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The North Sea: disaster movie in alto mare – Recensione del film norvegese in anteprima alla Festa del Cinema di Roma

Titolo: The North Sea
Genere: action
Anno: 2021
Durata: 1h 44m
Regia: John Andreas Andersen
Sceneggiatura: Lars Gudmestad, Harald Rosenlow – Eeg
Cast principale: Kristine Kujath Thorp, Henrik Bjelland, Rolf Kristian Larsen

Sono passati poco più di undici anni da quel 20 Aprile 2010 che resterà segnato nella storia dei disastri ambientali causati dall’uomo. L’esplosione e il successivo inabissamento della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon causò la fuoriuscita incontrollata di petrolio greggio di cui solo una parte si riuscì a recuperare. Il resto delle 460 – 800mila tonnellate andò ad inquinare in maniera drammatica il mare al largo della Louisiana e le coste di Louisiana, Alabama, Mississippi e Florida. Si poteva immaginare un incubo peggiore? Gli autori di The North Sea ci hanno provato.

The North Sea: la recensione
The North Sea: la recensione – Credits: Rome Film Fest

Acqua, aria, fuoco e terra

Sono i quattro elementi della tradizione alchemica a scontrarsi in The North Sea, film norvegese presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma. Diretto da John Andreas Andersen, il film inizia come un falso documentario in cui un personaggio intervistato ricorda gli esordi avventurosi della corsa al petrolio da parte della Norvegia. La promessa esagerata di una ricchezza potenzialmente sconfinata a portata di mano in quel Mare del Nord che da allora iniziò a riempirsi di piattaforme petrolifere per estrarre l’oro nero che avrebbe fatto della nazione scandinava un nuovo Eldorado. Non è andato esattamente così al punto che oggi quel tipo di industria estrattiva è in calo. Argomenti che però non interessano al film nonostante l’incipit faccia pensare ad un’indagine di questo tipo.

The North Sea prende, invece, subito la via (inattesa data l’abilmente ingannevole sinossi nella guida al film) di un classico disaster movie a stelle e strisce. Quel tipo di film dove gli elementi naturali sembrano animarsi di vita propria per ribellarsi all’uomo meritevole di punizione apocalittica. In questo caso è una frana subacquea (terra e acqua) a causare il collasso a catena di una serie di piattaforme con la conseguente inondazione di greggio incendiario (fuoco) da arrestare ad ogni costo. Salvando magari anche chi è rimasto intrappolato prima che gli manchi l’aria. Quattro elementi che si combinano per evidenziare la differenza tra le stelle e strisce e la croce scandinava che sventola su questo film.

Cataclismi specifici a parte, The North Sea segue per il resto il canovaccio tipico del distaster movie americano. All’usuale dose di scene d’azione adrenaliniche e alla successione esponenziale di disastri in scala sempre maggiore aggiunge un esordio piuttosto crudo tra cadaveri in primo piano di morti annegati. Il ritmo si mantiene alto con poche concessioni a disegnare i rapporti tra i personaggi e il loro background. Al film interessa, infatti, non tanto chi sono e perché fanno quel che fanno, ma solo che lo facciano. Senza tentennamenti superflui o discorsi motivazionali. Soprattutto senza dare allo spettatore il tempo di interrogarsi. Sulla ragionevolezza di quello che sta accadendo. Sull’effettiva capacità dei protagonisti di compiere tanto mirabolanti imprese. Un modo veloce per convincerlo ad abbandonarsi ad una assolutoria sospensione dell’incredulità.

The North Sea è un cargo che batte bandiera diversa, ma che trasporta lo stesso carico sperando di venderlo allo stesso mercato.

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The North Sea: la recensione
The North Sea: la recensione – Credits: Rome Film Fest

Un ribaltamento di ruoli

Alla ricerca troppo spesso vana di una sua peculiarità, The North Sea prova a ribaltare i ruoli standardizzati in pellicole di questo tipo. Lo schema canonico dell’eroe senza macchia e paura che si lancia in ardimentosa impresa per salvare la bella innocente in pericolo è stavolta ribaltato. Nella ferale trappola di fuoco resta prigioniero il marinaio Stian travolto dagli eventi mentre si era offerto per disattivare uno dei pozzi. A indossare la scintillante armatura arrivando a cavallo di un destriero immacolato è la scienziata Sofia. Sostituire al bianco destriero un elicottero opportunamente ribelle e tramutare la scintillante armatura in un avveniristico robot subacqueo è quanto serve ad aggiornare la storia alle necessità del Mare del Nord e degli sceneggiatori.

