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The Village: Recensione dell’episodio 1.01 – Episode 1

Dalla penna di Peter Moffat (Silk) un Downton Abbey più “proletario” e non patinato

In questi ultimi anni ci siamo addentrati nella storia inglese dell’inizio del secolo scorso grazie ad un bel prodotto come Downton Abbey e qui Peter Moffat, autore di Silk e Criminal Justice, ci riporta nello stesso periodo storico ma con un ottica completamente diversa. Ci allontaniamo completamente dalla bellezza patinata anche se triste e melanconica della nobiltà decadente per andare ad esaminare la Storia dal punto di vista più “proletario” e popolano.

The Village 101cQuello che cresce in modo direttamente proporzionale è la crudezza del racconto e un maggior senso di imperfezione che domina la narrazione, aiutato anche da una fotografia più opaca. Il primo segmento di questa stagione iniziale si svolge su un arco temporale a cavallo della prima guerra mondiale, con l’inizio fissato proprio nel 1914 e il luogo dove la storia si svolge è un villaggio del Derbyshire. La location è sicuramente adatta al tipo di racconto, perché il Derbyshire è perso nel cuore delle Midlands inglesi, suddiviso tra zone profondamente rurali, boschi e miniere. Un angolo di Gran Bretagna dove il progresso arriva lentamente e con ritrosia. La nostra storia si svolge in una delle zone agricole e l’inizio, narrato dalla voce del protagonista ormai vecchio ai giorni nostri, che racconta la sua vita, ha come incipit proprio l’arrivo di uno sprazzo di modernità: il primo autobus che arriva al villaggio e scarica una giovane Martha Lane, volenterosa insegnante e suffragetta.

La voce narrante dà subito, in poche parole, l’immagine che circoscrive l’ambiente: The Village 101aun villaggio chiuso, da cui la gente non se ne va, una comunità antica e ferma nel tempo, dove gli uomini fanno quello che hanno fatto i loro avi e le donne, ricche o povere che siano, occupano il loro posto accanto al focolare. La descrizione della realtà dell’epoca continua sia per quanto riguarda l’organizzazione della vita lavorativa, sia per quanto riguarda l’educazione e tutto filtrato dal punto di osservazione del protagonista all’epoca dei fatti dodicenne. Particolarmente dura la scena della “rieducazione” del ragazzino perché mancino, verità storica e nemmeno troppo antica, tant’è che anche nelle campagne italiane è rimasta una pratica in uso fino a pochi decenni fa.

Vengono affrontati, anche se nel pilot solamente in maniera accennata, anche le tematiche della rigida educazione paterna e dell’alcolismo delle classi agricole, così come l’emancipazione femminile e il desiderio di uscire da questo mondo chiuso e retrogrado. The Village 101bChiaramente siamo solo all’inizio e ci vengono forniti solo degli accenni di quello che sarà, quindi è troppo presto per giudicare il modo di affrontare questi argomenti, ma sicuramente una figura come quella del padre del protagonista, John Middleton, interpretato da un ottimo John Simm, danno spessore alla visualizzazione della tematica. Anche Charlie Murphy è convincente nell’interpretare questo abbozzo di donna sulla via dell’emancipazione, anche se sarà necessario un approfondimento nella scrittura per vederne uscire un personaggio a tutto tondo.

Quella che sicuramente in questo episodio iniziale ci regala un’interpretazione intensa è Maxine Peake, attrice amata da Moffat, The Village 101eche rende il sofferto ruolo della madre del protagonista in modo doloroso e profondo, permettendoci di stabilire un immediata empatia con la sua vita difficile e il suo senso profondo di amore e sacrificio verso la propria famiglia.

Alla fine dell’episodio abbiamo l’introduzione di quella che sappiamo sarà, nella profondità della tragedia, il motore trascinante del cambiamento della società britannica (e non solo di quella), ossia la prima guerra mondiale, verso la quale parte, sorridente e baldanzoso (un po’ troppo) il fratello del protagonista, Joe, colui che era stato, per tutta l’introduzione, protettore e ancora di salvezza del giovane Bert, nostro piccolo Virgilio che ci guiderà in questo viaggio.

Le impressioni, quindi, alla fine della visione del pilot, sono quelle di un prodotto con molte potenzialità e con la giusta crudezza e realismo che lo possono aiutare a scrivere una storia intensa e dolorosa, sempre che la scrittura riesca a definire in modo più profondo tematiche e personaggi, qui solo accennati, scampando il pericolo di trasformarsi in una corsa per raccontare la Storia con la S maiuscola, dimenticandosi delle storie con la s minuscola che possono fare la differenza in un racconto seriale.

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