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Povere Creature: la meravigliosa mostruosità della libertà – Recensione del film di Yorgos Lanthimos con Emma Stone e Mark Ruffalo

Titolo: Povere Creature (Poor Things)
Genere: commedia
Anno: 2023
Durata: 2h 21m
Regia: Yorgos Lanthimos
Sceneggiatura: Tony McNamara
Cast principale: Emma Stone, Mark Ruffalo, Willem Dafoe, Ramy Youssef, Vicki Pepperdine, Martha Von Kurzroc, Jerrod Carmichael, Kathryn Hunter, Christopher Abbott, Margaret Qualley

La stagione dei premi non è ancora entrata nel suo culmine, ma Povere Creature ha già vinto il Leone d’Oro a Venezia, i Golden Globe per miglior commedia e migliore attrice protagonista in una commedia. E poi 11 nomination agli Oscar tra cui miglior film, regia, attrice protagonista, attore non protagonista, sceneggiatura non originale e fotografia. Un curriculum già così ricco da rendere inevitabile l’hype per l’arrivo in sala in Italia qualche giorno fa.

La domanda è sempre quella manzoniana: fu vera gloria? La risposta in breve? Si.

Povere Creature: la recensione
Povere Creature: la recensione – Credits: Searchlight Pictures

La libertà del mostro o la mostruosità della liberà

Povere Creature potrebbe essere definito superficialmente come un Frankenstein che incontra Barbie. Non la bambola iconica della Mattel, ma la versione in carne e ossa interpretata da Margot Robbie e riletta da Greta Gerwig. E, allo stesso modo, non il Frankenstein di Mary Shelley, ma il fascino naturale della Bella Baxter creata dallo sfigurato Godwin Baxter. Ad accomunarli un messaggio femminista che parla di emancipazione e libertà, di diritti delle donne e peccati dei maschi. Argomenti declinati in modi diversi in storie ambientate in immaginari differenti, ma simili nelle intenzioni didattiche e altrettanto didascalici.

Una lettura che, seppure non priva di qualche innegabile verità, è tuttavia estremamente limitata. Perché Povere Creature compie un’operazione più profonda e, per molti tratti, più radicale. Il messaggio femminista del film di Yorgos Lanthimos non nasce da un manicheo noi contro loro. Non è una dichiarazione di guerra al patriarcato nel nome di una liberazione che può avvenire solo mettendosi su opposte barricate. Bella è prima di tutto una persona libera. Un essere fuori dal suo mondo che chiede la libertà di scoprire e capire quello stesso mondo per poterlo giudicare e migliorare. La sua critica allo status quo non è una mera condanna distruttiva, ma il risultato di un’analisi accurata condotta con la rigorosa imparzialità di uno scienziato interessato solo ai dati empirici.

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Povere Creature resta un film con un messaggio femminista, ma il suo femminismo nasce dall’atteggiamento costruttivo di chi vuole correggere un errore per migliorare la società per tutti. Non è un caso, quindi, che Bella non incontri solo personaggi maschili negativi pur essendo questi la maggioranza. Ma in tutti lei cerca i semi che possano farli evolvere. È questa sua fede adamantina nel progresso a renderla capace di affrontare con incrollabile fiducia in sé stessa il disprezzo dei perbenisti, le offese di chi non vuole ascoltare, l’ostilità di chi si arrocca sulle proprie convinzioni.

Bella diventa un mostro non quando si comporta da bambina ritardata, ma quando inizia a pensare autonomamente. A far paura non è la sua genesi artificiale, ma la mostruosità della sua libertà.

Povere Creature: la recensione
Povere Creature: la recensione – Credits: Searchlight Pictures

Evoluzione attraverso interazione

Povere Creature è curiosamente quasi un trattato di teoria dell’evoluzione. Un film che segue il percorso di una creatura in fieri quasi come se volesse scoprire come la natura sia arrivata alla complessità degli esseri viventi attuali partendo dalla brutale semplicità dei primitivi organismi unicellulari. Solo che la natura qui ha il volto che Emma Stone presta a Bella Baxter ed evoluzione diventa qui sinonimo di formazione. Di passaggio. Dall’ingenuità bizzosa di una bambina dispettosa in un corpo adulto. Alla matura consapevolezza di una donna capace di scegliere da sola il proprio presente e costruire autonomamente il suo futuro.

Un percorso evolutivo che avviene perché Bella interagisce con una galleria di personaggi che non sono solo comprimari nel suo show, ma tipi umani che le permettono di conoscere quel mondo che vorrà migliorare. Per questo motivo, sebbene il film prenda forza indubbiamente dal fascino della sua protagonista, Povere Creature è un film quasi corale data l’importanza di tutto il cast non protagonista. Figure che rappresentano momenti diversi del viaggio avventuroso di Bella verso la sua maturazione. Al tempo stesso, è proprio la loro diversità a convincerla che è sempre possibile cambiare e cambiare in meglio.

