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The OA: Brit Marling e Emory Cohen rispondono ad alcune domande sulla serie

The OA seconda stagione

The OA è stata sicuramente una delle sorprese dell’ultime vacanze natalizie. Una serie che ha affascinato pubblico e critica, affermandosi come uno delle serie tv più amate del 2016. Vulture e Rotten Tomatoes hanno intervistato Brit Marling e Emory Cohen. I due hanno parlato dei movimenti, del loro coinvolgimento nel progetto e della possibilità di una seconda stagione.

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Il progetto

The OA è stato annunciato solo a pochi giorni dalla sua uscita su Netflix. Per Marling è stato il modo giusto di presentare questo show. “Un mistero è più divertente se resta misterioso, perché a volte le campagne di marketing tolgono molta parte della suspence”.

Anche per Cohen il mio contatto con la serie è stato alquanto top secret.  “Ho incontrato Brit e Zal (Batmanglij) la scorsa estate e non avevano alcuna sceneggiatura da mostrami. Stavano scrivendo e ho visto che c’era una tavola dello storyboard con l’immagine di un giocatore di football e il nome Homer e ho detto ‘va bene, che è quello che ho ottenuto’. Poi ci siamo seduti e abbiamo parlato per un po’. Mi è piaciuto molto il loro lavoro. Abbiamo parlato di cose diverse, di un quadro e delle sue possibilità. Poi sono andato a girare un film chiamato War Machine con Plan B – che ha anche fatto The OA – e il mio produttore mi ha dato i primi cinque episodi e una bellissima lettera di Brit e Zal che mi chiedevano di fare la serie. (…) Mi chiedevano di unirmi alla loro odissea e la cosa mi ha fatto sentire molto più a suo agio perché sapevo che sarebbe stato una cosa probabilmente pluriennale. (…) Mi ha fatto capire che si trattava di persone con una causa creativa e mi ha emozionato. Ero ad Abu Dhabi e non avevo nulla da fare, ero chiuso in questa stanza d’albergo con enormi pareti di vetro – un po’ come le celle di The OA – con questi cinque episodi.”

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I movimenti

I movimenti sono una parte essenziale del misticismo dello show. Cohen ha affermato di non essermi mai sentito stupido nel farli. “Per tanto tempo ci siamo divertiti durante le prove, ma abbiamo preso sul serio i Movimenti. Abbiamo lavorato molto duramente e sapevamo che era una grande cosa. (…) Secondo me si deve guardare questa serie con il cuore, non la testa. Perché si guarda con la testa, non funzionerà.”

Brit Marling ha avuto bisogno di un po’ di tempo per imparare i movimenti. “Ci sono voluti solo un paio di giorni per imparare la coreografia ma ci è voluto un po’ prima di arrivare al punto in cui dimentichi la coreografia e lasci che sia l’esperienza e non il pensiero a guidarti. Wes [Veldink] che ha lavorato con il coreografo Ryan Heffington ci ha aiutato a provare a New York. E’ stato davvero molto paziente con tutti e anche molto preciso. Penso che ognuno di noi ha trascorso cinque mesi in costante formazione e apprendimento. Io certamente avevo iniziato anche prima di iniziare le riprese.”

Molti fan hanno contattato la Marling per imparare i movimenti: “qualcuno mi ha inviato video di persone che fanno i movimenti. Sono sinceramente molto colpita da come la gente li abbia così bene appresi, visto il modo in cui sono stati tagliati e la quantità di tempo a loro dedicata. Prima di iniziare bisogna premere stop e prestare attenzione, così si riesce ad impararli.”

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Il finale e una seconda stagione

L’ultimo episodio si è concluso con un finale che lascia aperta la possibilità di una seconda stagione. Considerato anche il consenso ricevuto, ci sono buone speranze che Netflix decida di rinnovare la serie. “E’ sorprendente – ha raccontato la Marking a Rotten Tomatoes – perché abbiamo lavorato così duramente per così tanto tempo. Non sappiamo ancora di una seconda stagione, ma ci piacerebbo molto continuare la storia. (…) Abbiamo trascorso più di un anno e mezzo a disegnare un mistero che potrebbe non essere svelato nel corso di molte ore di molte stagione e rispondere a tutti gli enigmi prima ancora di scrivere il primo capitolo.

Uno dei misteri da svelare riguarda ancora una volta Prairie/OA: possiamo dire che ha finalmente raggiunto Homer? Brit Marling ha raccontato che vorrebbe rispondere a questa domanda, ma che non la farà sicuramente ora. “Parte del divertimento del lavorare con un formato lungo è che ci sono spazi vuoti tra le stagioni in cui le persone possono rimuginare su quello che hanno visto e trarre le proprie conclusioni. Se avremo la fortuna di continuare, ci saranno sicuramente delle risposte a tutte queste domande.”

A questo link puoi leggere le recensioni e gli articoli dedicati a The OA.

Fonti: Vulture, Rotten Tomatoes

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