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Cinema

The Report: anche i muri di gomma possono cadere – Recensione del film di Amazon Prime con Adam Driver

The Report: la recensione
Amazon Prime

Titolo: The Report
Genere: cronaca
Anno: 2019
Regia: Scott Z. Burns
Sceneggiatura: Scott Z. Burns
Cast principale: Adam Driver, Annette Bening, Jon Hamm, Maura Tierney

C’è un ottimo film di Marco Risi sulla lunga opera messa in atto dai servizi segreti e dai vertici militari per nascondere quel che davvero avvenne nei cieli di Ustica la notte in cui il DC9 Itavia precipitò perché colpito accidentalmente durante una inconfessabile battaglia aerea tra caccia stranieri. Si intitola significativamente Il Muro di Gomma, espressione che rende ottimamente il senso di ciò con cui giornalisti e investigatori dovettero (e, in parte, ancora devono) scontrarsi. Un continuo andare a sbattere contro una barriera che, non importa quanto forte la si colpisca, assorbirà sempre il colpo restando in piedi e rimbalzando gli opponenti. Quel muro è ancora lì. Ma negli spesso vituperati Stati Uniti può accadere che anche i muri di gomma crollino. Come racconta The Report.

The Report: la recensione
The Report: la recensione – Credits: Amazon Prime

La giustizia violata

Scritto e diretto da Scott Z. Burns, The Report racconta la lunga indagine condotta da Daniel J. Jones per conto della commissione intelligence del Senato degli Stati Uniti d’America. Scopo del lunghissimo lavoro: scoprire quali fossero i metodi usati dalla CIA per interrogare i prigionieri sospettati di appartenere ad Al Qaeda in centri di detenzione segreti in paesi esteri. Una storia diventata tristemente nota grazie alle foto da Abu Grahib. Ma che andava avanti da molto prima e che è proseguita anche dopo facendo conoscere al mondo sempre nuovi orrori come il waterboarding e le altre tecniche di tortura.

Perché è questa la parola che doveva essere censurata e nascosta: tortura. Ed è questo peccato capitale che non si poteva confessare. Che si doveva celare dietro cavillose interpretazioni del termine atte a dare una parvenza illusoria di legalità a ciò che era manifestatamente vietato. Dalla legge, ma soprattutto dalla morale. Ed, invece, la giustizia venne deliberatamente resa cieca piuttosto che bendata per non farle vedere quei corpi nudi incatenati al pavimento tra musica assordante e luci accecanti per privarli del sonno. Le sue orecchie furono volutamente tappate per non farle ascoltare i latrati dei cani aizzati apposta per spaventare indifesi bendati e umiliati. La sua bocca fu imbavagliata per non permetterle di sottolineare che le parole così estorte non potessero essere altro che menzogne pronunciate per implorare basta.

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The Report è il racconto della giustizia violata che venne trasformata in vendetta da uomini che avevano scoperto di non essere invincibili e volevano sanare il proprio orgoglio ferito con il sangue e il dolore dei loro nemici. Senza preoccuparsi se quelli che finivano nelle loro carceri fossero o meno i colpevoli che stavano cercando o solo disperati che avevano creduto ad altre bugie.

The Report: la recensione
The Report: la recensione – Credits: Amazon Prime

Un one man show

The Report è un film che vive di ciò che racconta e che pertanto non si discosta molto dai canoni classici di opere dedicate a inchieste scottanti. Che ad indagare stavolta non sia un intraprendente giornalista indipendente, ma piuttosto un membro di quella stessa classe dirigente che normalmente occulta le prove è la sola differenza. Sicuramente rimarchevole, ma poco importante da un punto di vista più strettamente cinematografico.

