fbpx
Recensioni Serie TvSerie Tv

Tutta la luce che non vediamo, ecco perché la miniserie Netflix delude le aspettative

Tutta la luce che non vediamo, la miniserie tratta dall’omonimo romanzo best seller e vincitore del Premio Pulitzer di Anthony Doerr, diretta da Shawn Levy e scritta da Steven Knight, era stata presentata con rulli di tamburi e aggettivi come “rivoluzionaria miniserie” che di certo hanno alzato di molto l’aspettativa.
Purtroppo, però, la miniserie non decolla mai e manca della potenza epica che ci si aspettava dalla storia raccontata nel romanzo.

Tutta la luce che non vediamo: la trama

Marie-Laure (Aria Mia Loberti) è una ragazza ipovedente e vive con il padre Daniel LeBlanc (Marc Ruffalo) a Parigi, l’arrivo dei tedeschi e l’occupazione repentina li porta a fuggire, con loro hanno un prezioso diamante sul quale aleggia una maledizione.
Braccati senza sosta da un assetato e crudele ufficiale della Gestapo che vuole impossessarsi della pietra preziosa per proprio interesse, Marie-Laure e Daniel trovano rifugio a St. Malo, dove vanno a vivere con uno zio che lavora con la resistenza.
È proprio a St.Malo che Marie-Laure conosce Werner, un adolescente brillante arruolato dal regime per rintracciare le trasmissioni illegali, che invece possiede un legame segreto con Marie-Laure e con la sua fiducia nell’umanità e la sua speranza. Intrecciando abilmente le vite di Marie-Laure e Werner nel corso di un decennio.

LEGGI ANCHE: Rapiniamo il Duce: (non) basta la buona volontà? – Recensione del film Netflix con Pietro Castellitto e Matilda De Angelis

Tutta la Luce che non vediamo
tutta la luce che non vediamo miniserie di Netflix

Tutta la luce che non vediamo: il cast

Apprezzabile la volontà di scritturare due attrici cieche per interpretare il ruolo di Marie e dopo un casting lunghissimo, la scelta è ricaduta su Aria Maria Loberti. Un’accademica americana specializzata in retorica antica con nessuna esperienza attoriale, così come Nell Sutton, l’attrice che interpreta Marie-Laure da bambina.
A svolgere molto bene il suo compito è però Louis Hofman, ( jonas in Dark) che interpreta il tedesco Werner; il personaggio più sfaccettato e riuscito nella trasposizione televisiva grazie anche all’intensità donata da Hofman nella sua interpretazione.
Il padre e lo zio della ragazza sono interpretati da: Mark Ruffalo e Hugh Laurie che qui fanno un po’ un compitino senza eccellere o aggiungere nulla.
Nel film compaiono anche Lars Eidinger, Marion Bailey, Andrea Deck e Rhashan Stone.

LEGGI ANCHE: Louis Hofmann: 10 cose che non sapete sul giovane Jonas di Dark

La scelta inspiegabile della lingua inglese

Il primo evidente limite della miniserie è la scelta di adottare solo la lingua inglese, tutti: francesi e tedeschi parlano in inglese il che è straniante vedendo la miniserie in lingua, ogni tanto i personaggi si riferiscono a loro come francesi o tedeschi, urlano “Vive le France”, ma a nessuno è balenata l’idea che questo avrebbe aggiunto un ulteriore patina di finzione sulle vicende raccontate. Soprattutto perchè, gli attori tedeschi in campo sono di qualità e la recitazione nella lingua madre con sottotitoli avrebbe donato maggiore adesione alla storia, visto che parliamo dell’occupazione nazista a Parigi!

Tutta la Luce che non vediamo
tutta la luce che non vediamo serie tv

Un adattamento non riuscito

La patina di freddezza e in realismo è poi sicuramente il problema più grande, perchè si scontra e cozza con l’essenza opposta della storia raccontata da Doerr. I due protagonisti, infatti, sono intimamente legati ( e qui manca anche questo legame intimo!) da questa fiducia per l’umanità che dovrebbe essere precipita come qualcosa di superiore, proprio come una luce avvolgente e propulsiva. Tutto questo pathos, in questa trasposizione manca completamente. La tensione narrativa, pur esistano degli spunti interessanti: la ricerca del diamante, due anime gemelle legate dal destino, una protagonista coraggiosa, è totalmente non pervenuta e problema ancora più grande i personaggi sono piatti, senza alcuna sfumatura e dimensioni, riducendosi a due schieramenti: buoni e cattivi.
Tutta la luce che non vediamo è deludente perché non restituisce il valore e l’intensità epica del romanzo da cui è tratta anche probabilmente per la scelta di adattarlo in quattro episodi.

Tutta la luce che non vediamo

Tutta la luce che non vediamo

Tutta la luce che non vediamo manca di pathos e "calore" riducendosi a una trasposizione svogliata e senza intensità

User Rating: Be the first one !

Maura Pistello

Fondatore/ Admin Giornalista pubblicista Serie tv dipendente, accanita lettrice, amante del cinema e dell'arte

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Pulsante per tornare all'inizio