Il Duncan Weddenford di Mark Ruffalo rappresenta sicuramente tutto ciò che va distrutto. Quella mascolinità tossica intessuta di senso di superiorità, volontà di possesso, incapacità di accettare le decisioni della donna, violenza nel condannare quella libertà che si vuole concedere a sé stessi ma non alla propria partner. Attraverso di lui Bella scopre il virus che infetta la società, il tarlo che ne rode le fondamenta. Ma incontrerà anche il filosofeggiante cinismo dell’ Henry Astley di Jerrod Carmichael e la sua condanna dell’essere umano scoprendo così come lei stessa possa essere contaminata da un altro tipo di male. Quel male che può arrivare alla crudeltà dell’Alphie Blessington di Christopher Abbott la cui presenza ricorderà a Bella quanto nessuno sia immune dal contagio della cattiveria.

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Sono però il Godwin Baxter di Willem Dafoe e il Max McCandles di Ramy Youssef i due esempi che dimostrano quanto la fede di Bella nella possibilità di migliorare non sia una speranza infondata, ma una realtà concreta. E sono loro a fare di Povere Creature un film tanto infinitamente più ricco del colorato mondo manicheo di Barbie.

Povere Creature: la recensione
Povere Creature: la recensione – Credits: Searchlight Pictures

La bellezza e l’imperfezione

L’infinita logorrea che caratterizza questa recensione si sarebbe potuta evitare limitandosi a dire semplicemente che Povere Creature è un film bello. Una bellezza letterale intesa cioè come piacere puramente estetico. Lo è grazie alla sua ambientazione in un mondo steampunk dove Lisbona, Parigi, Londra hanno il volto affascinante delle loro reali controparti ottocentesche contaminate da armoniche inserzioni fantascientifiche. Un film bello per la ricchezza sgargiante dei suoi costumi e la sontuosità della messa in scena. Una bellezza esaltata dai toni caldi della fotografia nelle scene a colori e dall’algida chiarezza del bianco e nero. Un film bello da vedere grazie alla regia di Lanthimos che sa essere asfittica o ariosa a seconda dei momenti vissuti dai protagonisti. Non sono, perciò, virtuosismi fini a sé stessi anche alcune soluzioni estreme come l’uso di un deformante fish eye o dei claustrofobici mascherini da cinema anni Venti.

Una qualità eccelsa che fa perdonare alcuni pur evidenti difetti di ritmo. In particolare, le due ore e venti si digeriscono con facilità, ma sono comunque figlie anche di un volersi dilungare troppo nella ripetizione di alcune scene. Anche alcuni messaggi sono più e più volte declamati finendo per dare al film un tono didascalico che era comunque voluto. Peccati che diventano veniali di fronte all’interpretazione di Emma Stone a cui appare veramente difficile non dare l’Oscar. L’attrice statunitense si mette completamente al servizio del suo personaggio accettando anche scene esplicite di sesso, ma soprattutto spogliandole di ogni pruderie come appunto le vive Bella. La sua interpretazione si avvale anche di un eccellente lavoro fisico passando dalle movenze incerte della Bella bambina cresciuta troppo in fretta agli sguardi sicuri della donna sicura di sé stessa.

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Ma di nessuno dei membri del cast si riesce a trovare un difetto. Solo il maggior tempo in scena giustifica la scelta di Mark Ruffalo per la nomination a migliore attore non protagonista. Ma nessuno avrebbe obiettato se fosse invece andata a Willem Dafoe. E d’altra parte proprio il non riuscire a trovare nessuna nomination che non sia meritata a fare di Povere Creature un film la cui gloria non è quella passeggera di un film del momento. È piuttosto quella duratura di un film che è vero cinema.

Povere Creature: la recensione

Regia e fotografia
Sceneggiatura
Recitazione
Coinvolgimento emotivo

Un meraviglioso inno prima di tutto alla libertà e poi un messaggio femminista in un film esaltato dalla bravura di Emma Stone e dalla regia di Yorgos Lanthimos

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Winny Enodrac

In principio, quando ero bambino, volevo fare lo scienziato (pazzo) e oggi quello faccio di mestiere (senza il pazzo, spero); poi ho scoperto che parlare delle tonnellate di film e serie tv che vedevo solo con gli amici significava ossessionarli; e quindi eccomi a scrivere recensioni per ossessionare anche gli altri che non conosco

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