro nel tempo, nella Francia del 1920, per raccontarci una storia davvero singolare, curiosa e commovente. La potenza dell’idea di fondo sta nel fatto che non sempre è raggiungibile qualcosa di grande e di bello, ma è grande e bello come si cerca di raggiungerlo. Durante la visione, sarà forse anche grazie alla musicalità stessa della lingua francese, si può percepire la profondità toccante di una storia come questa, che non può lasciare indifferenti… in primis le nostre orecchie!19502-Marguerite_6____Larry_Horricks

Marguerite Dumont (Catherine Frot) è una ricchissima parigina, che, come lei stesso tiene a ricordare, ha consacrato tutta la sua vita alla musica. Una cura, una via di fuga dalla vertiginosa solitudine in cui si trova, leggibile chiaramente nei suoi occhi pieni d’ardore. Suo marito (André Marcon) l’asseconda con sufficienza e distacco nella sua unico spazio di libertà, in cui si può esprimere e lasciare andare apertamente, fin troppo. Sfortunatamente infatti la sua dedizione sconfinata non è altrettanto ricambiata dalla natura, che non le ha concesso di avere una bella voce: non consapevole di questa lampante evidenza, ella squarcia le sinfonie più celebri e importanti della musica classica, stonando completamente ogni pezzo da lei interpretato. Un triste destino quello di Marguerite, che tuttavia ha avuto la fortuna di nascere molto ben agiata, di potersi permettere una villa splendida, uno stuolo di servitori ben educati e pronti a soddisfare ogni sua richiesta con la massima discrezione e di aver trovato un uomo paziente, con molti difetti, ma con tatto a sufficienza per non dire mai la verità alla moglie. Una vita di menzogne, pericolose e precarie, ma anche una vita che rischia di sgretolarsi da un momento all’altro: questo è il motivo che spinge tutti coloro che hanno a che fare con lei, dal marito all’amico giornalista, dal maggiordomo al maestro di canto, a non dirle nulla, a non spiegarle, indicarle la realtà. Il risultato è quello della menzogna, ma, come ha osservato il regista Xavier Giannoli “les sentiments ne sont pas en costume“, l’affetto è sincero perché è lei la prima ad esserlo.

19510-Marguerite_7____Larry_HorricksNon si rende conto di essere stonata, non si sente come normalmente fanno tutte le cantanti, c’è qualcosa che la rende in qualche modo sorda: la passione. Certo, è anche la follia, che la porta ad immaginare fatti mai accaduti, a raccontarli come realmente e intensamente vissuti, ma è la dedizione che la tiene insieme, che la tiene in vita ed ella sa e inconsapevolmente mostra come non ci sia nulla di male in quello che fa. Il maggiordomo e il marito lo capiscono e non l’abbandonano, nonostante le lamentele degli amici aristocratici dai quali sono circondati. E in effetti cosa ci può essere di male in una cosa del genere? Marguerite non fa che essere generosa ed educata, anche con chi all’inizio vuole approfittarsi palesemente di lei, dunque perché ferirla a morte, spezzandole il cuore? La passione è quacosa di meraviglioso, al di là dei risultati e dell’apprezzamento, perché il risultato più importante in assoluto è la gioia che uno riesce ad ottenere dopo tanto faticoso impegno… e alla fine ci sarà sempre qualcuno in grado di apprezzare, come dimostra l’esuberante artista all’avanguardia. Egli infatti coglie un punto fondamentale, coglie la libertà che c’è nel suo canto terribilmente stonato, che a parte ai timpani dei presenti non reca alcun male a nessuno.

Mi sento di consigliare dunque con estrema sicurezza la visione di questo film, perché riesce a far tremare la sensibilità del pubblico, facendolo ridere, facedolo stupire, facendolo (quasi) commuovere. Marguerite è fresco, interessante ed intenso: d’altra parte come viene detto, esistere è anche insistere e la protagonista lo dimostra a pieni polmoni.

Niente di più vero: la musique c’est du rêve.

Marguerite
  • Toccante
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