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Newsroom (The)

The Newsroom: Recensione dell’episodio 3.03 – Main Justice

Congress shall make no law respecting an establishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or of the press; or the right of the people peaceably to assemble, and to petition the Government for a redress of grievances. (Primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America)

tumblr_nfiz9j7XWl1tcul0bo2_1280A metà del guado le acque sono più forti e pericolose e serve uno sforzo maggiore di quanto richiesto all’inizio.
Questo terzo episodio di The Newsroom ci conduce nel mezzo della vicenda che Sorkin & soci hanno posto al centro di quest’ultima stagione. Se volessimo continuare a descrivere la situazione utilizzando delle analogie, direi che siamo al punto in cui l’acqua inizia a bollire. É arrivato il modo di decidere quale formato di pasta calare. E il formato di pasta incide sul gusto e deve essere in accordo con il condimento che abbiamo preparato. No, ragazzi, questa non è la recensione di un reality di cucina. Piuttosto credo di essermi ammalata di sorkinite o, se vogliamo usare termini correttamente coniati, di prolissità.
Una serie come The Newsroom, in quanto rappresentazione di un lavoro che si fonda sulla parola e sulla comunicazione, presuppone che il suo elemento distintivo siano appunto i dialoghi. E l’ottimo lavoro svolto finora da Sorkin non può essere messo in dubbio.  Quando però le parole diventano troppe, e non sempre utili, e diventa necessario fare uso di altri strumenti come la musica per sottolineare l’enfasi di un momento, credo che proprio quel momento rappresenti una sconfitta.

Arrivati a questo terzo episodio, con Neal in fuga e l’FBI alle calcagna, la nostra amata redazione deve iniziare a fare i conti con ciò che prima sembra aver trascurato o almeno sottovalutato: per quanto tu creda che alcune leggi sono meno leggi di altre, tu vivi in America e sei soggetto alla sua giurisdizione.
L’episodio è un continuo andirivieni su quale e quanta sia la responsabilità di Neal Sampat di fronte alla giustizia. Un giornalista non è mai stato processato per  spionaggio, al massimo per oltraggio. La pena massima che un giornalista ha scontato per un’attività del genere sono una settimana, dieci giorni, sei mesi.
tumblr_nfjsj5mqlj1r4377yo2_500Ma istigare qualcuno a commettere un reato è un reato stesso. Chi è in possesso di documenti governativi riservati è passibile di condanna per cospirazione.
Chi era a conoscenza del fatto è complice. Il Primo Emendamento della Costituzione Americana protegge realmente la libertà di parola e di stampa?
Sorkin & soci fino alla fine non prendono posizione sulla vicenda, come giusto che sia, ma intrecciano le comunicazioni ufficiali e quelle ufficiose che intercorrono tra lo Stato (in primis l’FBI) e il Cittadino (Neal, Will e gli altri) senza dire con certezza cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Quali sono le leggi a cui bisogna essere fedeli?

Mettendo un attimo da parte la vicenda di Neal, la vera news dell’episodio è l’intervista del vice assistente amministratore dell’EPA Richard Westbrook, introdotto nello scorso episodio, e il rapporto dell’ente sulle emissioni di CO2.
Si ha, come Jim ottimamente esemplifica nella sua conservazione con Maggie, un approccio quasi sempre annoiato e poco attento nei confronti delle notizie sull’ambiente, quasi come se la cosa non ci riguardasse davvero. Non ci sentiamo responsabili, ma crediamo piuttosto che siano solo gli altri ad esserlo. “Giusto per capire cio’ di cui parliamo, se lei fosse il medico e noi il paziente, quale sarebbe la sua prognosi? 1000 anni? 2000 anni? É gia’ nata la persona che morira’ a causa del collasso catastrofico del pianeta.” Cioè, cosa? Sbigottimento, ansia, incredulità: dura solo dieci secondi la nostra preoccupazione e poi torniamo ad occuparci di cose più umane. Tra 20 anni saremo tutti morti? Ok, andiamo a mangiare qualcosa.
Come nella serie così nella vita.

tumblr_nfiz9j7XWl1tcul0bo5_1280Sullo sfondo di queste due storie continuano a girare i nostri personaggi: Don e Sloan che un giorno sono una coppia e il giorno dopo no, Maggie che si prende piccole personali rivincite su Jim, Hallie che crede che il mondo giri tutto intorno a lei e che ognuno sia lì per offrirle l’ennesima lezione di etica professionale. E poi c’è Will, che da buon padre cerca sempre di caricarsi sulle spalle le colpe dei figli al posto loro. E Charlie, che deve fare i conti con il prossimo (pare un po’ tonto) mercenario che comprerà la ACN.
Ed infine MacKenzie, che viene avvicinata ad una cena elegante da un’elegante donna. Lei è Lily ed è la nostra fonte. E sembra la più incazzata di tutti.

Ricapitolando, cosa mi è piaciuto di questo episodio:

  1. parlare più spesso di tematiche ambientali può aiutarci a capire che in fin dei conti è della nostra casa che stiamo parlando;
  2. credo che Sorkin abbia espresso bene il seguente concetto: si presuppone che le leggi siano al di sopra degli uomini, ma si dimentica che le leggi sono state scritte dagli uomini e in quanto tali non possono in toto essere universali.

Cosa non mi è piaciuto di questo episodio:

  1. le parole sono importanti, diceva Moretti. E dirne tante non significa sempre dirne delle intelligenti;
  2. anche se parrebbe, non siamo sul Titanic: basta con queste sinfonie epocali! Dov’è finita quella splendida capacità di intrecciare i dialoghi e le vicende con i testi di canzoni pop?
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