Che Dan non sia un cronista d’assalto non va a modificare più di tanto la scrittura del suo personaggio che è, infatti, piuttosto fedele ai canoni del genere. Integerrimo nella sua onestà che cerca solo la verità senza preoccuparsi di giochi di potere ed equilibri istituzionali. Cocciuto nella sua caparbia lotta per rendere noti i crimini inaccettabili perseguiti dietro il paravento della protezione statale. Coraggioso nell’andare oltre le regole quando queste rischiano di diventare macigni per far affondare la verità nelle sabbie mobili della ragion di stato. Solitario perché totalmente devoto ad una inchiesta pubblica che presto trasforma in battaglia personale. Una scrittura quasi automatica di un personaggio che non presenta zone grigie coerente con una sceneggiatura che si accontenta di dividere in modo manicheo i suoi protagonisti in buoni e cattivi.

The Report diventa rapidamente un one man show con Dan ad occupare la scena per quasi tutto il film tranne pochi spezzoni che servono a mostrare ciò che le carte gli stanno dicendo. Un ruolo tanto impegnativo che la riuscita del film sarebbe stata difficile se il casting non avesse indovinato il nome giusto. E quello di Adam Driver risulta essere il più adatto. Perché il giovane attore californiano è ormai più di una promessa mantenuta, ma una robusta certezza. Capace di spaziare dalla fantascienza della nuova trilogia di Star Wars alla poesia di Paterson, dalla commedia di La truffa dei Logan all’intensità del prossimo Marriage Story. E di rendere al meglio un nerd ossessionato dalla verità quale è il Dan Jones protagonista di The Report.

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Il resto del cast finisce inevitabilmente per essere quasi di contorno. Se si escludono i ruoli importanti di Annette Bening (la senatrice Feinstein che ordinò l’indagine e ne permise la pubblicazione) e Jon Hamm (che media tra le esigenze politiche dello staff di Obama e la necessità della verità), tutti gli altri personaggi appaiono poco più che comparse nonostante rivestano posizioni importanti nella gerarchia della CIA o nell’economia del racconto. Troppo poco per poter giudicare le performance di un cast che pesca abbondantemente dal mondo delle serie tv annoverando Maura Tierney (The Affair), Michael C. Hall (Dexter), Jennifer Morrison (Once upon a time), Matthew Rhys (The Americans) e Corey Stoll (The Strain).

Tutti sacrificati sull’altare di un one man show che ha la fortuna di avere Adam Driver come one man.

The Report: la recensione
The Report: la recensione – Credits: Amazon Prime

Un film assolutorio?

A rischio di contraddirsi, non si può non notare come il fatto che il protagonista di The Report lavori comunque per una istituzione pubblica vada ad incidere non sulla struttura del film, ma sul messaggio che, volutamente o meno, finisce per veicolare. La verità sui crimini della CIA (ossia di una parte dello stato) viene svelata da una commissione del Senato (ossia di una parte dello stato). Non da un giornalista indipendente. Né da un insider dissidente. E tutto avviene seguendo le regole istituzionali senza che sia necessario forzarle.

Evidente e anche esplicitamente citato è il confronto con il caso Wikileaks e inevitabile, quindi, il parallelo tra Dan Jones ed Edward Snowden. The Report, in fondo, viene a dirci che si può avere fiducia nel sistema. Esso stesso sarà in grado di generare gli anticorpi per curare i suoi mali. Il marcio nascosto in profondità verrà portato in superficie e mostrato senza inganni. E, perciò, non c’è bisogno di tradire i propri giuramenti per far trionfare la verità. Un film che, quindi, sembra quasi voler assolvere l’America da sé stessa mostrandola capace di riconoscere i suoi stessi errori.

Ma non di punirli. Perché i titoli di coda ci informano che nessuno degli agenti CIA è mai stato condannato ed, anzi, uno dei nomi coinvolti nello scandalo torture della CIA è diventato anche direttore. Il muro di gomma, quindi, può crollare, ma chi ci stava dietro casca in piedi comunque.  

The Report: la recensione
  • Regia e fotografia
  • Sceneggiatura
  • Recitazione
  • Coinvolgimento emotivo
3.3

Giudizio complessivo

Un film solido dalla struttura (fin troppo) classica retto da un Adam Driver in ottima forma 

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