Al resto pensa la convincente Sofia di Kristine Kujath Thorp che si dedica al suo personaggio infondendogli la giusta caparbietà, ma anche la timida tenerezza con cui deve relazionarsi al figlio di Stian. Ne risulta un carattere variegato che sa essere credibile sia quando si lascia andare alla paura del peggio, sia quando a quella stessa paura non si arrende. Molto meno caratterizzato è, invece, Stian che risulta definito solo in quanto motore immobile delle azioni di Sofia. Una critica che spesso capita di riferire alla protagonista femminile di un action movie, ma che qui è coerente con il ribaltamento di ruoli di cui si diceva. Sofia diventa, quindi, l’astro centrale intorno a cui ruota il sistema solare di The North Sea.

Pianeti privi di luce propria sono anche tutti gli altri personaggi. Una menzione particolare la riescono ad ottenere solo Arthur nel ruolo di fido scudiero della protagonista e il William direttore delle operazioni che provano ad arginare il disastro ambientale di proporzioni bibliche. Interessante osservare come, in The North Sea, venga a mancare la figura del villain che, in questo genere di film, è sempre riservata a qualche capoccia mandato dall’alto. Ciò non avviene dal momento che, pur non aiutando Sofia, nessuno la ostacola seriamente. Al contrario, tutti sono troppo indaffarati ad agire per il meglio riuscendo così a dare un senso anche alla scelta di fare del direttore il personaggio intervistato nel falso documentario iniziale e finale.

The North Sea mantiene un’impostazione classica, ma sceglie di ribaltare i rapporti tra i sessi nel tentativo di marcare la propria alterità.

The North Sea: la recensione

Senza errori ma senza sussulti

Sorprende che The North Sea sia sostanzialmente privo di un qualsiasi messaggio ecologista nonostante l’ambientalismo sia molto sentito nei paesi scandinavi. Non a caso lo si può notare tracimare a modo suo anche in serie tv e film. Fatta eccezione per una considerazione conclusiva che sembra più una morale ad effetto che il frutto di un ragionamento, il film si preoccupa solo di aggiungersi ad un genere che sta riscuotendo abbastanza successo in quelle terre gelide. Si pensi, ad esempio, al recente The Quake che, pur nel suo essere non indimenticabile, si pone come termine di paragone per questo film.

Un confronto che si può chiudere in un blando pareggio che non sta ad indicare, tuttavia, un successo per entrambi. Come per The Quake, anche per The North Sea si finisce per riesumare il ricordo di quei film della domenica pomeriggio sulle reti generaliste. Pellicole che non hanno la pretesa di scrivere il proprio nome negli annali, ma solo di intrattenere con quella giusta dose di tensione che serve a superare gli effetti del divano post pranzo domenicale. Film che hanno il diritto di essere realizzati e sono forse anche utili nell’economia generale del mercato. Probabile, però, che stonino in una rassegna cinematografica come vuole essere e spesso è la Festa del Cinema di Roma.

The North Sea costringe a recuperare il senza infamia e senza lode con cui il Virgilio dantesco commentava il comportamento di certe anime. Senza il giustificato disprezzo del poeta mantovano, anche di questo film si può dopotutto dire: non ragionar di loro, ma guarda e passa.

La recensione in anteprima dalla Festa del Cinema di Roma di The North Sea, disaster movie norvegese tra le piattaforme petrolifere del Mare del Nord

The North Sea: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
2.9

Giudizio Complessivo

Un disaster movie norvegese che prova a ribaltare i ruoli dei sessi senza però sfuggire all’etichetta di opera senza infamia e senza lode

Winny Enodrac

Vorrei vedere voi a viaggiare ogni giorno per almeno tre ore al giorno o a restare da soli causa impegni di lavoro ! Che altro puoi fare se non diventare un fan delle serie tv ? E chest' è !

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